Luoghi della speranza

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“Il monachesimo testimone di speranza nella Chiesa italiana”. È stato questo il tema della V assemblea della Conferenza monastica italiana (Cim) che si è svolta, dal 18 al 20 aprile, presso l’abbazia di Santa Scolastica di Subiaco (Roma). “Il tema – ha dichiarato al SIR l’abate Salvatore Leonarda, presidente del Cim – è in sintonia con il cammino che la Chiesa italiana ha intrapreso in vista del Convegno ecclesiale di Verona”.

La scelta esprime inoltre “la convinzione che la realtà monastica – ha spiegato l’abate – è vita rigenerata dallo Spirito. Non dobbiamo scordare che ci viene attestato a livello sociale ed ecclesiale un credito, frutto di aspettative maturate nel corso di una secolare presenza territoriale fatta di santità, amore per la Parola di Dio”.

“La scelta tematica in consonanza con il cammino della Chiesa italiana – ha scritto il segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Betori, in un saluto al Cim – è un’ulteriore riaffermazione della necessità di aderire al senso della propria vocazione per essere testimoni di Cristo risorto, speranza del mondo, in una comunità di uomini e donne che esprimono un profondo desiderio di Dio. In questo la vita monastica offre come anticipazione della pienezza del Regno di Dio che nel Cristo e nella sua Chiesa già vive in mezzo a noi”.

All’incontro di Subiaco hanno partecipato oltre 50 tra abati e abbadesse, di tradizione benedettina e cistercense. Il tema del convegno è stato dibattuto in tre momenti: un approfondimento teologico curato da madre Ignazia Angelini del monastero di Viboldone (Mi), le attese della Chiesa italiana nei confronti del monachesimo sono state presentate da mons. Lorenzo Chiarinelli, vescovo di Viterbo, mentre Alberto Monticone si è confrontato sulle aspettative che invitano una società secolarizzata a guardare con interesse crescente ai monasteri. Un segno di speranza. “La presenza monastica è un segno di speranza per la Chiesa italiana. Non è, come superficialmente si potrebbe pensare, una Chiesa marginale, ma essa ha molto da dare alla comunità ecclesiale”. Lo ha detto mons. Lorenzo Chiarinelli, vescovo di Viterbo, intervenendo alla V assemblea nazionale del Cim. “Il monachesimo – ha affermato il presule richiamando il Convegno ecclesiale di Verona – è testimone di Speranza nella Chiesa perché è esperienza di Resurrezione che si fonda sulla pienezza del Regno. Il monachesimo testimonia il primato di Dio e della Parola nella vita quotidiana alimentato dalla preghiera. Non è una Chiesa marginale ma un segno di novità per tutta la comunità”. Contro le “passioni tristi”. Dello stesso avviso anche madre Maria Ignazia Angelini, abbadessa di Viboldone (Mi). “I monaci e le monache invitano a parlare della speranza. In un’epoca attraversata da passioni tristi, cinismo e malinconia, il monachesimo custodisce nel dialogo la via della speranza. Il monachesimo è espressione di Chiesa e non di un’èlite di separati. Il monaco sta nella Chiesa come richiamo alla silenziosa attesa della Parola”.

Una sfida comune a tutti i battezzati. “I monasteri devono sentirsi responsabili di risvegliare nei fratelli l’antica fede. Non sono luoghi di una fuga dal mondo, ma luoghi di incubazione della modernità, dove si lotta contro la convinzione che non c’è più niente da fare nel presente. Sono luoghi di speranza”. Monaci e laici, una amicizia da coltivare. “I laici hanno bisogno del monastero e questo dei laici, anzi del laicato. Il monastero può aiutare a un discernimento proprio nell’offrire il legame profondo tra spazio dello spirito e quello della storia”. Lo ha detto Alberto Monticone, docente universitario, già parlamentare e presidente nazionale dell’Azione Cattolica italiana, intervenendo alla V assemblea del Cim. Monticone ha ricordato “come il movimento cattolico si è irrobustito e ha superato le crisi ricorrenti quando ha alimentato la sua laicità nel colloquio con il mondo dei religiosi”.

“Troppo spesso nella Chiesa si promuovono – ha aggiunto – ideali di ministerialità e di servizio, trascurando quelli dell’amicizia, che sono fondamentali nell’unire la pluralità delle vocazioni”. Tuttavia, secondo Monticane, “l’amicizia esige una continua duplice iniziativa e dato che i laici e i religiosi non vivono isolati, si realizza nella reciprocità comunitaria”. Si tratta di un’amicizia che “rivaluta i carismi e rafforza la solidarietà spirituale. I monaci – ha concluso – siano vivai di edificazione del popolo cristiano. Il nostro tempo spinge alla fantasia e all’invenzione di proposte” per dare concretezza a questa amicizia. Una rete di preghiera. Una rete di preghiera per sostenere il cammino di preparazione di tutta la Chiesa italiana che si accinge a celebrare il suo Convegno ecclesiale nazionale a Verona. È l’impegno che si è proposto il monachesimo italiano, al termine dell’assemblea nazionale della Conferenza monastica italiana (Cim).

“I monaci e le monache italiane – ha detto l’abate presidente del Cim, dom Salvatore Leonarda , tracciando un bilancio dei tre giorni di lavoro – offrono le loro preghiere per il Convegno di Verona dove parteciperanno anche alcuni nostri rappresentanti”. Il contributo del monachesimo alla Chiesa “è legato all’impegno nello studio della Parola di Dio, all’obbedienza, all’umiltà, alla preghiera e alla testimonianza della speranza che è certezza della Resurrezione. Ed è proprio con questo spirito che le nostre comunità pregheranno per tutta la Chiesa italiana che si sta preparando per Verona”.

(20 aprile 2006)