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È cresciuta, negli ultimi anni, l’attenzione per i beni culturali ecclesiastici. Anche se c’è ancora molto da fare, dal 1996 (anno in cui è stata siglata la prima Intesa nazionale tra ministero dei Beni culturali e Cei) ad oggi, sono molti i frutti che si sono colti in questo settore. Di questo ha parlato don Stefano Russo, direttore dell’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della Cei, durante la Giornata per i beni culturali promossa dalla Conferenza episcopale campana, mettendo in risalto il cammino parallelo dei beni culturali e della Chiesa italiana verso il Convegno ecclesiale di Verona 2006. Dieci anni di cammino. C’è una similitudine tra il cammino della Chiesa italiana dal Convegno ecclesiale di Palermo ad oggi e quello fatto nel campo dei beni culturali ecclesiastici, dalla prima Intesa nazionale del 1996. Di questo è convinto don Stefano Russo, che ha aggiunto: “In dieci anni, anche attraverso gli stimoli provenienti dal Convegno di Palermo, la Chiesa italiana ha potuto percorrere un itinerario di comunione che certamente ha prodotto tanti frutti. Anche la prima Intesa nazionale sui beni culturali ecclesiastici risale a dieci anni fa”.
Il fatto che nel 2005 “si sia sentita la necessità di riformularla, arricchendola di nuovi contenuti, è certamente conseguenza del significativo cammino percorso in questi anni e non soltanto delle modifiche apportate alla legislazione dello Stato italiano recentemente introdotte (decreto legislativo n.42/2004 e legge costituzionale n. 3/2001)”. A giudizio di don Russo, “non bisogna nascondersi che questo cammino è ancora oggi spesso faticoso e ricco di ostacoli, ma occorre anche dire che se c’è ancora tanta strada da percorrere, tanta ne è stata percorsa. Il nuovo testo dell’Intesa del 2005 recepisce in parte i frutti di quanto è avvenuto e continua ad avvenire”. Spirito di collaborazione. Dal 1996, data della prima Intesa tra Stato italiano e Cei, dunque, le diocesi italiane, su stimolo dell’Ufficio nazionale, hanno intrapreso molte attività di salvaguardia e valorizzazione dei beni culturali ecclesiastici. “Nella nuova Intesa, siglata nel 2005 ha affermato don Russo sono inseriti, tra l’altro, l’inventariazione e la catalogazione dei beni culturali mobili e immobili, la sicurezza dei beni culturali, l’accesso e la visita ai beni culturali nel rispetto delle esigenze di carattere religioso”.
In particolare, ha proseguito don Russo, “tutti i progetti di inventariazione promossi dalla Cei attraverso l’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici sono attivati attraverso ulteriori accordi con gli organismi ministeriali che si occupano dei diversi settori. Ad esempio, ben 214 su 225 diocesi stanno realizzando l’inventario dei beni mobili storico-artistici e di queste 60 hanno concluso il lavoro”. Per tale inventario “c’è stata un’importante opera di confronto con l’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione del ministero per i Beni e le attività culturali. Inoltre, gli strumenti informatici utilizzati per questo lavoro come per l’inventario delle biblioteche e degli archivi ecclesiastici, promossi dal nostro Ufficio, volutamente corrispondono agli standard nazionali e internazionali”. I frutti dell’otto per mille. Sono dieci anni, inoltre, che è stato introdotto il sistema contributivo dell’otto per mille anche nel settore dei beni culturali ecclesiastici, che ha portato grandi benefici: “Anche grazie al contributo dell’otto per mille ha detto don Russo molte diocesi si sono attivate: solo nell’ultimo anno sono stati effettuati 492 restauri e opere di risanamento statico degli edifici di culto e oltre 500 impianti di sicurezza”. Molto si sta facendo anche sul fronte dei musei diocesani e su quello della formazione di coloro che sono addetti ad accogliere fedeli e turisti nelle chiese, perché “non si tratta solo di beni storico-artistici ha sottolineato don Russo ma testimoniano la nostra fede: sono il punto di frontiera e di incontro con persone di formazione culturale diversa dalla nostra”. Il futuro. “Talvolta ha osservato don Russo c’è un po’ di paura a gestire quest’inestimabile patrimonio dei beni culturali ecclesiastici, che abbiamo ricevuto dalla storia. Quello che è avvenuto negli ultimi anni, invece, ci dice di non essere timorosi e di assumere un atteggiamento propositivo, consapevoli del valore aggiunto che hanno questi beni per l’evangelizzazione”. Per il direttore dell’Ufficio nazionale dei beni culturali ecclesiastici, perciò, “bisogna guardare al futuro con fiducia e continuare a lavorare con impegno e, così, nei prossimi dieci anni avremo nuovi sviluppi in questo settore, come è avvenuto dal 1996 ad oggi”.
(08 giugno 2006)