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La tradizione, intesa come esercizio del trasmettere, costituisce il quarto ambito della testimonianza nella Traccia di riflessione per il camminino di preparazione al Convegno ecclesiale di Verona. Anche il cinema è chiamato in causa in questo discorso perché è uno di quei mezzi preposti alla trasmissione dei saperi anche se bisogna chiedersi se e quali saperi, valori o dis-valori.
Non poche volte il cinema contemporaneo più che portatore di valori, è portatore di dis-valori, o meglio di non-valori: la violenza brutale che domina la maggior parte delle opere contemporanee (il deliro del pulp inaugurato da Quentin Tarantino), la morale nichilista che le sorregge, la compiaciuta messa in scena di un mondo in disfacimento, sono tutte macro-caratteristiche di un certo cinema, soprattutto americano. Titoli come Fight Club di David Fincher, Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, Crash di David Cronenberg (non il film di Paul Haggis, fresco vincitore dell’Oscar) sono tre calzanti esempi di questo tipo di cinema contemporaneo.
A fronte di questo lato “oscuro” della cinematografia odierna, possiamo trovare anche un lato, che ricerca “la luce”: titoli come Il signore degli anelli , Harry Potter , Spider man , mostrano come si tenti di raccontare storie i cui personaggi, pur nelle ambiguità che si trovano a vivere, cercano la strada verso un’esistenza vera, giusta, retta, morale. Il bisogno di eroi di tanto cinema contemporaneo e le tante biografie di uomini importanti del passato dimostrano – o tentano di dimostrare – come si senta anche il bisogno di veicolare messaggi di speranza e modelli di giustizia e rettitudine da seguire nei momenti cupi che ci caratterizzano. Bisogna poi dire che esiste una buona filmografia sul tema “la scuola al cinema” o “la televisione e i mezzi di comunicazione di massa al cinema”.
Il miglior esempio del primo filone rimane certamente L’attimo fuggente di Peter Weir, storia di un gruppo di giovani studenti e del loro professore idealista in un collegio inglese severo e molto chiuso. Venendo a tempi più recenti, anche titoli come Will Hunting di Gus Van Sant e Scoprendo Forrest , sempre dello stesso autore, si propongono come begli esempi di storie che raccontano il delicato processo di formazione delle giovani menti, una formazione che non passa soltanto attraverso l’acquisizione di nozioni culturali ma che è anche e soprattutto una formazione morale dell’individuo.
E i due film in questione sono anche un ottimo esempio del rapporto fra vecchie e nuove generazioni (i due mentori dei due protagonisti, infatti, sono due anziani), dell’importanza della tradizione, del passato, delle memorie, basi essenziali per la creazione di ogni futuro. A questo proposito si può citare anche una piccola, delicata opera, interpretata da Omar Sharif, Monsieur Ibrahim e i fiori del corano , piccolo “romanzo di formazione”, in immagini, di un bambino, attraverso il suo rapporto con un uomo anziano che gli farà da padre e di cui abbraccerà, anche, la fede religiosa, in un confronto pieno di sfumature e sensibilità.
Riguardo il secondo filone, invece, non si può non citare ad esempio The Truman Show di Peter Weir, apologo in chiave di commedia contro lo strapotere televisivo che trasforma, per motivi di audience, pubblicità, soldi, la vita di un uomo in una “finzione”, atto di accusa ante-litteram contro il proliferare dei reality show, nonché atto di accusa soprattutto alle persone che sono “dietro” al mezzo e che lo utilizzano in modi sbagliati e per fini sbagliati. Sulla stessa scia si può citare Ed Tv , Quinto potere di Sidney Lumet, e, naturalmente, il “fenomeno” Matrix , cupa favola su un futuro in cui l’uomo sarà assoggettato alle macchine, costretto a vivere in una realtà virtuale.
Ci si può rendere conto, dunque, di come il cinema offra spunti e provocazioni, su più livelli, per una riflessione approfondita sulla tematica della “tradizione” e sulla sua problematica attualizzazione nella contemporaneità. E, forse, il titolo più bello, anche se estremamente pessimista, al riguardo potrebbe essere un’opera recente del regista portoghese Manoel De Oliveira, Un film parlato .
Vi si racconta di una nave da crociera che sta compiendo il giro dei luoghi più importanti che hanno segnato una tappa fondamentale nella formazione della cultura occidentale e di quattro donne appartenenti a quattro nazionalità differenti, che parlano lingue differenti, e nonostante questo riescono a comunicare e trasmettersi i rispettivi saperi. Sembrerebbe la celebrazione della cultura occidentale e delle sue conquiste ma De Oliveira spiazza tutti con una fine scioccante: la nave salterà in aria per un attentato. Una scelta crudele per un finale che vuole mettere in guardia sui rischi di una società globalizzata e, soprattutto, affetta da irreversibile amnesia storica.
(16 giugno 2006)