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L’ultimo degli ambiti su cui riflettere, indicato dal Comitato preparatorio per il Convegno ecclesiale di Verona, è quello della cittadinanza, l’ambito in cui si esprime la dimensione dell’appartenenza civile e sociale degli uomini e che dovrebbe rispondere all’idea di un radicamento in una storia civile, dotata delle sue tradizioni e dei suoi personaggi; e, al tempo stesso, all’idea più generale e universale di civiltà politica.
Cinema americano. La settima arte è stata da sempre interessata alle problematiche legate alla sfera della cittadinanza, nella sua declinazione di sfera personale e sfera universale. Il cinema americano, in modo particolare, ha riservato, soprattutto negli anni Sessanta e Settanta, un filone di film che riflettevano in profondità su queste problematiche: opere come Tutti gli uomini del presidente , Quinto potere , La conversazione , ruotavano attorno al problema dell’emergere del nuovo potere mass mediale (televisivo, giornalistico, radiofonico) e del suo imporsi come realtà che non si dà regole e anzi tende a fagocitare tutti gli altri ambiti del vivere sociale, limitando spesso la sfera delle libertà del singolo cittadino e della comunità sociale in generale.
Erano film per lo più molto cupi, apocalittici alla Orwell, che rientravano nel genere cosiddetto della cospirazione o della paranoia, e che ben riflettevano uno stato nascente di ansia nei confronti di forme di potere assolutamente inedite, che facevano paura per le dimensioni del fenomeno e per le subdole forme di annichilimento delle libertà e dei poteri personali e collettivi. Per venire a tempi più recenti, un titolo come Good Night and Good Luck di George Clooney tenta di chiarire, con grande spirito di responsabilità, quale dovrebbe essere la deontologia del giornalista e di chi lavora nel campo della comunicazione, per prevenire ogni uso aberrante della stessa.
I Festival. La sfera della cittadinanza riguarda non soltanto le nuove forme di potere che si stanno sviluppando e che ne modificano gli assetti, ma riguarda anche altri ambiti, come quello della povertà, dell’emigrazione, della pace. Su questi tre temi, il cinema contemporaneo sembra essere molto sensibile: basta frequentare un Festival del cinema qualsiasi e ci si potrà rendere conto di come la gran parte di titolo in concorso riguardi queste tematiche. Ad esempio, il film dell’inglese Winterbottom, premiato al Festival di Berlino qualche anno fa, dal titolo programmatico Cose di questo mondo , raccontava la tragica odissea di un gruppo di immigrati che tentavano di raggiungere l’Italia, chiusi in un camion, per ore ed ore di traversata nel deserto africano.
E ancora, Quando sei nato non puoi più nasconderti di Marco Tullio Giordana, metteva in scena una storia analoga, ma presentandola da un altro punto di vista: se nell’opera inglese, il film era raccontato dall’occhio di uno dei piccoli immigrati che compiono la loro “via crucis”, nel film italiano, il punto di vista è quello di un bambino ricco del nostro Paese che per un errore si ritrova su uno di quei gommoni della disperazione e conosce una realtà distante e opposta alla sua, aprendo finalmente gli occhi su un mondo che ci circonda ma che spesso lasciamo silenziosamente ai margini.
Un altro titolo interessante è Vai e vivrai , film dello stesso autore di Train de vie, storia sul dramma dell’Olocausto: vi si racconta la vicenda, dall’infanzia all’età adulta, del piccolo Schlomo, africano che la madre finge ebreo, per poterlo far arrivare in Palestina e permettergli l’opportunità di una nuova vita o, più che altro di una vita, visto che nel suo Paese si muore per le carestie e le siccità. Schlomo verrà accolto da una famiglia di ebrei che lo curerà come un figlio proprio e dovrà compiere un duro cammino di crescita alla ricerca della sua vera patria, della sua vera religione, della sua vera madre, perché solo quando ci si sente e si è parte di una rete di relazioni sociali, familiari, civili si può crescere come persona e come essere umano.
Il tema della pace. Per quanto riguarda il tema della pace, si possono segnalare principalmente La sottile linea rossa di Terrene Malick, che, raccontando della Seconda Guerra mondiale, mette in scena un film “metafisico” in cui la protagonista è essenzialmente la natura e in cui l’uomo, vulnerabile soldato che si trova immerso nella disumanità della guerra, non può non confrontarsi con la bellezza, la tranquillità, la verità e il silenzio che questa porta con sé; e The Constant Gardner , film appena uscito, tratto da un romanzo di Le Carrè, che ci narra della “guerra” sporca che ogni giorno le grandi case farmaceutiche multinazionali mettono in atto in Africa, vendendo e testando medicinali scaduti o non ancora pienamente sicuri.
(21 luglio 2006)