Una Chiesa nella storia

VERONA 2006: CONSIGLIO PERMANENTE

Non poteva mancare, durante l’attuale sessione del Consiglio permanente, un’attenzione al IV Convegno ecclesiale nazionale. ” Volgendo lo sguardo ai tre Convegni nazionali precedenti, possiamo renderci conto – ha osservato nella sua prolusione il card. Camillo Ruini, presidente della Cei – di come essi abbiano scandito, a intervalli decennali, le tappe del nostro cammino di Chiesa, in stretta interdipendenza con le vicende dell’Italia. Con questa consapevolezza dobbiamo guardare all’incontro di Verona, perché esso, a sua volta, sia un grande momento di comunione e condivisione, di espressione libera e fraterna, di ascolto reciproco e soprattutto di ascolto del Signore”, per “individuare, con il fondamentale aiuto del Santo Padre che giovedì 19 ottobre sarà tra noi, le vie migliori per il tratto di strada che ci attende”.

Scenari mutati. Per il card. Ruini, “il quadro ecclesiale e socio-culturale che sta davanti a noi è abbastanza nuovo, sotto diversi profili”. Innanzitutto, è nuovo “il pontificato sotto il quale il Convegno di Verona si celebra: la sua continuità con il pontificato precedente è certamente piena e profonda, ma è ugualmente grande il contributo nuovo che Benedetto XVI sta dando”.

È cambiato inoltre, rispetto agli anni del Convegno di Palermo, “il contesto sia culturale sia geo-politico”: basti pensare “all’emergere di una nuova questione antropologica, nella quale l’uomo è posto in questione non solo teoricamente ma attraverso l’applicazione a lui delle nuove biotecnologie, e “al grande intensificarsi dell’interrelazione tra i continenti e tra le civiltà, con il rapido mutare dei rispettivi equilibri e il non facile confronto reciproco che si sta sviluppando”.

L’esplosione del terrorismo internazionale, ha sottolineato il presidente della Cei, “è soltanto un aspetto, per quanto tragico, di questa gigantesca problematica, che va indirizzata con tenacia, fermezza e lungimiranza verso la comprensione e la collaborazione reciproca”.

In italia. Anche l’Italia, a giudizio del card. Ruini, “sta chiaramente dentro alle predette novità e mutazioni di carattere globale”. In questa situazione la Chiesa italiana ha compiuto “significativi passi in avanti sia nella comunione al suo interno sia nella capacità di incidenza a livello di cultura pubblica, mentre certamente non sono regrediti il suo radicamento popolare e l’adesione al messaggio di cui essa è portatrice, nonostante il persistere di una diffusa mentalità soggettivistica e l’aggravarsi della deriva etica, non limitata agli ambiti dell’affettività, della sessualità e della famiglia, oltre che, per quanto riguarda la cultura pubblica, l’accentuarsi e a volte il radicalizzarsi di posizioni laiciste, che però – proprio nella loro aggressività – non esprimono certo l’animo popolare e vengono vigorosamente contraddette da altre voci laiche consapevoli del contributo che la fede cristiana può recare al bene dell’Italia”.

Tra i pericoli citati dal card. Ruini, “la pressione che la deriva etica, il soggettivismo e le posizioni laiciste esercitano sulle nuove generazioni” e “sulla famiglia”, per cui spesso è “arduo vivere i legami familiari nella loro autentica stabilità e pienezza, compresa la generazione e l’educazione dei figli”, su cui incidono “anche i problemi e le difficoltà di ordine pratico, sociale ed economico”. C’è, poi, la costante insidia di una “secolarizzazione interna” della Chiesa stessa, che, ha avvertito il card. Ruini, “non deve sorprenderci, sia perché il peccato e l’umana debolezza accompagnano sempre il cammino della Chiesa nella storia, sia perché le spinte a condurre una vita che prescinda da Dio, largamente presenti nella società e nella cultura del nostro tempo, non possono non avere un contraccolpo sulla comunità dei credenti”.

Il cammino futuro. “Un’attenzione privilegiata” sarà dedicata dal Convegno di Verona “ai cristiani laici e alla loro testimonianza del Signore risorto”. “Anche qui la Chiesa italiana non parte certo da zero”, ha evidenziato il presidente della Cei, ma “il cammino da percorrere è sicuramente lungo, sia per quanto riguarda la presenza e il ruolo dei laici all’interno della vita ecclesiale sia soprattutto in ordine alla loro testimonianza missionaria”, che “è chiamata ad esplicarsi sotto due profili, connessi ma distinti”.

Innanzitutto, “quello dell’animazione cristiana delle realtà sociali, che i laici devono compiere sotto propria responsabilità e al contempo nella fedeltà all’insegnamento della Chiesa, specialmente per quanto riguarda le fondamentali tematiche etiche ed antropologiche”; in secondo luogo, “quello della diretta proposta e testimonianza del Vangelo di Gesù Cristo nei molteplici spazi della vita quotidiana”. “Solo così – ha concluso il card. Ruini – può realizzarsi la saldatura tra la fede e la vita: questa forma di presenza missionaria appare, dunque, decisiva per il futuro del cristianesimo ed ha davanti a sé degli spazi davvero enormi, che sarà possibile, almeno in qualche maniera, riempire progressivamente soltanto sulla base di una formazione cristiana realmente profonda e motivata e attrezzata anche culturalmente”.

(18 settembre 2006)