Oltre il visibile

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Il passaggio del testimone è avvenuto. Mentre nelle diocesi si moltiplicano le iniziative per approfondire i temi della Traccia di riflessione, predisposta in vista del Convegno ecclesiale di Verona, ha preso il via anche l’itinerario preparatorio nazionale: cinque momenti molto diversi tra loro, affidati soprattutto alle realtà locali ed esemplari per l’organizzazione di ulteriori iniziative sul territorio.

La prima tappa, dal 24 al 27 novembre, ha coinvolto un’intera Regione: tutta la Sicilia si è data appuntamento per riflettere sulla comunicazione della fede.

Il risultato è stato quello di favorire la ripresa di un cammino ecclesiale condiviso, già sperimentato in questa Regione, che non mancherà di riflettersi nelle singole Chiese locali. E di lanciare un messaggio anche al di fuori dei confini dell’isola e della stessa comunità cristiana.

Le quattro giornate di Palermo hanno una parola da dire a chi pensa il futuro della società italiana e a tutta la Chiesa incamminata verso Verona.  L’incontro dei giorni scorsi ha scelto la via della riflessione e del confronto, del pensiero e del dialogo. Ciò dice l’importanza, per le comunità cristiane, di una presenza e un’azione “culturalmente attrezzata”.

A promuovere l’iniziativa è stato un soggetto insolito per questo tipo di appuntamenti: una Facoltà teologica. Un maggiore rapporto fra i luoghi dell’elaborazione intellettuale e quelli della pastorale ordinaria non può che giovare ad entrambe le realtà.

Si tratta di una sfida per la formazione, da non fraintendere però. Lo studio di cui si sente il bisogno non può essere sinonimo di intellettualismo o di astrattezza.

È piuttosto un esercizio di ricerca nelle profondità del tesoro della fede, di riflessione sull’esperienza, di lettura dei fenomeni così come del cuore dell’uomo, di traduzione in lingua corrente delle ragioni della speranza.

La seconda indicazione riguarda una linea di tendenza, avviata a superare un’eccessiva frammentazione della pastorale, spesso divisa in troppi uffici e settori. La complessità della vita di oggi richiede certamente di sapersi muovere in tutti i campi dell’esperienza, e dunque necessita di “operatori specializzati”, ma non di meno esige persone capaci di sintesi vitali della fede, di proposte che parlino a tutta l’esistenza, non soltanto ad alcuni suoi aspetti.

Gli ambiti della testimonianza che costituiscono l’agenda di Verona, così come ha mostrato anche il convegno palermitano, non possono essere distribuiti tra gli addetti dell’uno o dell’altro settore pastorale.

La trasmissione della fede alle nuove generazioni e nelle culture, per limitarci al tema affrontato in Sicilia, chiama in causa la famiglia come la scuola, i catechisti come i mezzi di comunicazione sociale. Una pastorale con meno aggettivi non è una pastorale generica e indifferenziata, ma quella che meglio sa incontrare le domande fondamentali.

Qui nasce anche la terza indicazione per la trasmissione della fede, chiamata oggi più che mai a seguire la via della bellezza. A Palermo si è vista una Chiesa che comunica secondo quello che, prendendo a prestito lo splendido Duomo siciliano, potremmo definire il “modello Monreale”: parola e immagine, eternità e storia, fedeltà e creatività, logica e stupore.

Anche qui attenzione ai fraintendimenti: non si tratta tanto di introdurre nuove “tecniche”, ancor meno di strumentalizzare l’arte.

Ma di toccare le corde interiori, di educare a vedere oltre il visibile, di non risparmiare in gratuità. Senza dimenticare che la bellezza più affascinante è quella della santità. Vite così sono vere opere d’arte uscite dalle mani di Dio.

(29 novembre 2005)