Allargare l’orizzonte

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Nel cammino di preparazione al Convegno ecclesiale di Verona c’è una tappa che non figura nel calendario ufficiale ma è forse la più importante. È il 16 aprile, domenica di Pasqua. La matematica dice che quel giorno mancheranno sei mesi esatti dall’apertura dell’evento, ma il motivo della rilevanza di questa data è un altro.

La risurrezione di Gesù, che la Chiesa considera un avvenimento tutt’altro che chiuso nel passato, è il punto di partenza stesso dell’incontrarsi della comunità cristiana: nel suo cammino ordinario, come in quello speciale che stiamo vivendo. Su questo punto la Traccia di preparazione è esplicita: l’obiettivo del Convegno è “chiamare i cattolici italiani a testimoniare, con uno stile credibile di vita, Cristo Risorto come la novità capace di rispondere alle attese e alle speranze più profonde degli uomini d’oggi”.

Non del solo Gesù della storia, che non smette comunque di affascinare e interrogare, ha bisogno il nostro tempo. Il Cristo della fede, non separabile dal rabbi di Nazareth, è la sorgente della testimonianza cristiana. E il centro del tema del Convegno. Gesù risorto: non è un caso che i vescovi italiani abbiano voluto specificare, quando hanno scelto il titolo dell’appuntamento veronese.

In un mondo che non si aspetta più niente se non l’ultimo modello di telefonino, dove il verbo sperare è legato più a una vincita al gioco e al farla franca davanti alle regole che all’esito finale della propria vita, la Pasqua che stiamo per celebrare è l’occasione per allargare l’orizzonte ad un “oltre” che appare sempre meno nei pensieri degli italiani. Un “non ancora” che è “già” presente nella storia e la conduce.

Guai se dimenticassimo che la preparazione al Convegno di Verona è anche un percorso spirituale e di contemplazione, e la riducessimo a una serie di analisi e di dibattiti, per quanto importanti. Lo stesso incontro decennale non può essere solo la messa a punto di strategie e strumenti. Il discernimento cristiano, tanto invocato in tutti i tre appuntamenti precedenti, è ben di più. Il compito di Verona, e di questi sei mesi che ancora mancano, assomiglia forse a quell’episodio del vangelo in cui i discepoli, di ritorno dalla missione, si raccolgono attorno a Gesù. E insieme a lui riflettono sulla loro esperienza.

Quali sono le difficoltà, interne ed esterne alla comunità, che incontriamo a comunicare il vangelo? Quali le situazioni che più necessitano della speranza della risurrezione? Sono anche queste fra le domande su cui, nelle diocesi e nelle realtà ecclesiali, si sta lavorando.

I cinque ambiti della Traccia – vita affettiva, lavoro e festa, fragilità umana, tradizione, cittadinanza – ne permettono un’efficace applicazione ed è soprattutto su questi, infatti, che si articolano le iniziative in atto, a livello nazionale e locale. La trasversalità degli ambiti rispetto ai consueti settori della pastorale, è bene ricordarlo, è un’ulteriore opportunità da non lasciarsi scappare.

Così come il progetto “Battesimo e battisteri”, che vedrà decine di luoghi restare aperti per tutto il periodo pasquale. È un modo per far sì che, ai gruppi di riflessione, forzatamente limitati nel numero dei partecipanti, si affianchino momenti di più ampio coinvolgimento dei fedeli e magari far giungere un messaggio anche al di fuori della comunità.

Ci stanno riuscendo le tappe del percorso nazionale itinerante verso Verona. Se la tre giorni palermitana di novembre si può riassumere con l’invito a comunicare la fede con l’arte, la cultura, la santità, a Terni in febbraio sono stati i giovani ad affollare gli appuntamenti sull’esperienza dell’amore. E a Novara sta suscitando vivo interesse il progetto “Passio”, che sottolinea come le passioni dell’uomo sono riscattate da quella di Dio. Intanto, è stato definito il programma degli ultimi due momenti: ad Arezzo nel mese di maggio sulla cittadinanza e a Rimini a fine giugno sul rapporto tra lavoro e festa.

Cosa chiedere a tutte queste iniziative? L’indicazione di forme di vita cristiana “di oggi”, praticabili nella società liquida e globalizzata. Una sorta di seconda fase del Progetto culturale della Chiesa italiana.

Un’occhiata alle numerose testate del panorama ecclesiale, che dedicano sempre più pagine al Convegno di Verona, dà la misura delle attese e dei temi emergenti, quali le sfide del dialogo e di una reale sinodalità, il volto concreto di una comunione che non cancelli le differenze e di una testimonianza pubblica che eviti il rischio di essere svuotata della paradossalità dell’annuncio cristiano.

Ernesto Diaco

(12 aprile 2006)