Ritrovare il tempo

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Le manifestazioni di Rimini, dal 22 al 25 giugno, su “Lavoro e festa”, quinta tappa dell’itinerario nazionale di preparazione del Convegno di Verona, hanno aggiunto un tassello importante nel mosaico della testimonianza della Chiesa italiana: un disegno sempre più ricco di esperienze e di prospettive in tutte le direzioni dell’umano. Al termine delle giornate riminesi, organizzate dalla diocesi insieme a diverse realtà ecclesiali e organismi della Cei, restano soprattutto un messaggio, una provocazione e un compito.

Il messaggio è quello lanciato dalla Chiesa locale nei quattro giorni di eventi attorno al Grand Hotel: a un tempo libero che è sempre più “industria delle relazioni” si può rispondere con una spiritualità dell’accoglienza e una cultura dell’ospitalità, capaci di incontrare non solo il desiderio di svago delle persone ma anche il loro bisogno di ascolto e di autenticità. Il “benessere” è vuoto senza “essere”. La diocesi romagnola, che vede un quarto delle sue parrocchie affacciarsi sul mare, da tempo ha sviluppato una pastorale centrata sull’estate come tempo dell’incontro costruttivo e della crescita interiore. Ne sono state una prova anche queste giornate al “villaggio” sorto in piazza Fellini, all’insegna di tavole rotonde, visite a luoghi d’arte, pellegrinaggi (è la città del beato Alberto Marvelli), musica e sport. Non è mancata neppure la “notte bianca” dei giovani evangelizzatori, scesi sul lungomare per offrire una parola e un invito ai coetanei. Rimini non è solo discoteche e ombrelloni.

Nel capoluogo della riviera, lavoro e festa sono strettamente legati, e non senza difficoltà e problemi. La capitale delle vacanze italiane è l’emblema delle trasformazioni e dei limiti dell’attuale mondo produttivo. Trasformazioni che spesso incrinano anche la speranza, dei giovani soprattutto. Ecco allora la provocazione per la comunità cristiana: quella di non sfuggire al confronto con la realtà. “Sono saltati i rapporti tra le nostre narrazioni e le condizioni concrete di lavoro che oggi segnano la vita”, ha ricordato a Rimini l’ex leader Cisl Savino Pezzotta. Il lavoro è talmente pervasivo che non ha più né tempi e limiti, né luoghi dedicati. È disperso e frammentato. Mentre cresce la competizione, diminuisce la solidarietà tra colleghi. E la famiglia diventa un problema, un costo sociale. Servono buone leggi, migliori servizi e politiche fiscali adeguate, una riorganizzazione delle aziende intorno alle persone. Flessibilità sì, ma a misura di famiglia, non solo di impresa. Tutto ciò però non basta. “Serve una nuova cultura del lavoro, della famiglia e del tempo”, ha spiegato Francesco Belletti, direttore del Cisf. Una cultura che favorisca i progetti di coppia, e non solo dei singoli.

La comunità ecclesiale non è disattenta al dilagare della precarietà. Il convegno riminese ha messo in luce numerose esperienze di nuova imprenditorialità nate nelle diocesi e nelle realtà associative: risposte spesso innovative davanti al lavoro che non c’è o è irregolare e sfruttato. Accanto a questo, c’è un compito che tocca la Chiesa da vicino: quello di preservare il valore del riposo e rilanciare la domenica come spazio della gratuità. Rimini ci ricorda che va rovesciata l’idea che il tempo non si ferma mai, e investire nel tempo in cui le persone costruiscono relazioni significative. A guadagnarci è l’intera società. La festa e la vacanza del cristiano non possono essere in tutto identiche ai modelli diffusi, che riducono anche la domenica a giorno del mercato, del successo, dell’affermazione di sé. Su questo punto deve risaltare l’originalità dello stile di vita del credente. Una differenza che è tutt’altro che estraniarsi dalla realtà.

Con la tappa riminese si conclude il percorso nazionale di avvicinamento a Verona, transitato anche da Palermo e Terni, Novara ed Arezzo. Nei giorni scorsi, il Comitato preparatorio ha messo a punto un altro aspetto importante del Convegno: il lavoro dei gruppi sugli ambiti della testimonianza. A Verona i delegati non andranno solo ad ascoltare. Al centro, comunque sia, resta la dimensione spirituale, come ha ricordato il card. Dionigi Tettamanzi, presidente del Comitato. “Il Convegno di Verona – ha affermato – è già in atto nella sua prima fase, ricca e interessante”. Essere testimoni di Gesù risorto “è un dono, una grazia, non una semplice strategia o una serie di iniziative”. Ascoltare lo Spirito costruisce la storia.

Ernesto Diaco

(28 giugno 2006)