Non tenersi in disparte

AGGREGAZIONI LAICALI

Riflettere sul proprio essere cristiani in forma associativa, valutare se la speranza emerge dalle iniziative e proposte che ogni istituto o realtà avanza, interrogarsi sulla “qualità” del cammino di fede: sono alcuni dei percorsi delle istituzioni cattoliche che si stanno preparando al Convegno di Verona.

La testimonianza “non è cosa di pochi”. “Il mondo ha un grande bisogno di speranza; e proprio quando crede di poterne fare a meno, quando crede che l’onnipotenza dei beni posseduti possa metterlo al riparo da ogni interrogativo ulteriore, si trova ancora più esposto alla domanda di senso di una esistenza mai appagata entro l’orizzonte materiale”. È il pensiero delle Acli di Milano, che in uno scritto a firma di Paolo Colombo rivolgono agli associati e anche a un pubblico più ampio della base associativa, alcune riflessioni in vista del Convegno ecclesiale di Verona.

“Una pericolosa interpretazione ci ha fin troppo abituati a considerare la testimonianza come una cosa di pochi (preti, suore, qualche laico “impegnato”), mentre in realtà essa rappresenta una dinamica connaturale al battesimo”, afferma ancora Colombo. “Come Acli – aggiunge poi – non potremo tenerci in disparte: ce lo impone l’aggettivo cristiane che troviamo nel nostro acronimo; ce lo impone la fedeltà alla Chiesa, che – insieme alle fedeltà al lavoro e alla democrazia – connota da sempre la nostra identità. In gioco è il nostro modo di essere, l’esperienza di tanti circoli che a pieno titolo sono inseriti nella vita delle comunità cristiane, il percorso laicale di molti nostri membri e amici”.
Secondo Colombo, per i laici impegnati nel sociale “un punto di riferimento privilegiato è costituito dall’insegnamento sociale della Chiesa. Tale insegnamento viene più volte citato nella Traccia preparatoria, a evidente sottolineatura che il Convegno ecclesiale non si potrà limitare ad alcuni grandi orientamenti culturali e ideologici, ma – come è stato anche negli appuntamenti del passato – non mancherà di discutere le concrete dinamiche in atto nella società italiana, nel loro interpellare la risposta dei cristiani”.

Per vivere e celebrare la “speranza cristiana”. “Vorremmo poter evidenziare come la celebrazione liturgica contribuisce a far sì che i cristiani siano capaci di testimoniare la speranza nel mondo, attraverso la propria vita personale e comunitaria”. Così il Centro Azione Liturgica (Cal) che ha promosso la 57ª Settimana liturgica nazionale, sul tema “Celebriamo Gesù Cristo, speranza del mondo” (Varese, 21-25 agosto). Il richiamo al Convegno ecclesiale nazionale di Verona è evidente già dal titolo della “Settimana” e più ancora analizzando il programma dei lavori. Questa associazione di cultori di liturgia e operatori pastorali, voluta dalla Conferenza episcopale italiana e riconosciuta con un suo specifico statuto, mostra con questa iniziativa di volersi ancora una volta porre “al servizio delle Chiese che sono in Italia al fine di consentire alle comunità cristiane di vivere ciò che celebrano e di partecipare con intelligenza e consapevolezza alla liturgia”.

Dalla relazione iniziale affidata al presidente del Cal, mons. Luca Brandolini, si snoderanno interventi di relatori qualificati come mons. Bruno Maggioni, biblista e docente all’Università Cattolica di Milano, Enzo Bianchi, priore della Comunità monastica di Bose, Andrea Grillo, del Pontificio Ateneo S.Anselmo di Roma, mons. Marco Navoni, della Biblioteca Ambrosiana di Milano, e altri. Le giornate saranno scandite da celebrazioni liturgiche presiedute, di volta in volta, dal card. William J.Levada, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, card. Attilio Nicora, presidente dell’Apsa, card. Severino Poletto, arcivescovo di Torino. Molto significativi i gruppi tematici dell’ultimo giorno dei lavori sui cinque “ambiti” del Convegno di Verona (vita affettiva, fragilità, lavoro e festa, tradizione e cittadinanza).

La gioia di donare “gratuità”. “Che il Convegno di Verona ci chieda qualcosa da fare, un impegno verificabile nelle comunità locali, non ci chieda di leggere un documento e non ci chieda un consenso a una strategia pastorale di cui non è convinto. Che il Convegno di Verona ci tratti da adulti, tutti i credenti, uomini e donne, con proposte di conversione e di condivisione. Ci offra l’esempio di una Chiesa fiduciosa, senza le nostalgie del nido vuoto, della politica fatta in casa che garantisce le nostre ricchezze e i nostri pregiudizi”: lo scrivono i Missionari Saveriani in una riflessione preparatoria all’evento. “Ci aspettiamo da Verona che la Chiesa si impegni nell’accoglienza di tutti – aggiungono – poveri e ricchi, disperati e fiduciosi, vicini e lontani, pagando anche di persona e sentendo la gioia del donare con gratuità, senza riscontri e ricompensi”.

(21 luglio 2006)