Artefici di speranza

AGGREGAZIONI LAICALI

Fra un mese si aprirà il IV Convegno ecclesiale nazionale di Verona (16-20 ottobre) e le diverse aggregazioni laicali stanno completando le iniziative di preparazione all’appuntamento. Presentiamo il lavoro svolto da Acli e Anspi.

Per una società più giusta. Un fascicolo di una trentina di pagine, con le riflessioni su tre dei cinque ambiti indicati dalla Cei per il Convegno di Verona (vita affettiva, lavoro e festa, cittadinanza), curato da una équipe di teologi, sociologi, animatori sociali, vescovi, e sottoposto alle sezioni provinciali in numerosi incontri in ogni parte d’Italia: è il contributo delle Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani) alla preparazione del Convegno di Verona. Nella parte conclusiva del fascicolo si offre anche una sezione su “La partecipazione delle Acli ai precedenti Convegni ecclesiali”, entrando nei contenuti dei precedenti tre convegni nazionali di Roma (1976), Loreto (1985) e Palermo (1995).

Scrivono le Acli nella premessa: “Dio è amore. Rinfrancati da questa certezza, siamo consapevoli che la Chiesa è chiamata a una ripartenza. Siamo allora sollecitati a metterci in ascolto della cultura del nostro tempo, per offrire una testimonianza credibile della nostra fede. Questo per le Acli significa vivere in situazione“. Entrando nello specifico dei tre ambiti esaminati, per il primo (vita affettiva), si rileva che “nella nostra società spesso si spezza il legame con l’origine: le persone si trovano così de-centrate, s-paesate, fuori luogo… disperse”.

La ricetta è di “ri-costruire (imparando dalla vita di Gesù) forti relazioni personali e comunitarie di vicinanza, libertà e di coraggioso annuncio della resurrezione”. Nella pratica si propongono azioni a favore degli immigrati, di tutela dei minori stranieri, di sostegno ai ricongiungimenti familiari, di aiuto alle donne specie straniere e dei richiedenti asilo politico. Per l’ambito “lavoro e festa”, l’impegno concreto è verso un sostegno a chi soffre a causa della “flessibilità” eccessiva, per nuove forme di compatibilità tra lavoro e famiglia, per nuove politiche per il Mezzogiorno. Nel terzo ambito della “cittadinanza”, gli impegni proposti riguardano la diffusione di “un alfabeto sociale cristiano” (su lavoro, globalizzazione, bioetica, giustizia…); l’incremento della “partecipazione democratica” per “contribuire a una coscienza di popolo più matura”; l’impegno culturale per far crescere “la convivenza civile” nel nuovo orizzonte multiculturale, valorizzando da un lato “l’identità culturale e religiosa degli italiani” e dall’altro accogliendo le altre prospettive culturali, etniche e religiose.

Famiglie in oratorio. “Chiamare le famiglie in oratorio con lo slogan Chiavi in mano-Testimoni di Gesù“: è la campagna che viene lanciata dall’Anspi (Associazione nazionale San Paolo Italia) per il nuovo anno oratoriano che sta per iniziare. Ne parla il suo presidente nazionale, mons. Antenore Vezzosi, proponendo considerazioni che si rifanno anche al cammino preparatorio al convegno di Verona. “L’Anspi, – esordisce – che da più di quarant’anni organizza e anima oltre 2.000 Oratori e Circoli parrocchiali operanti in Italia con 300.000 associati, non si rassegna al dato emerso da recenti statistiche, secondo le quali il 92% dei giovani italiani, dopo la cresima, abbandonano o riducono al minimo la pratica religiosa, e al Convegno ecclesiale di Verona desidera portare il suo modesto contributo legato all’intuizione e generale decisione di chiamare le famiglie in Oratorio: Chiavi in mano – Testimoni di Gesù“. Mons. Vezzosi prosegue illustrando i contenuti della campagna: “Un logo assai espressivo sintetizza questo fatto rivoluzionario, fortemente innovativo”, dice, ricordando che “occorre promuovere la famiglia – papà, mamme e anche nonni – per camminare insieme con i ragazzi, gli adolescenti e i giovani in un percorso educativo”. Il percorso “di speranza” per il futuro dei giovani passa dal coinvolgimento delle famiglie, coinvolgendo anche quelle “non praticanti”.

Dice ancora mons. Vezzosi: “Anche le famiglie che non praticano la vita cristiana, guardano ora con viva speranza al servizio degli Oratori e Circoli parrocchiali come aiuto importante almeno per difendere i loro figli dai vizi e dalla droga”. Il problema più serio per attuare un tale progetto riguarda due categorie di parrocchie: quelle piccole e isolate e quelle di città. “Si spera che nelle piccole parrocchie, dove non esiste il parroco residente, e nelle grandi città, dove mancano spazi di accoglienza – aggiunge il presidente – si possano costituire centri di aggregazione interparrocchiali, o comunque arrivi il messaggio della chiamata alla collaborazione”. Il pensiero conclusivo è il seguente: “È importante che i coniugi riscoprano la loro vocazione, il loro ruolo nel trasmettere la fede ai figli, perché i genitori sono i primi educatori dei figli. Allora sarà una festa della speranza, dove i ragazzi sono proiettati al futuro sostenuti dai genitori”.

(15 settembre 2006)