Responsabili del creato

AGGREGAZIONI LAICALI

Prosegue la presentazione di contributi per l’appuntamento decennale di Verona (16-20 ottobre). Questa volta i documenti sono quelli elaborati dal Centro italiano femminile e dall’Unione cattolica italiana tecnici.

Umanizzare la vita familiare e sociale. “Le aree in cui i cristiani sono chiamati a manifestare i segni e i fermenti della novità evangelica, che è Cristo Risorto, speranza del mondo, corrispondono alle dimensioni feriali dell’esistenza, che includono aspetti problematici e valori, progettualità e aspirazioni, su cui urge esercitare un discernimento, un giudizio critico alla luce di una fede pensata, vissuta e comunicata per incidere sulla mentalità e sugli atteggiamenti correnti e favorire con sapienza un cambiamento di cultura e di stili di vita”. Lo scrive il CIF (Centro italiano femminile) nel proprio contributo per il Convegno di Verona.

L’associazione si pone nella prospettiva dell’apertura e collaborazione nei confronti della Chiesa, sottolineando che “le donne del Cif recano l’apporto specifico della propria formazione associativa, consapevoli delle responsabilità che la Chiesa affida alle donne di fronte all’urgenza di una nuova evangelizzazione e di una maggiore umanizzazione delle relazioni umane soprattutto nel campo della vita, in un tempo in cui lo sviluppo della scienza e della tecnica non è sempre ispirato dalla vera sapienza, con l’inevitabile rischio di disumanizzare la vita umana, soprattutto quando essa esigerebbe più amore e più generosa accoglienza”.

Il riferimento all’ambito della “vita affettiva”, uno dei cinque del Convegno di Verona, viene poi sviluppato in un capitolo del documento dove il Cif fa notare che “nelle relazioni interpersonali, nei rapporti tra i sessi e le generazioni, nelle più diverse situazioni della vita, la capacità di riconoscere e manifestare i propri sentimenti è frutto dei doni ricevuti, della storia personale, e di un processo di formazione, che esprime impulsi, emozioni e reazioni di segno diverso in cui entrano in gioco tutte le componenti della propria personalità. Tra tutti è il sentimento dell’amore che polarizza sotto molteplici forme le relazioni umane, a cominciare dall’incontro con Dio che è Amore”.

La seconda sottolineatura che il Cif propone è sull’ambito “lavoro e festa”, dove si evidenzia che “le donne, da un lato desiderose della propria realizzazione nel mondo del lavoro e dall’altro protese alla valorizzazione della vita familiare e della tradizione, sono portatrici dell’esigenza di una rimodulazione dei tempi per il lavoro e per la famiglia che si rivela utile anche agli uomini”.
In conclusione e riferendosi anche all’ambito della “cittadinanza”, il documento sottolinea che “come associazione di donne, chiamate a custodire e a comporre i frammenti positivi di vita per superare la separazione tra coscienza cristiana e cultura moderna, il Cif avverte con forza il richiamo a percorre le vie di un’autentica testimonianza del Risorto coniugando contemplazione e azione come trasmissione di fede incarnata nella storia”.

Per un habitat rispettoso dell’uomo. “Per la qualificazione culturale e professionale espressa dalla sua stessa sigla e per il pragmatismo che ne distingue l’attività, l’ UCITECNICI affronta con particolare interesse le problematiche della società contemporanea negli aspetti tecnici che riguardano da vicino l’habitat e, più in generale, le condizioni ambientali nelle quali vive l’uomo, dall’assetto del territorio e della città all’organizzazione dei servizi, con particolare riguardo per quelli preposti alla vita spirituale, come le chiese”.

È quanto scrive Pietro Samperi, presidente nazionale dell’Unione cattolica italiana tecnici, l’associazione cui aderiscono diverse migliaia tra ingegneri, architetti, geometri, e altre figure professionali del campo delle tecnologie. Come spiega il presidente Samperi, tra le emergenze di questi ultimi anni si colloca ai primi posti quella dell’arrivo di numerosi immigrati, anche di altre religioni molto diverse dalla nostra. Con l’ottica che contraddistingue i professionisti del campo tecnico-progettuale, Samperi sottolinea che “in particolare, gli insediamenti residenziali di questa popolazione (immigrata) dovranno essere concepiti con grande cura per quanto riguarda le localizzazioni, soprattutto in relazione ai rapporti con la popolazione autoctona”, pur nello sforzo per una “progressiva ma non forzata integrazione nel nuovo habitat fisico, sociale e culturale”.

Tra le proposte concrete che vengono avanzate nel contributo per il Convegno di Verona, c’è quella di una “politica per la casa” che sia “del tutto nuova, capace di evitare soprattutto ogni tipo di contraccolpo, compreso quello di provocare pericolose situazioni di concorrenza fra gli immigrati e i cittadini locali, nell’assegnazione dell’edilizia economica e popolare, né riflessi negativi sul mercato immobiliare”. L’Ucitecnici comunque ricorda che, nel fare questo, “occorre creare un clima nel quale le esigenze sociali e umanitarie non siano mai dimenticate, ma siano altrettanto rispettati i diritti e la sensibilità della popolazione locale”.

(29 settembre 2006)