Ricorda, racconta, cammina

“PERCORSO ITINERANTE”

“Per la nuova evangelizzazione e per il rinnovamento della società” occorre “una fioritura di santità”. Così il segretario generale della Cei, mons. GIUSEPPE BETORI, inaugurando il 24 novembre a Palermo il convegno “Ricorda, racconta, cammina: da Palermo 1995 a Verona 2006” (fino al 27 novembre).

L’incontro, promosso dalla Cei e dalla Facoltà teologica di Sicilia, dà il via al percorso nazionale itinerante di preparazione al IV Convegno ecclesiale nazionale in programma a Verona (16-20 ottobre 2006) su “Testimoni di Gesù risorto speranza del mondo”.

Un percorso che prevede, oltre a questo, altri quattro appuntamenti: a Terni (10-19 febbraio 2006); a Novara (24 marzo – 7 aprile 2006); ad Arezzo (8-14 maggio 2006) e, infine, a Rimini (19-25 giugno 2006). Per informazioni: www.progettoculturale.it. FIORITURA DI SANTITÀ. Proprio a Palermo si svolse nel 1995 il III Convegno ecclesiale, ed è a partire “dagli elementi emersi nell’arco dei due lustri che ci separano” da quell’evento “e dai numerosi scenari ad esso correlati – ha rilevato mons. Betori – che vanno compresi gli obiettivi di fondo di Verona 2006”.

Un appuntamento, ha sottolineato, “che ci chiama” a “prendere coscienza che evangelizzare è anzitutto annunciare una Parola che deve collocarsi all’interno di un atteggiamento che comporta stili di vita, modalità di esposizione, coinvolgimento di persone, penetrazione in ambienti diversi, e anche problemi di rapporti istituzionali”.

Per il segretario generale Cei, “non basta aggiornare i programmi pastorali, i linguaggi, gli strumenti della comunicazione; non bastano neppure le attività caritative”; “la risorsa più necessaria” per “la nuova evangelizzazione e per il rinnovamento della società” è costituita da “uomini e donne nuovi, immersi nel mistero di Dio e inseriti nella società, santi e santificatori”. LE TRE “ATTENZIONI”. “Il tema della comunicazione del Vangelo” alla luce degli “orientamenti pastorali decennali” e “della decisa missionarietà chiesta dalla condizione presente”; “la prospettiva della speranza, in cui il Vangelo è risposta alle attese dell’uomo” e “opera una radicale novità nel vissuto dei singoli e, per loro tramite, della società”; “la necessità di dare un contenuto sostanziale al riferimento alla coscienza personale e all’ethos collettivo”: queste per mons. Betori, le principali “attenzioni” che confluiranno nell’evento veronese.

“Non a caso – ha rimarcato – il cammino verso Verona viene ritmato dalla lettura della prima lettera di Pietro, che verrà consegnata nei vespri che aprono il tempo d’Avvento e offre rilevanti indicazioni per i contenuti oggetto dell’odierna riflessione della Chiesa in Italia”.

Per mons. Betori, dal III Convegno ecclesiale di Palermo è emersa una duplice esigenza. Innanzitutto, “il riconoscere l’assoluto primato della spiritualità rispetto ad ogni altro fare della e nella Chiesa”; quindi l’urgenza della Chiesa di “aprirsi al dialogo con l’uomo contemporaneo”. Di qui, ha sottolineato il segretario generale Cei, la nascita del “progetto culturale” il cui “nodo cruciale continua ad essere la questione antropologica”.

Nell’orizzonte odierno, ha concluso, “si avvertono tuttavia segnali nuovi e consolanti” come “le iniziative che pongono interrogativi a partire dal pensare cristiano; la costanza a stare sul difficile fronte delle comunicazioni sociali; una nuova stagione di convergenza tra le diverse aggregazioni” del laicato cattolico. CORRESPONSABILI GLI UNI DEGLI ALTRI. “Gli uomini non sono soltanto uguali, ma sono anche corresponsabili, in libertà, gli uni degli altri”; per questo non “possiamo ridurre il contenuto della parola civis alla semplice proclamazione dell’uguaglianza tra gli uomini e ad una concezione formale dei loro diritti”, e la comunità cristiana ha il compito di “proporre con forza alla società civile l’ideale concreto della vita buona”.

Il richiamo è del patriarca di Venezia, card. ANGELO SCOLA. I tre imperativi contenuti nel titolo dell’incontro (ricorda, racconta, cammina), sono sintetizzabili per il patriarca di Venezia dal concetto di traditio, elemento irrinunciabile nell’educazione che costituisce “l’ambito privilegiato dell’intreccio fede, religione e cultura in una società”.

Proprio a partire “dalla dinamica della traditio”, nell’attuale contesto culturale la comunità cristiana è chiamata, per il card. Scola, “ad educare uomini e donne capaci di entrare laicamente e autonomamente nell’agone della società civile per proporre con forza l’ideale concreto della vita buona. L’esperienza di fede si rivela così, attraverso i laici cristiani, feconda per l’edificazione della società civile”.

Un ideale, quello della vita buona, che deve essere “simultaneamente perseguito dal singolo e dalla comunità” che non sono, ha precisato il patriarca, “due elementi separati che si devono poi ricomporre. Così facendo – ha avvertito – non sarebbe possibile né riconoscere la persona, né edificare una società” autentica in cui “il cittadino sia responsabile del corpo cui appartiene”.

(25 novembre 2005)