Un dono per tutti

“PERCORSO ITINERANTE”

Domenica 19 febbraio, con la celebrazione eucaristica del vescovo Vincenzo Paglia e la festa della promessa, in cattedrale, si è concluso a Terni il fine settimana dedicato ai fidanzati, nell’ambito del programma, dal titolo “L’Amore si fa Storia”, organizzato dalla diocesi di Terni-Narni-Amelia come percorso itinerante verso il Convegno ecclesiale di Verona 2006, con al centro i temi della famiglia e del matrimonio. “L’amore – ha detto mons. Vincenzo Paglia parlando ai fidanzati presenti – ha bisogno di stabilità, di fedeltà, di continuità. Non è facile amare così. Per questo il Signore vi viene incontro, per irrobustire la vostra promessa di amore. Il tempo del fidanzamento è importante: siete chiamati a crescere nella conoscenza e nell’amore. La presenza di Gesù allarga sempre il cuore e porta con sé gioia e serenità e il Vangelo è fondamento saldo su cui potete costruite il vostro avvenire”.

Sabato 18 febbraio, venticinque coppie, da tutt’Italia e non solo, si sono incontrate nella Sala conferenze del Museo diocesano della città che ha dato i natali a San Valentino, martire del I secolo della cristianità e protettore degli innamorati.

Iniziativa, accoglienza, apertura. Sono questi per mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, “i tre movimenti di cui vive l’amore”. Citando il filosofo Maurice Blondel, l’arcivescovo ha affermato che “è l’amore che fa esistere. Una vita senz’amore non ha senso né sapore. Esistiamo nella misura in cui amiamo. E l’amore vive di tre movimenti: iniziativa, accoglienza, apertura. L’iniziativa del dono del sentimento, la gratitudine di chi riceve l’amore e lo ricambia, l’apertura al futuro, nella capacità di rinnovarlo giorno per giorno. La fedeltà è la novità dell’amore ogni giorno”.

Francesco Belletti, docente di legislazione sociale per la famiglia all’Università Cattolica di Milano, nel suo intervento, si è rifatto direttamente al tema del convegno “L’Amore si fa Storia”: “L’amore si fa storia, perché vive in un certo contesto storico, geografico, culturale. In un tempo e in uno spazio determinato”. In un contesto sociale “difficile e incerto”, in cui mancano gli incentivi alla coppia e al matrimonio, c’è un sentimento diffuso di paura per il futuro e le famiglie faticano ad aiutare i figli a formare un nuovo nucleo.

“Il matrimonio è un passaggio di qualità nella vita sociale – ha spiegato il docente -. Nel dire al mondo: vogliamo creare una nuova famiglia, i fidanzati scelgono l’amore che si fa storia, che diventa progetto, che si realizza e non avviene semplicemente. Una scelta che appare difficile, nella nostra società, e solitaria, per mancanza di modelli di riferimento e di progettualità”.

La cultura odierna è costruita sull'”eterno presente”: “Viviamo nell’istante in cui si concentra tutta la nostra storia, in un tempo che è soltanto kronos, cioè, succedersi di eventi senza significato, e non kairos, cioè, occasione e opportunità. Il paradigma dominante è l’individualismo, la teoria dell’uomo egoista e indipendente. Si tratta di una menzogna e di un’illusione. Gli innamorati scoprono che stare in relazione è bellissimo”.

Un valore fondamentale. Nonostante la stagnazione economica e sociale “l’Italia resta un Paese di innamorati e il matrimonio continua ad essere la forma di convivenza più desiderata e vissuta”. Sono dati offerti al dibattito da Carla Collicelli, vicedirettore del Censis.

Sulla base dei risultati di un’indagine condotta dal Censis nel 2000, “circa il 70% dei connazionali, di età diversa, si dichiarano innamorati, oltre il 60% degli italiani definisce l’amore come una relazione profonda, fatta di sentimento e di ragione. Nella nostra società, il fidanzamento è una scuola d’amore, perché c’è la difficoltà di trovare regole comuni e ci sono svariati modi di vivere in coppia. Ma, la famiglia resta un valore fondamentale”.

Don Sergio Nicolli responsabile dell’Ufficio Cei per la pastorale della famiglia ha evidenziato “la necessità di esprimere nelle Chiese locali la sollecitudine verso i fidanzati, anche attraverso momenti di festa in parrocchia. L’amore è un dono per tutti e non un’esperienza privata. L’attenzione ai fidanzati è uno dei primi capitoli, tra i più importanti e delicati della pastorale familiare.

La Chiesa stessa è una famiglia. E ha due sfide da affrontare: la responsabilità di aiutare i giovani a superare il pregiudizio che la religione renda più triste l’esperienza d’amore e l’impegno a far crescere nei fidanzati il senso di appartenenza ad una Chiesa capace di stupirsi sempre del miracolo dell’Amore”.

A conclusione dell’incontro, mons. Paglia ha salutato i presenti con dei pensieri sull’amore di don Andrea Santoro, ucciso da un fanatico islamico in Turchia pochi giorni fa: “Se ogni parola, ogni sorriso, ogni saluto, ogni spesa che fai, ogni apertura di porta, è un atto d’amore sincero, gioviale, allegro, spontaneo, limpido, pulito, allora veramente puoi dire che ami”.

(20 febbraio 2006)