Uno sguardo nuovo

“PERCORSO ITINERANTE”

“La questione della fragilità vede incrociarsi la teologia, l’antropologia, la metafisica, le scienze dell’uomo. Vi è un’infinita cascata di fragilità. Essa comprende anche le forme invisibili o inespresse che spesso ci passano accanto senza che ce ne accorgiamo. Tutte ci spingono a riflettere in profondità sulla condizione umana”. Così lo psichiatra Eugenio Borgna, che il 5 aprile è intervenuto al convegno “Nel cuore della città il grido silenzioso della solitudine. Non è bene che l’uomo sia solo”, promosso a Novara nell’ambito della sezione nazionale del progetto “Passio 2006”, incentrato quest’anno sulla fragilità umana. Un tema che costituisce il terzo ambito indicato nella Traccia di riflessione in preparazione al IV Convegno ecclesiale nazionale di Verona (16-20 ottobre 2006).

“Vi sono svariate forme di fragilità, materiale, psichica, spirituale, esteriore e interiore” è stato osservato durante l’incontro. “Una di queste è la solitudine. In una società sempre più in ricerca di forme comunicative comode, veloci e sofisticate, avvantaggiate dalla tecnologia delle comunicazioni, si riscontra un crescente senso di disagio, di frammentarietà, di solitudini esistenziali silenziose.

La solitudine dell’anziano, dell’ammalato, dell’emarginato, del professionista; la solitudine nella famiglia, isole separate di genitori e figli. L’ipercomunicazione può anche produrre patologie nella comunicazione provocando incomunicabilità”. Dal dibattito è, tuttavia, emerso che la solitudine “non è necessariamente una condizione negativa, così come la fragilità umana. Può divenire, invece, un luogo generatore di nuova comunione”, secondo la spiritualità cristiana, che “prende le mosse dall’esperienza di solitudine di Cristo stesso nel deserto, nelle notti in preghiera, al Getsemani, sulla croce”.

Intervenendo al convegno, padre Witold Szulczynski , direttore della Caritas della Georgia, ha illustrato la profonda povertà, “nella quale versa la quasi totalità degli anziani, ridotti a vivere, dopo il crollo dell’Unione sovietica, con meno dell’essenziale”. Il sacerdote è il referente per “Passio 2006” del progetto di solidarietà che viene riproposto in ogni appuntamento e consiste in una raccolta di fondi a favore di un poliambulatorio che, gestito da Caritas Georgia nella capitale Tbilisi, offre assistenza sanitaria gratuita alle fasce sociali più povere dello stato ex-sovietico.

Un’azione di solidarietà che, è stato detto, “assume all’interno del progetto Passio profonda valenza pedagogica come espressione di una fraternità umana fondata sulla consapevolezza della comune fragilità e sull’imitazione del gratuito donarsi di Cristo, che diviene segno di speranza per un mondo migliore”. Info: www.passionovara.it. E di fragilità e di speranza ha parlato anche il vescovo di Novara, mons. Renato Corti, convinto che la Chiesa sia chiamata “a trasformare le solitudini sofferte in nuovi luoghi di autentica comunione”. “La comunione è la missione della Chiesa”, ha affermato; di qui l’importanza che “i cristiani siano presenti là dove molte persone corrono il rischio di essere emarginate, proprio mentre avrebbero maggior bisogno che qualcuno si prenda cura di loro”.

L’accoglienza del nascituro e del bambino, il soccorso al povero, l’ospitalità di chi è abbandonato, la vicinanza e il sostegno al malato, all’anziano, a chi va verso la sua ultima ora; la sensibilità nei confronti degli immigrati e dei carcerati: queste alcune situazioni concrete richiamate dal presule, che ha esortato a “coinvolgere molte persone perché non disertino i luoghi della fragilità e li frequentino invece con una premurosa e generosa presenza”.

Tra gli appuntamenti proposti da “Passio”, il pellegrinaggio al Sacro Monte di Varallo, luogo in cui, ha spiegato mons. Corti, “ormai da secoli rivive la città di Gerusalemme e dove il pellegrino può leggere la sua fragilità e la sua grandezza. Pare impossibile – ha osservato il presule – che questi due elementi possano stare insieme. E in effetti, con le sole sue forze, l’uomo rimarrebbe solo nella sua fragilità, ma di fronte a Cristo” egli “ha uno sguardo nuovo e vive” la sua debolezza “nella potenza della Resurrezione” che diviene “il fondamento della speranza”.

E intanto don Silvio Barbaglia, referente diocesano per il progetto culturale della Chiesa italiana, invita i dirigenti scolastici degli istituti novaresi, i responsabili e i membri di associazioni, gruppi e movimenti della società civile ed ecclesiale, a partecipare a una delle “Sette processioni del Venerdì Santo” (che si svolgeranno la sera del 14 aprile, con partenza da altrettante chiese del centro cittadino e arrivo in duomo dove ad accogliere i partecipanti sarà il vescovo), “coronamento – spiega – del cammino relativo alla fragilità umana presente a più livelli all’interno della società”.
(07 aprile 2006)