Una virtù civica

“PERCORSO ITINERANTE”

I diritti del lavoro nell’epoca della flessibilità e della mobilità, il rapporto con la proprietà e il denaro, la responsabilità verso il bene comune e l’etica delle tasse, la dottrina sociale della Chiesa e l’impegno dei cattolici in politica: questi alcuni dei temi affrontati nel convegno “La cittadinanza tra diritti e responsabilità”, svoltosi nei giorni scorsi a Quartu S.Elena (Ca), per iniziativa dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro. Realisti non rassegnati. “I cristiani non possono essere conservatori, perché nessuno status quo può essere da loro considerato un punto di arrivo”: lo ha affermato padre Luigi Lorenzetti, direttore della “Rivista di teologia morale”, intervenendo alle giornate cagliaritane sul tema “Le virtù civiche”. “L’Enciclica Pacem in terris – ha proseguito Lorenzetti – ha indicato quattro valori o virtù o scelte di fondo (verità, giustizia, libertà, amore), in base alle quali regolare i rapporti tra gli uomini e gli Stati, che indicano delle direzioni lungo le quali camminare e che, pertanto, non sono funzionali al concetto di status quo”.

Al fondamento dei quattro pilastri della Pacem in terris, c’è una concezione della storia umana che: “Ha un senso ed è guidata dalla Provvidenza”. “Ciò non dispensa – ha sottolineato Lorenzetti – dall’esercizio della libertà umana: molti sono gli eventi non sempre facili da decifrare e interpretare, per favorire le strade che costruiscono storia ed evitare le strade dell’antistoria”.

Una lettura adeguata “sa unire alla denuncia dell’ingiustizia, le proposte per uscire da quella situazione, sia pure a piccoli passi, come avviene, a fronte del meccanismo della globalizzazione, con la finanza etica e il consumo critico”. In questo, secondo Lorenzetti, consiste “la virtù civica della speranza e la differenza che si pone nell’affermarla, non è tra realisti ed utopisti, ma tra realisti rassegnati e non rassegnati”. La moralità dell’amore. Tutte le varie classificazioni delle virtù, vanno ricondotte ad unità: “Il compendio di tutte è l’amore (forma virtutum per S.Tommaso) che deve essere de-privatizzata: il Discorso della montagna è stato ridotto a un’etica privata, mentre si ritiene che in economia o in politica esistano altre regole”.

Perché dobbiamo essere virtuosi? “Sia la Bibbia che il Talmud, presentano l’interrogativo dei giusti che tuttavia vengono oppressi. Non c’è calcolo costi/benefici che dia ragione dell’essere buoni. L’unica motivazione può essere: per dono”. “Se non c’è amore gratuito – ha concluso Lorenzetti – non ci può essere moralità. Formarsi alle virtù morali è molto più che fare il bene morale. Il progresso dell’umanità nasce dall’amore, da tutti quegli uomini e donne che imprimono questa direzione di bene alla propria vita e, come i 36 giusti della leggenda ebraica, consentono al mondo di restare saldo e non precipitare”. La vita di mezzo. “Dai valori non negoziabili, i valori della cittadinanza. La difesa della vita, dal concepimento alla sua conclusione naturale, passa attraverso l’attenzione al quotidiano delle persone che è fatto di lavoro, casa, famiglia”: questo, per mons. Paolo Tarchi, direttore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro, il compito specifico della pastorale per i problemi sociali.

Diversi i nodi problematici evidenziati nelle giornate del convegno: “Le nuove frontiere dell’economia e il paradosso della felicità evidenziato da una società che avverte il limite di un fondamento basato esclusivamente sui beni materiali; la necessità di una rivisitazione teologica del luogo del lavoro da cui scaturisca un approccio critico al mito dell’efficienza quale criterio unico per l’accesso al lavoro; il processo di maturazione del Terzo settore nello sviluppo di impresa sociale nell’acquisizione di sempre maggiore autonomia anche attraverso lo strumento del 5 per mille; una messa a fuoco della famiglia non solo come soggetto di consumo, secondo una tradizionale visione economicistica, ma come produttrice di beni relazionali”.

Varie anche le direzioni di impegno per il futuro che dovranno interessare più livelli: “Da un cammino formativo e spirituale personale – ha concluso mons. Tarchi – che si traduca in stili di vita coerenti con l’impegno alla responsabilità sociale di ogni cittadino, alla dimensione comunitaria che riaffermi sempre più e meglio la capacità di lavorare insieme per obiettivi comuni, come si tenta già di fare con coordinamenti quali Reteinopera e progetti concreti come Policoro, fino alla dimensione politica nella quale i cattolici devono ritrovare espressione al di là degli schieramenti”.

(26 aprile 2006)