“PERCORSO ITINERANTE”
Ci sono anche l’ecumenismo e il dialogo interreligioso nel ricco ventaglio di temi affrontati nelle “Piazze di maggio”, la manifestazione promossa dall’8 al 14 maggio dalla diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro e Rondine-Cittadella della pace, insieme al Servizio per il Progetto culturale della Chiesa italiana, come ulteriore tappa di avvicinamento al Convegno ecclesiale di Verona (6-20 ottobre). Il percorso preparatorio, che ha già toccato Palermo, Terni e Novara per riflettere di tradizione, vita affettiva e fragilità umana, ora mette a fuoco le sfide della cittadinanza.
In questa cornice si è collocato l’incontro dell’11 maggio tra il cardinal Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani, e Amos Luzzatto, per lungo tempo presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane. Significativa anche la scelta della sede, il monastero di Camaldoli, teatro di numerose iniziative di dialogo interreligioso e, oltre sessant’anni fa, cenacolo per la stesura del “Codice” che dall’eremo prende il nome, contributo dei cattolici ad uno Stato finalmente democratico e in pace, dentro un rinnovato contesto europeo e mondiale. Amici che si incontrano. “Fra ebrei e cristiani è passato il tempo dei soli incontri ufficiali e formali. Non ci bastavano più: adesso ci incontriamo come amici ed è una cosa diversa”: così ha esordito Amos Luzzatto, sottolineando i passi avanti compiuti nei quarant’anni successivi al Concilio Vaticano II. “Abbiamo ereditato una storia difficile nei rapporti fra le nostre comunità ha proseguito ma dopo la dichiarazione conciliare Nostra aetate la direzione di marcia va dal buio al sereno”.
Dello stesso tenore il saluto del cardinal Walter Kasper: “La riconciliazione fra ebrei e cristiani ha affermato può essere di esempio per altri conflitti in questo mondo. Dice a tutti che la riconciliazione è possibile. In un mondo in cui la speranza è merce rara, abbiamo il compito comune di testimoniare la nostra speranza”. Sono due, per Luzzatto, i punti da sviluppare oggi nel dialogo ebraico-cristiano: un linguaggio comune e obiettivi comuni. “Il dialogo non può essere fine a se stesso”, ha spiegato. “Viviamo in un mondo pericoloso e difficile: il nostro dialogo deve portarci a condividere l’obiettivo di affrontarlo insieme affinché si riducano i pericoli e le difficoltà”. A questo si aggiunge il dovere della memoria: non per passare il tempo in lutto o rinfacciare all’altro i suoi errori, ma per riconoscere da dove veniamo. “Anche le parole che usiamo sono importanti”, ha precisato Luzzatto, che rifiuta di vedere la Shoah come l’espressione della “follia nazista”, anzi la ritiene “una persecuzione lucida, consapevole e coerente. E per questo, la minaccia può sempre ripresentarsi”. Formare le coscienze. Anche il cardinal Kasper sente la necessità di una cultura della memoria. “Senza memoria non c’è futuro ha ricordato ma allo stesso tempo occorre purificare la memoria, che non significa guardare la storia con occhi ingenui, ma con il cuore riconciliato”. Educare una nuova generazione è allora il primo compito da assumere insieme. “La cosa più importante in cui possiamo collaborare ha proseguito il cardinale è la formazione delle coscienze. I valori del cristianesimo e dell’ebraismo sono molto simili, spesso sono gli stessi. Se tutti seguissero i dieci comandamenti, il mondo sarebbe molto diverso”. Non va lontano un pianeta in cui “due terzi non hanno niente e un terzo ha troppo. La pace può durare soltanto se c’è giustizia”. “La metà del mondo non ha scelta”, ha ribadito Luzzatto. “Oggi che le forze che governano il mondo sembra non abbiano la capacità di risolvere il problema, tocca anche alle religioni affrontarlo”. Centralità della famiglia. Il cardinal Kasper si è poi soffermato sulla crisi della famiglia e sul ruolo dei giovani per un futuro di convivenza tra le culture e le religioni. Due temi condivisi anche da Luzzatto, che ha definito la stessa collettività ebraica un’unica grande famiglia. “Per noi è così rilevante ha ricordato che ci sono importanti cerimonie che hanno proprio la famiglia come luogo di elezione”. È il caso della festa di Pasqua, per la quale lo studioso ebraico ha avanzato una proposta rivolta alle famiglie cristiane: “Rivivere la cena pasquale, la stessa che fece Gesù, insieme ad una famiglia ebraica, potrebbe diventare una prassi abituale”. Ai giovani Luzzatto ha dedicato l’ultimo pensiero, invitandoli ad accogliere l’insegnamento delle generazioni precedenti e a lasciare qualcosa di sé, in una dinamica di continuità. “Non si ha paura della morte ha concluso se si ha la consapevolezza di appartenere a qualcosa che continua, che c’era prima di noi e ci sarà dopo. Questo è un insegnamento che insieme possiamo dare alle nuove generazioni”.
(12 maggio 2006)