“PERCORSO ITINERANTE”
Ripensare i tempi del lavoro e della festa in una società in cui i ritmi frenetici favoriscono sempre di più il primo a scapito della seconda. Ma al tempo stesso riscoprire il significo etico della festa, intesa come tempo di svago e riposo rigenerante da condividere in comunità e in famiglia. È questo il significato del convegno nazionale “Il lavoro e la festa”, promosso dalla Cei, che si svolge a Rimini dal 22 al 25 giugno.
Il quinto e ultimo degli appuntamenti in preparazione al Convegno ecclesiale Verona vuole essere, nelle parole di mons. Aldo Amati, vicario generale della diocesi riminese, un’occasione “di riflessione rivolta prima di tutto ai residenti e ai turisti, alla gente che vive la vacanza e il lavoro”. Un villaggio aperto tutto il giorno che non a caso si tiene a Rimini, “città – sottolinea mons. Amati – che coniuga più di ogni altra i due temi al centro dell’evento, perché la festa degli ospiti presuppone il lavoro di chi li accoglie”.
Le due anime del convegno. “Due le anime – spiega il vicario generale di Rimini – che caratterizzano il convegno”: da una parte, lo svago e la festa, appunto, con momenti di spettacolo, gioco e sport di scena al villaggio “Lavoro e festa” allestito al Parco Fellini con stand, aree di gioco e sport; dall’altra, la riflessione e la testimonianza attraverso quattro convegni (in programma al Grand Hotel di Rimini) che hanno come filo comune il tema del lavoro domenicale e festivo, oggetto di forte interesse alla luce del dibattito partito proprio da Rimini con la nascita del Movimento per la liberazione del lavoro festivo costituito dai gruppi sindacali del commercio, turismo e servizi di Cisl, Cgil e Uil. Protagonisti anche “La famiglia tra tempi di lavoro e di festa”, “I giovani tra lavoro precario, desiderio di consumo e progettualità” e i “Nuovi lavori e nuova imprenditorialità”.
Pronti a offrire il loro contributo all’evento “più di 130 volontari di tutte le età” – afferma mons. Amati – e “molte associazioni e movimenti presenti in diocesi”: da Rinnovamento nello Spirito, che regala in questi giorni “Inni di lode”, all’associazione Papa Giovanni XXIII che organizza i “Giochi senza barriere” per normodotati e diversamente abili. Ma anche Azione Cattolica con il gioco “Estate in azione”, e gli scout. Domenica 25 giugno, grande chiusura con la Messa presieduta dal vescovo Mariano De Nicolò nella Cattedrale, trasmessa in diretta su Rai1. All’interno del “villaggio” allestito a Parco Fellini c’è anche lo stand della preghiera: a disposizione di tutti Vangelo, Rosario e Libro delle Ore, perché c’è bisogno anche del tempo per la preghiera.
Famiglia e lavoro. “Questo convegno è un’occasione per approfondire il rapporto che i ritmi del lavoro e della festa hanno con la famiglia, tema da sempre caro alla Chiesa”. Così il vescovo di Rimini, mons. Mariano De Nicolò ha introdotto il primo degli incontri in programma a Rimini, quello di giovedì 22 giugno, in occasione del quale è stato presentato il IX Rapporto del Centro internazionale studi e famiglia su “Famiglia e lavoro, dal conflitto a nuove sinergie”. Su come i legami familiari siano diventati un vincolo in una società prevalentemente “lavoristica” si è soffermato Francesco Belletti, direttore del Cisf e docente di politica sociale all’Università Cattolica di Milano: “Famiglia e lavoro sono due beni fondamentali per la persona che oggi entrano in conflitto”, ha sottolineato presentando il Rapporto. Lo sviluppo di un modello lavorativo e di welfare basato prevalentemente sul lavoro ha creato una “sterilizzazione sociale e familiare” e ha portato le politiche di tutta l’Unione europea, quando si parla di lavoro, a “proteggere le persone dalle loro responsabilità familiari”.
Contro questo modello “oggi abbiamo bisogno – ha auspicato Belletti – di un progetto di benessere che veda la famiglia, più che come semplice destinatario, come il punto di partenza, e favorisca una migliore conciliazione tra questa e il lavoro”. È questa l’idea di fondo del IX Rapporto Cisf che oltre ad analizzare la situazione attuale in Italia, tra i Paesi europei più in crisi a livello di natalità con “il più elevato numero di famiglie vincolate dal lavoro nelle loro scelte procreative”, propone buone pratiche e una serie di principi generali per una “migliore conciliazione”. Questi chiamano in causa le pubbliche amministrazioni, dai legislatori nazionali ai Comuni, responsabili dei tempi delle città, ma coinvolgono anche le imprese, i sindacati e le stesse famiglie, invitate a una più equa spartizione delle responsabilità tra uomo e donna e a stili di vita meno consumistici.
Una scelta rigorosa e morale. Sul carattere conflittuale che oggi domina il binomio famiglia-lavoro si è soffermato l’ex segretario della Cisl, Savino Pezzotta , che ha sottolineato l’esigenza in Italia di una vera e propria “battaglia culturale e simbolica che faccia della famiglia una delle priorità su cui orientare le politiche”. Una sfida che però deve fare i conti con una realtà economica in difficoltà: “Ci troviamo in un momento delicatissimo – ha commentato Pezzotta – questo governo deve fare delle scelte rigorose: risanare economicamente questo Paese è un’operazione di giustizia sociale”. Una “scelta rigorosa e morale” che superi i tanti limiti del sistema lavorativo attuale: “La nostra società è dominata dal lavoro – ha affermato ancora – il welfare e le relazioni sociali sono stati costruiti in base al lavoro industriale, ma oggi dobbiamo capire che questo modello è in crisi”. Allo stesso modo “la flessibilità, il lavoro atipico e fondato sulla competizione mettono in discussione quegli elementi di solidarietà che hanno fatto la storia del mondo lavorativo, e anche la famiglia in questo contesto è diventata un problema”.
(23 giugno 2006)