In cammino verso Verona

DIOCESI

Continua, nelle 226 diocesi italiane, il cammino di preparazione al IV Convego ecclesiale nazionale, in programma a Verona, dal 16 al 20 ottobre 2006, sul tema: “Testimoni di Cristo Risorto, speranza del mondo”. UNA “COMUNITÀ DI TESTIMONI”. “Non può dirsi testimone di Cristo e portatore di speranza colui che si serve della politica per il proprio tornaconto, che è attaccato alla poltrona, che è pronto a lasciare da parte i propri principi per contentare il suo elettorato”.

È una delle raccomandazioni che mons. Vittorino Mondello, arcivescovo metropolita di REGGIO CALABRIA-BOVA, indirizza ai laici, nella sua lettera pastorale per il 2005-2006, dal titolo “Siate miei testimoni”, con un chiaro riferimento all’appuntamento di Verona.

“La forza del relativismo moderno – si legge nella lettera – è la sua capacità di far passare coloro che lo avversano per fondamentalisti, per fanatici, per persone di altri tempi, attardate su un passato che è morto definitivamente, per persone che si oppongono al progresso scientifico e alla modernità, ritenendo di vivere ancora nel Medioevo”.

Quello del vescovo di Reggio Calabria è un invito a superare “un certo timore”, tipico di alcuni pensatori cristiani, nell’affrontare le sfide poste dalla “dittatura del relativismo”, denunciata a più riprese dal Papa.

“Nel nostro impegno missionario – ammonisce il vescovo – non solo dobbiamo conoscere i fondamenti del relativismo, ma anche e soprattutto i principi della nostra fede per presentarli con coraggio in sereno dialogo, che vuole avere di mira soltanto il bene del fratello. Mettendo l’uomo al posto di Dio, non si fa un torto a Dio ma soprattutto all’uomo che, opponendosi a Dio, non riesce più a realizzare se stesso”.

Oggi, per Mondello, “costituiscono una grande difficoltà per l’evangelizzazione coloro che si dicono cristiani, ma il cui stile di vita contrasta con i più elementari principi del cristianesimo”. In una “comunità di testimoni”, invece, “la prima testimonianza deve essere rivolta ai fratelli di fede”, con proposte pastorali “di qualità”. FEDE E STORIA. “Una fede che non si esprime nella storia è una fede inconsistente. La questione è di fondo. La pastorale deve acquisire una grande apertura e più avvertita sensibilità e tensione nei confronti dei fatti sociali”: è quanto scrive mons. Domenico Crusco, vescovo di SAN MARCO ARGENTANO-SCALEA, nella lettera pastorale dal titolo “Per un rinnovato annuncio del Vangelo della speranza”.

Per il presule “i fatti economici e sociali devono entrare nella considerazione pastorale ordinaria. Essi incidono fortemente sulla mentalità e sono spesso condizione non marginale dell’azione ecclesiale: si pensi alla ricaduta della pastorale della mobilità umana che sicuramente interessa anche la nostra piccola porzione di popolo”.

La fede cristiana “rimane sterile e astratta – aggiunge mons. Crusco – se non penetra e trasforma la società. Se non acquisisce quella forza di ethos pubblico tendenzialmente condiviso che è ispirazione e sostanza del vivere civile”.

La mappa della pastorale ordinaria oggi si arricchisce di “nuovi territori”: dalla famiglia alla comunicazione, dall’impegno per la città dell’uomo agli ambiti delle arti e del tempo libero.

Essi “non si aggiungono semplicemente alle forme più tradizionalmente consolidate – spiega il vescovo – ma chiedono una nuova impostazione e concezione di tutta l’azione ecclesiale”.

La preparazione “parrocchiale e diocesana” al IV Convegno ecclesiale nazionale è una delle linee guida per il 2005-2006 indicate da mons. Orazio Soricelli, arcivescovo di AMALFI-CAVA DE’ TIRRENI, in una lettera inviata ai presbiteri, ai diaconi e ai religiosi. “CAPACI DI SEDURRE”. Testimoni, cioè capaci di sedurre: è il titolo di un articolo pubblicato dal settimanale diocesano di REGGIO EMILIA, “La libertà”, sul cammino di preparazione a Verona, per rispondere ad una precisa richiesta del vescovo, Adriano Caprioli, relativa all’anno pastorale in corso: “Meno iniziative diocesane e meglio preparate”.

È nata così, nella diocesi emiliana, la proposta di affidare al Consiglio pastorale diocesano un “lavoro di ricognizione” attraverso interviste-questionari semplici e informali – da far avere alle parrocchie e ai vicariati – da cui sia possibile ricavare il racconto di esperienze “affascinanti” di missione e di testimonianza cristiane”, vissute concretamente come comunità, nel rapporto vivo tra e con le persone”, in relazione ai cinque ambiti indicati nella Traccia di riflessione all’appuntamento di Verona.

(07 dicembre 2005)