Le strade della speranza

DIOCESI

Continua, nelle 226 diocesi italiane, il cammino di preparazione al IV Convegno ecclesiale nazionale in programma a Verona, dal 16 al 20 ottobre 2006, sul tema: “Testimoni di Cristo Risorto, speranza del mondo”. In Toscana, i cristiani iscritti nel registro dei battesimi sono poco meno del 90%, i praticanti fra il 30 e il 40%, i cristiani impegnati raggiungono appena la quota del 3-4%. A partire da questi dati la diocesi di Pescia si è data appuntamento per riflettere sul tema del Convegno di Verona, in preparazione all’appuntamento di ottobre. Un’analoga iniziativa si è svolta, nei giorni scorsi, nelle diocesi della Maremma (Grosseto, Massa Marittima – Piombino, Pitigliano – Sovana – Orbetello): si è trattato di un appuntamento rivolto in particolare ai giovani, “spesso smarriti e sfiduciati”, sollecitati a “fermarsi a riflettere” su “una dimensione imprescindibile per un cammino umano e di fede”.

Si sono conclusi, intanto, gli incontri formativi sui temi del Convegno di Verona in Valdelsa: mons. Mansueto Bianchi, vescovo di Volterra, ha parlato del primo ambito della Traccia, la vita affettiva, partendo dalla constatazione che “l’emergenza da cui è attraversata l’Italia e l’Occidente è nell’incapacità ad essere fedeli, che è poi l’incapacità ad amare”, seguita subito dopo dall’incapacità “di insegnare ai nostri figli la strada per arrivare ad amare”.

Sul “disperato bisogno di speranza” dei giovani si è soffermato anche mons. Francesco Lambiasi, assistente nazionale dell’Azione Cattolica, intervenuto ad un incontro in preparazione a Verona promosso dalla diocesi di San Miniato. Nell’ambito delle relazioni familiari e di coppia, ha detto, “la controproposta cristiana non può essere che la castità come virtù sociale, per denunciare il mare di sofferenze che derivano dalla disgregazione della famiglia”. Per una spiritualità della fiducia. “Forse oggi pensiamo poco al fatto di essere noi stessi ostensorio del Cristo agli occhi dei non credenti”. La constatazione è di mons. Lorenzo Chiarinelli, vescovo di Viterbo, che in una rilettura della Traccia preparatoria di Verona fa notare: “Un rapporto personalissimo e continuo con Cristo Signore che porta alla piena conformazione dei pensieri e sentimenti con il suo modo di pensare e di vivere. Questa spiritualità di fiducia e di pace in ogni situazione, si rivela terapeutica di ogni paura”.

Presso la Curia arcivescovile di Salerno, il 10 marzo (ore 18.30, Salone degli Stemmi), la Consulta diocesana delle aggregazioni laicali propone, in vista di Verona, una riflessione nell’ambito della “fragilità umana”, con la presentazione del libro di Marina Subacchi “La casa dei miracoli”. Il racconto di una storia vera, precisa l’autrice, che tra i motivi che l’hanno spinta a scrivere questo libro cita: “Far conoscere una malattia senza diagnosi, senza nome e senza cura, che ha colpito in maniera crudele e inesorabile tra fratelli; raccontare il coraggio e la determinazione con i quali una madre affronta ogni giorno un dolore intollerabile; mostrare quanto la forza dello Spirito sopperisca alla stanchezza e ai limiti fisici; denunciare l’inadempienza delle istituzioni”.

“Quale speranza per questo tempo?”. È il titolo della Giornata in vista del convegno scaligero promossa dalla diocesi di Trento, al centro della quale hanno trovato posto le “suggestioni” offerte dai cinque ambiti della Traccia. Chiesa e società. Oltre 400 operatori pastorali stanno partecipando alla Settimana teologica diocesana (fino al 10 marzo), nella diocesi di Ugento – Santa Maria di Leuca, e che quest’anno avrà una “caratterizzazione” particolare proprio in vista del Convegno di Verona; si rinnova, così, spiegano i promotori, “una tradizione più che ventennale che rappresenta l’annuale momento formativo e di aggiornamento di tutta la comunità diocesana”.

A fare il punto sul cammino locale preparatorio a Verona è stata anche la diocesi di Ivrea, che nella recente assemblea del Consiglio pastorale diocesano ha promosso una riflessione sul valore della testimonianza, come “premessa indispensabile di ogni azione pastorale”. L’analisi della testimonianza non può ignorare l’attuale contesto culturale, si legge in un documento promosso dal gruppo di studio diocesano: il dialogo a cui il cristiano è impegnato, tuttavia, “spesso diventa duro scontro con una cultura decisamente ostile”. Di qui la centralità della “questione antropologica”, tesa a “esplicitare i valori di cui si vive”.

(10 marzo 2006)