Introduzione all’ambito

LAVORO E FESTA

Durante il recente incontro del Comitato preparatorio verso il IV Convegno ecclesiale di Verona (24 e 25 febbraio 2006) l’ambito su “festa e lavoro” è stato affrontato da Edoardo Patriarca, portavoce del “Forum del terzo settore”. Nella premessa, Patriarca ha ricordato come “una delle grandi promesse dei sistemi di welfare del secolo scorso è la realizzazione della piena occupazione perseguita, in particolare, attraverso la presenza attiva dello Stato.

Una tensione etica tanto significativa da far sì che il diritto al lavoro sia stato poi inserito in diverse Carte costituzionali (tra cui la nostra) e accolto nel pacchetto dei diritti sociali che sostanziano la cittadinanza e l’appartenenza alla Repubblica”.

Allo stesso modo, anche il tema della “festa” appare di particolare rilievo, perchè connesso alla tradizione cristiana del “giorno del Signore” e anche perchè recentemente la sua sacralità è stata messa sotto pressione da tendenze a farne un comune giorno lavorativo, con inevitabili ricadute non solo a livello sociale e familiare, ma anche psichico e spirituale. Ecco gli elementi di fondo della relazione di Patriarca sugli stretti rapporti tra “festa” e “lavoro” e i valori in gioco nella società contemporanea. Il lavoro tra welfare e mercato. “La Chiesa insegna il valore del lavoro non solo perché esso è sempre personale, ma anche per il carattere di necessità. Il lavoro è necessario per formare e mantenere una famiglia, per avere diritto alla proprietà, per contribuire al bene comune della famiglia umana”: questi gli insegnamenti di sempre della dottrina sociale cattolica, che stanno alla base dello Stato sociale che cerca, in ogni modo, di fronteggiare la disoccupazione, che rappresenta “una vera calamità sociale”.

Eppure, quest’ultima, in Europa “ha rialzato la testa e il diritto al lavoro si è mostrato una promessa difficile da mantenere nei contesti dell’economia di mercato”. Se tali sono le tensioni, personali e sociali circa il lavoro nell’odierna società, anche la “dimensione della festa, accanto a quella del lavoro, inevitabilmente ha perso le sue radici originarie.

Viviamo il tempo dell’individualismo e della frammentazione sociale, – ha ricordato Patriarca – l’economicismo pervade tutte le dimensioni dell’umano; si prediligono le relazioni leggere e sciolte, da gettare via in ogni momento”. Una festa intimamente connessa al senso di Dio appare troppo impegnativa per la mentalità contemporanea. Tra festa cristiana e punti critici del lavoro. Le varie dimensioni della festa cristiana (giorno della Chiesa, momento di comunione, dimensione territoriale della parrocchia ecc.) sono oggi messe in discussione. “In particolare, l’organizzazione del lavoro e i fenomeni di nuova mobilità agiscono da fattori disgreganti la comunità e giungono anche a precludere la possibilità di vivere la domenica e le altre feste”.

Oltre a questi aspetti, la società oggi mette in discussione i fondamenti tradizionali su cui si è fin qui basata l’attività lavorativa: diritto del lavoro sempre più “snello” e sganciato dalla sicurezza del posto, “flessibilità” e incertezza, livello degli studi e corrispondenza con l’attività svolta, tutele via via più aleatorie specie verso i giovani. In una parola, – ha ricordato Patriarca – “il rischio incombente è la perdita della dimensione comunitaria del lavoro e la difficoltà a pensare il lavoro come progetto di vita”. Riscrivere i fondamenti dell’economia. Se l’economia si intreccia in maniera inestricabile con la “festa”, per i cristiani occorre “un grande sforzo culturale per riscrivere i fondamentali dell’economia. Vanno riscritti i fondamentali dell’economia classica; essa si basa sul perseguimento dell’intersesse individuale; i comportamenti improntati sulle categorie della fiducia e dell’altruismo sono  trattati come categorie residuali generando un conflitto insanabile tra opzioni morali e azioni che hanno rilevanza economica”.

“È giunto il tempo – ha aggiunto Patriarca – per superare le polarizzazioni che hanno contraddistinto il secolo scorso: tra stato e mercato, tra giustizia sociale ed efficienza economica, tra assistenza e produzione. Occorre cioè uno spazio nuovo in cui trovino collocazione sia lo scambio mediato dal contratto e del pagamento del prezzo, sia quello della reciprocità e della gratuità”.

In questa luce si devono poi vedere le iniziative solidaristiche, quali nuovi spazi di “creatività ed innovazione”, e le reti territoriali in cui l’impresa “accetta la sfida del bene comune”. La solidarietà – ha concluso il coordinatore dell’ambito “festa e lavoro” – non è solo una categoria morale; è anche uno strumento fondamentale per moltiplicare le risorse. La ricerca del vero, del bello e del buono, la relazionalità tra gli uomini si pongono come le determinanti dei risparmi, degli investimenti, dei consumi e di rinnovate possibilità occupazionali”.

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(Scarica il testo integrale della riflessione di Edoardo Patriarca – file *.pdf )
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(25 febbraio 2006)