Le due passioni

LAVORO E FESTA: INCONTRI

Da Bergamo alla Calabria per dare un significato nuovo al lavoro e alla propria vita. È l’esperienza di Giusy Brignoli, 31 anni, originaria di Seriate, in provincia di Bergamo, da sette anni in Calabria, nella periferia agricola di Fuscaldo, in provincia di Cosenza: “Venire a vivere al Sud – spiega – è stata una scelta maturata attraverso un percorso di discernimento vocazionale e di servizio reso sul campo. Scegliere il Sud, e in maniera specifica la Calabria, è stata prima di tutto una scelta di condivisione di vita con la gente e i giovani di questa terra, che ha portato una serie di conseguenze molto concrete nella mia esistenza: lasciare la mia famiglia, i miei impegni sociali ed ecclesiali, il mio lavoro per iniziare un percorso nuovo, fatto di molta precarietà”. Lasciare il lavoro: “Una pazzia – afferma Giusy Brignoli – secondo molti. La vera scelta, secondo me e, forse, secondo il disegno di Dio. Non è stato un gesto irresponsabile, ma è stato il passaggio necessario per mettermi nella condizione giusta per capire uno dei drammi più grossi che i miei coetanei meridionali vivono: la disoccupazione. Senza un lavoro, con il desiderio di stare in piedi con le mie gambe, attenta a quello che succedeva attorno a me, ho capito che bisognava fare qualcosa”.

Giusy oggi è presidente dell’Associazione di Volontariato “Go’el” ed è animatrice di comunità del Progetto Policoro per la diocesi di Cosenza-Bisignano. Prima di arrivare in Calabria è stata responsabile diocesana dell’Acr di Bergamo ed ha insegnato religione in una scuola elementare. Insieme a suor Tiziana, originaria pure lei del bergamasco, è arrivata in Calabria in un territorio dove era stata chiusa la scuola materna e 25 famiglie erano rimaste senza un servizio così importante: “Ci siamo sentite interpellate e abbiamo capito che quella poteva essere un’occasione da non perdere, ma bisognava investire”, aggiunge.

“Soldi? Nessuno di noi possedeva capitali. Ma tre cose le avevamo: un bagaglio di esperienze e competenze, una grande creatività e il tempo”. Da qui la costituzione di un Centro di servizio all’infanzia: “Siamo partite, non come impresa, ma come associazione di volontariato, nella prospettiva di costituire col tempo una cooperativa sociale. Per quattro anni abbiamo lavorato gratuitamente, offrendo alla comunità un servizio qualificato, innovativo e vissuto con grande passione educativa. Ma la nostra buona volontà e i nostri progressi hanno dovuto fare i conti con i numeri, che non c’erano, e con la miopia degli amministratori locali, così poco attenti ai reali bisogni della gente e spesso incapaci di investire nel nuovo.

Il nostro investimento, rivelatosi ai più fallimentare, ha portato, comunque sia, frutto: abbiamo maturato la consapevolezza che lavorare vuol dire anzitutto darsi da fare, mettersi in gioco, non aspettare che il lavoro ti venga incontro, che qualcuno ti trovi una sistemazione. Il nostro lavoro ci ha fatto crescere, maturare, acquisire nuove competenze; ha cambiato profondamente le nostre esistenze rendendole più forti e decise a ricercare, per noi e per gli altri giovani come noi, percorsi lavorativi rispettosi della dignità di ciascuno e in grado di valorizzare i doni che ogni persona porta in sé”. Perseguire gli obiettivi nelle difficoltà. Giusy, la suora e altre ragazze del luogo non si sono piegate davanti alle difficoltà, anzi le hanno rese ancor più determinate a perseguire gli obiettivi. Oggi sono socie della cooperativa sociale tessile e di servizi “Il segno” che inserisce al lavoro soggetti svantaggiati: una iniziativa che coinvolge una dozzina di persone all’interno di un laboratorio tessile. Attraverso l’associazione di volontariato, inoltre, non hanno abbandonato la loro passione educativa. La festa come momento privilegiato. Insieme al lavoro “abbiamo un’altra passione che ci accomuna”, dichiara Giusy: quella del fine settimana. Il sabato e la domenica, giorni del riposo dal lavoro in cooperativa, diventano “per noi il momento privilegiato per dedicarci alla Lectio Divina, attraverso la quale condividiamo il vissuto della settimana alla luce della Parola di Dio, e alla coltivazione della vigna della parrocchia, che mantiene ben saldo il nostro legame con la terra e nella quale sentiamo di vivere un momento forte di spiritualità, avendo cura del giardino che Dio ci ha messo fra le mani”.

Il lavoro, la Parola, la terra segnano le “nostre fragili vite in un intreccio continuo, fatto di giorni di lavoro, di stagioni che si susseguono e di momenti in cui, nel silenzio e nell’ascolto profondo, scopri che nulla si ripete, ma che ogni giorno è nuovo, che ogni stagione ha un senso, che il mondo ha dentro di sé una promessa di bene per tutta l’umanità”. In questa prospettiva lavorare “è una festa e, nei giorni di festa, il lavoro – è la convinzione di Giusy e delle sue amiche – può diventare un’autentica esperienza spirituale”.

(27 aprile 2006)