CITTADINANZA: INCONTRI
“Sono ormai trascorsi quasi sette anni da quando più per gioco che con consapevolezza a soli ventidue anni mi sono candidato alle elezioni amministrative del mio Comune e con grande stupore sono stato eletto consigliere e subito nominato assessore, (con delega ai servizi sociali, sport, politiche per i giovani, ndr.) del comune di Ponte San Nicolò, comunità di più di dodicimila persone alle porte di Padova. Quando ritorno con la mente a quei giorni ripenso al grande coraggio dimostrato dal sindaco che ha scommesso e investito su di me e sulla mia giovane età”.
Enrico Rinuncini, giovane amministratore locale, racconta così al SIR la sua esperienza di credente impegnato a servizio del bene comune e della persona. Sempre attento a non “scivolare” in schieramenti ideologici e in interessi di parte potendo contare sui riferimenti alla Dottrina sociale della Chiesa e all’esempio di amministratori e credenti come Giorgio La Pira. Il primo impegno. “Il mio primo impegno è stato quello di comprendere il mio ruolo e di conoscere i miei diritti e i miei doveri da un punto di vista giuridico. Ma altre erano le domande che mi nascevano dentro. Più volte mi sono interrogato sul significato della parola Politica o su cosa s’intende per fare politica. A tal proposito ero consapevole che il significato etimologico si riferisce al governo della polis cioè al governo della città, ma ancora più profondamente mi chiedevo quale poteva e doveva essere la modalità più giusta per realizzare al meglio il mio impegno di governare la città!. E le risposte che con il tempo sono riuscito a darmi e che più rappresentano il mio agire sono che la città va governata con lo spirito di servizio verso i cittadini che hanno riposto in me la responsabilità del governo della loro città”. Capacità di ascolto. “La mia guida spirituale, traendo spunto da Paolo VI mi suggeriva di ricordare sempre che la politica è la più alta forma di carità e ovviamente carità intesa come amore, amore per la città, per i miei cittadini in particolare per i più deboli e i più poveri. Un atteggiamento che ho sempre cercato di mettere in pratica è quello dell’ascolto. Le richieste dei cittadini non sempre sono solo materiali, ma sono richieste di attenzione e di ascolto. Sembra incredibile ma più di una volta qualche cittadino arrabbiato o deluso dopo un colloquio è uscito ringraziandomi per averlo semplicemente ascoltato”. Pensare al bene per non scivolare. “Ma ecco che una volta eletto arriva il tempo delle scelte e su cosa potevo basare le mie scelte? Ho deciso di frequentare la Scuola di socio-politica della diocesi durante la quale ho imparato che le mie scelte si devono basare semplicemente pensando al bene della persona, e che uno strumento di riferimento indispensabile è la dottrina sociale della Chiesa. Questo mi consente di non scivolare in scelte legate a interessi economici o a schieramenti ideologici ma anzi di poter trasformare il mio ruolo e il mio servizio in un tentativo di testimonianza cristiana. Tutto questo ho sempre cercato di farlo con coerenza nei diversi ambiti della mia vita: nello studio, nell’impegno in parrocchia, nella sfera personale. Ammetto che non è sempre facile ma è una bellissima sfida quotidiana”. Un esempio da seguire. “Altro grande punto di riferimento come amministratore locale è per me, Giorgio La Pira; spesso nei momenti più difficili mi piace leggere il suo Discorso ai fiorentini del 1954 e, in particolare, scorrere le righe che recitano Amate la vostra città. Custoditene le piazze, i giardini, le strade, le scuole: fate che il volto di questa città sia sempre sereno e pulito. I germogli nuovi, i bambini, siano custoditi come la pupilla dei vostri occhi e come la ricchezza suprema della città intera! E gli anziani trovino conforto sereno, amoroso tramonto!
La Pira inoltre al termine di un discorso tenuto negli Stati Uniti sosteneva che i giovani sono come le rondini, portano la primavera! Ed il mio augurio alle giovani generazioni è che anche nell’impegno sociale, nella politica, nel servizio siano della rondini che portano la primavera nelle nostre città e nei nostri governi… Infine, mi piace pensare, forse peccando di superbia, che i cristiani impegnati in politica, possano diventare e trasformarsi in veri strumenti di testimonianza cristiana e di speranza per la nostra società”.
(22 maggio 2006)