Nessuno vive per sé

CITTADINANZA: INCONTRI

Domenica 18 giugno, per la prima volta a Salerno si sono svolte le elezioni primarie dei consiglieri stranieri aggiunti al Consiglio comunale, promosse dalla Consulta provinciale degli immigrati e delle loro famiglie. Aventi diritto di voto tutti i cittadini stranieri che, alla data dell’8 giugno 2006, avessero compiuto 18 anni, in possesso di regolare permesso di soggiorno, residenti o domiciliati nel Comune di Salerno.

Su 21.181 soggiornanti regolari nel 2004, di cui minori il 9,2% (fonte: Dossier statistico dell’immigrazione Caritas/Migrantes 2005), 886 (di cui oltre 500 donne) si sono recati alle urne ed hanno eletto quattro rappresentanti, uno per ogni area geografica di provenienza: Milena Buono (Venezuela) per l’America, Olga Tarasjuk (Ucraina) per l’Europa, Amadou Wade (Senegal) per l’Africa, Rodolfo Palma (Filippine) per l’Asia.

“La consultazione, pur essendo di carattere dimostrativo – spiega Angelika Wawrzyniecka, polacca, che lavora presso il Centro di ascolto e consulenza gratuita per immigrati della Caritas diocesana di Salerno – ha avuto un rilevante valore simbolico e civile perché ha rappresentato la volontà degli stranieri, molti dei quali da anni residenti a Salerno, di partecipare attivamente alla vita democratica della città nella quale lavorano e nella quale le loro famiglie stanno sperimentando un non facile processo d’integrazione e di convivenza”.

Cosa significa per uno straniero poter esprimere il diritto di voto?

“Poter votare significa sentirsi veri cittadini. La maggior parte degli stranieri è invisibile rispetto ai diritti, mentre ha gli stessi obblighi degli italiani, primo fra tutti pagare le tasse. Non credo sia giusto lo sfruttamento di cui siamo oggetto qui, dopo le tante difficoltà vissute nei nostri Paesi di origine. Senza diritto di voto ci sentiamo esclusi, mentre vogliamo poter rappresentare le nostre esigenze e bisogni nelle città in cui viviamo per realizzare un progetto di vita sereno per noi e i nostri figli. Anche se non c’è stata una percentuale altissima di votanti, l’esperienza del 18 giugno è stata, perciò, un primo passo importante. D’altra parte, finora, veramente vicini e sensibili ai nostri problemi sono stati solo i volontari della Caritas”.

Quale contributo può offrire uno straniero alla società civile italiana?

“Molti di noi provengono da Paesi in via di sviluppo o in guerra, nei quali si soffrono condizioni difficili o, addirittura, disperate. Malgrado ciò, sono ancora fiduciosi di vedere realizzata l’aspirazione a un lavoro onesto e a una dimora dignitosa. Infatti, abbiamo la fortuna di essere venuti a vivere in Italia, dove vige la democrazia. Con il nostro passato spesso tragico, ricordiamo anche agli italiani, che talvolta lo dimenticano, che anche loro hanno dovuto combattere per avere un Paese democratico. Anzi, il fatto stesso di provenire da zone dove tuttora ci sono conflitti o grandi miserie, ci permette di indicare, con chiarezza, dov’è il bene e dov’è il male a chi, forse, si è troppo assuefatto al benessere. D’altra parte, dallo scambio tra le nostre diverse culture ed esperienze ne usciamo tutti più arricchiti, nella consapevolezza che nessuno vive per sé, ma, in un mondo sempre più globalizzato, siamo tutti collegati”.

Uno straniero che viene in Italia si trova ad affrontare, comunque sia, diversi problemi, relativi all’alloggio, all’inserimento dei figli a scuola, all’assistenza sanitaria…

“La presenza degli stranieri crea effettivamente difficoltà in vari settori, evidenziando ciò che non funziona nel sistema di accoglienza, nel mondo della scuola, dell’assistenza e del lavoro o per procurarsi una casa, anche contravvenendo con quanto stabilito dalla Costituzione italiana. Al tempo stesso, però, il fatto che i nodi vengano al pettine è positivo, perché spinge le Istituzioni a trovare soluzioni più eque. Noi non chiediamo la luna, ma di poter vivere dignitosamente come gli altri. Sicuramente, una delle maggiori aspirazioni è poter far venire qui anche i nostri familiari: quando la famiglia si ricostituisce, infatti, si è più sereni e si lavora meglio. Anche per l’economia è un bene: non inviamo più i nostri soldi nei paesi di origine, ma li spendiamo qui, contribuendo a creare un circolo virtuoso”.

Spesso si crea una rete di solidarietà e fratellanza tra voi stranieri: anche questo può essere un modo per esprimere un impegno civile?

“La solidarietà verso gli altri, soprattutto quelli in difficoltà, non si lega solo ad un impegno civile, ma soprattutto ad una testimonianza di fede. Anche se lontani dalle nostre case e dalle nostre famiglie, non ci sentiamo estranei a nessuno, pronti a dare una mano a chi serve. Per esempio, la comunità polacca a Salerno si riunisce in chiesa per pregare, incontrare gli amici, scambiarsi esperienze e favori. Insomma, è la nostra stessa testimonianza di cristiani che si trasforma in impegno civile. Avere una fede, comunque, non è importante solo per i cattolici o i cristiani, in generale, ma anche per i musulmani. Sono tanti i casi in cui ci si aiuta, con il cuore, a prescindere dalla religione professata, perché siamo tutti credenti”.

(28 giugno 2006)