CONTRIBUTI REGIONALI
Nel segno dell’unità Della Conferenza episcopale sarda (Ces) fanno parte 10 diocesi che contano 618 parrocchie. Il lavoro per Verona si è svolto sulla scia delle iniziative della Chiesa sarda nell’ultimo decennio: in particolare il lungo processo che ha portato al Concilio plenario sardo, celebrato il 1° luglio 2001. I lavori hanno cercato di sintetizzare realtà e problemi del popolo sardo. Questa scelta ha generato un Forum regionale, in cinque sessioni, riferite agli ambiti della Testimonianza. Le 5 tappe del Forum hanno avuto un grande successo, diventando, in alcuni casi, veri eventi, anche di confronto con le autorità locali.
La testimonianza. La Chiesa sarda vuole “valorizzare le diverse esperienze di fede” per la “più opportuna ed efficace forma di azione pastorale unitaria” in un’isola “che, per tante ragioni inerenti la propria storia, la propria conformazione geografica, la propria cultura, deve sempre considerare il rischio e la tentazione di divenire un arcipelago”. Tre le realtà di particolare importanza individuate per un cammino “nel segno dell’unità e della cultura”.
Innanzitutto, il laicato, “fortemente motivato nell’azione pastorale e nella testimonianza quotidiana, ma, troppo spesso, non sufficientemente valorizzato”. In tal senso, è necessario valorizzare e riscoprire le “tradizionali forme associative e di catechesi, ancora oggi operanti nella Chiesa italiana”, che “hanno sempre costituito ottimi punti di riferimento per i fedeli” sardi.
Non è da trascurare, poi, la formazione dei giovani sacerdoti, rispetto alla quale il “Seminario Regionale e la Pontificia Facoltà Teologica costituiscono per l’episcopato sardo realtà di primaria importanza e notevole impegno”, ma devono essere sempre più riferimento culturale e spirituale nell’accoglienza e nella testimonianza. Infine, è importante la pietà popolare “grande patrimonio per la Chiesa Sarda”, ma deve essere segno di testimonianza consapevole. Gli ambiti. La vita affettiva, anche in Sardegna, vede la famiglia in crisi. “Scarsa maturazione affettiva” ed “esperienze prive del tutto o quasi di fondamenti, quindi quasi sempre inutili e spesso deleterie” nei giovani; situazioni di disagio e fallimento matrimoniale, e con i figli; dialogo chiuso all’interno delle famiglie: questi alcuni punti negativi, mentre la Chiesa costituisce una ” valida fonte di luce e un buon punto di riferimento”, con attività di consultori, centri d’ascolto, l’impegno sacerdotale, la pastorale familiare anche per giungere alla formazione delle nuove generazioni.
Per il lavoro e la festa, anche la Sardegna soffre della piaga della disoccupazione e, di conseguenza, di insicurezza, del senso del futuro non dignitoso, del lavoro nero e la delinquenza, in particolare per i giovani, che vedono nell’emigrazione una soluzione del problema occupazionale, ma che “diviene spesso fonte di disagi di altro genere, a causa del brusco distacco dalla propria realtà sociale, culturale e religiosa e dei problemi di inserimento in nuovi ambienti, non sempre accoglienti”. Occorre, inoltre, valorizzare la “domenica come festa dei cristiani” perché la partecipazione dei fedeli alla messa domenicale deve essere migliorata.
L'”approfondimento del mistero della croce nella vita spirituale”, ampliando e coordinando le conoscenze e le esperienze per evitare l’individualismo e la dispersione delle forze, sono le strade da percorrere per chi opera nell’ambito della fragilità umana, in una regione dove elevato è il valore delle attività di chi opera nel campo assistenziale, della pastorale sanitaria e del volontariato.
La tradizione offre lo spunto per un’azione diretta nella scuola e nell’università, e richiede una Chiesa che “deve rendere più incisiva la propria presenza e la propria testimonianza” nel campo dei mass media.
Sul fronte della cittadinanza, la Chiesa Sarda offre varie iniziative (“incontri di formazione alla vita sociale e politica, possibilmente attraverso la costituzione di specifiche scuole” e “esperienze di confronto multietnico e di interscambio culturale”) per far maturare la coscienza civica della persona. Conclusioni. L’eredità del recente Concilio plenario sardo e il cammino preparatorio per il Convegno nazionale hanno segnato la strada per le diocesi della Sardegna. La necessità di un Convegno che sia confronto “a carattere contenutistico e non semplicemente celebrativo”, che produca un messaggio che sia riferito a tutti “i singoli partecipanti, le diocesi che li esprimono e la regione ecclesiale da loro rappresentata”, è emersa a tutti i livelli di riflessione: questo perché in tutti c’è l’aspirazione “che il Convegno costituisca l’inizio e il fondamento di una rinnovata azione pastorale, garantendo strumenti e motivazioni per una più efficace testimonianza del Cristo Risorto”.
a cura di Massimo Lavena
(20 settembre 2006)