CONTRIBUTI REGIONALI
No all’astrattezza
Sono 18 le diocesi presenti nella Conferenza episcopale siciliana (Cesi), mentre sono 1797 le parrocchie. Il testimone scelto dalla Cesi per Verona è il giudice Rosario Livatino. Un momento importante di avvio del cammino in preparazione al IV Convegno nazionale ecclesiale è stato certamente per le diocesi siciliane il convegno svoltosi a Palermo nel novembre 2005 sul tema della “Traditio fidei”, prima tappa, a livello nazionale, nella preparazione itinerante verso Verona. Le fasi successive hanno riguardato un’informazione generale sul Convegno, la presentazione della I Lettera di Pietro, l’attuazione di iniziative specifiche in merito ai cinque ambiti individuati dalla Traccia di riflessione.
Testimonianza. Guardando alla realtà siciliana, “dove permangono gravissimi problemi, come la disoccupazione e la sottoccupazione, le disfunzioni nei servizi sociali e sanitari, l’infiltrazione in tutti i territori di poteri mafiosi”, l’annuncio e la testimonianza evangelica “non possono avvenire in astratto, ma rivolgendosi all’uomo nel suo vissuto quotidiano devono aiutarlo a relativizzare le sue autosufficienze e risanare le sue ferite, favorendo ogni impegno per il bene, ed in particolare per il bene comune, ravvivando la speranza”.
Per questo “la comunità cristiana non potrà fare a meno di capire ciò che accade, di confrontarsi al proprio interno e con tutti gli uomini di buona volontà, di cercare strade nuove e occasioni di dialogo con tutti, perché ogni situazione sia illuminata dalla luce del Vangelo”. Si nota, invece, che “l’esperienza quotidiana, la vita di relazione umana e sociale sono spesso espunte dalla consapevolezza di essere esercizio concreto della fede e della speranza cristiana”.
Riappropriazione del dialogo come stile della comunità ecclesiale “nei suoi rapporti interni” e “all’esterno, con le altre confessioni, con le altre religioni, con il mondo”, “la formazione del laicato per favorire la crescita di una fede adulta”, “la dimensione comunitaria della fede”, “l’impegno a favore degli ultimi”, “la presenza dei cristiani nei mezzi della comunicazione” sono altri aspetti importanti individuati nella relazione. Gli ambiti. Per la vita affettiva, tra le proposte avanzate, “investire molto nel campo della pastorale familiare e riscoprire il ruolo fondamentale della famiglia”, “recuperare il valore del tempo del fidanzamento”, “educare i giovani all’amore per superare il relativismo”, attivare “centri di ascolto e di aiuto psicologico per arginare il fenomeno dei suicidi”.
Per il lavoro e la festa, occorre, tra l’altro, “investire nell’educazione dei giovani disoccupati del Sud per promuovere in essi la cultura del lavoro, dell’intraprendenza nel cercarlo, della cooperazione finalizzata al perseguimento degli interessi generali della comunità”, “educare alla giustizia e alle altre virtù sociali per aiutare le imprese sane a continuare a vivere nella legalità”, “rivalutare” la domenica “come opportunità d’incontro fraterno tra i membri della famiglia e della comunità e promuovere attività di servizio evangelico, quali la vista ai malati e alle persone sole, anziane e più povere”.
Per la fragilità umana, “la Chiesa “deve farsi portavoce dei senza voce e dei deboli per contribuire all’edificazione di un umanesimo solidale”. Inoltre, occorre “farsi carico del triplice volto della fragilità: bisogni primari, bisogni relazionali, bisogni di senso della vita”.
Per l’ambito della tradizione, bisogna “rimettere in primo piano la famiglia sia come soggetto educativo nei confronti delle nuove generazioni, sia come destinataria di attenzione e cura formativa”, fare “un sapiente uso dei mezzi della comunicazione perché a tutti giunga l’annuncio della salvezza”, rivolgere “una particolare attenzione va dedicata ai luoghi della formazione, soprattutto la scuola e l’università”, “proporre negli itinerari formativi ad ogni livello la trasmissione di stili di vita radicati nei valori umani, nella consapevolezza che con essi si trasmette la nostra identità culturale e anche religiosa”.
Per la cittadinanza, si sente “il bisogno di un’esemplare testimonianza dei laici cristiani in politica”; serve “un impegno serio perché si possa superare la logica della demagogia politica che sfocia in provvedimenti di tipo clientelare, come anche lo sforzo sociale e collettivo per eliminare la tentazione del compromesso mafioso e della complicità con i luoghi e le figure di potere”; necessita “un maggiore investimento per la formazione sociale e politica dei giovani alla luce della dottrina sociale della Chiesa”. Negli itinerari di catechesi, quindi, “bisogna dare spazio ad una formazione integrale perché possa crescere il cristiano ma anche il cittadino osservante dei doveri e capace di far valere i propri e i diritti altrui”. Infine, si propongono incontri di “spiritualità politica” per i cittadini e per i politici in carica.
(20 settembre 2006)