Veneto

CONTRIBUTI REGIONALI

Come una famiglia Nelle 15 diocesi che compongono la Regione conciliare del Triveneto, suddivise in 3.526 parrocchie, il Convegno ecclesiale di Verona è stato atteso e preparato in modi diversi. Si è cercato di inserire il tema nelle iniziative preesistenti ma talvolta ha ispirato strumenti entrati ex novo nella programmazione pastorale, che hanno coinvolto i grandi organismi diocesani ma anche parrocchie e realtà associative. Le sollecitazioni offerte in preparazione al Convegno hanno favorito una pluralità di elaborazioni e di sviluppo delle tematiche, ciò che indica la ricchezza di una Chiesa viva e sensibile. Come testimoni esemplari la Conferenza episcopale triveneta ha proposto i fratelli Flavio e Gedeone Corrà.

La testimonianza. La diffusa mentalità consumistica che rende “effimeri i sentimenti” e “mercifica il divertimento e la festa” è la vera piaga della società triveneta. Dilagano “comportamenti che fanno pensare ad una crisi del senso del bene comune”, anche tra i cattolici. La crisi della famiglia e il disorientamento dei giovani ne sono una conseguenza evidente. La Chiesa è chiamata ad essere “germoglio” di un’umanità nuova.

È forte l’esigenza “di comunità cristiane che siano meno agenzie religiose sacramentali e più luoghi evangelici, capaci di una speranza concreta e nello stesso tempo segno di dono”, e anche agli uffici e centri diocesani di pastorale si chiede uno “spiccato ruolo di sostegno e di sussidiarietà più che essere ideatori di progetti da eseguire”. Pensando a una Chiesa accogliente si rimanda all’immagine di una famiglia, in cui “si viene ascoltati, ci si confida, si ha un’attenzione per chi in essa è in difficoltà, ci si parla, si affrontano insieme le crisi e le difficoltà”.

La famiglia, “icona dell’educazione e della pastorale cristiana”, suggerisce il sorgere di gruppi e comunità di piccole entità che favoriscano il dialogo effettivo; invita alla formazione e valorizzazione del laicato “nel contesto di una pastorale delle responsabilità di tutti”; ispira attenzione al sociale, che si esprime nel concreto anche in servizi innovativi, come i microcrediti, gli sportelli antiusura, i centri di ascolto. Va posta però attenzione a che l’attivismo, “a cui molti sono esposti anche nella Chiesa”, non adombri “l’esigenza di tempi e di luoghi di silenzio per il recupero di se stessi e del dialogo con Dio”. Gli ambiti. Se è “urgente porre la famiglia al centro della vita delle nostre comunità”, per la dimensione dell’affettività va “riscoperta e valorizzata la persona di Gesù Cristo”, capace di esprimere relazioni affettive profonde “nella verità e nella misericordia, con Dio, Padre e creatore, e con ogni uomo”. Va riscoperta “la sua pedagogia nei rapporti con l’altro”: l’umile richiesta che rende l’altro “importante e libero”. Anche la vita dei discepoli è sollecitazione concreta: alla preghiera comune; alla ricerca della sobrietà; alla solidarietà e all’impegno sociale.

Quanto al lavoro, che nel Triveneto spesso è vissuto come una vera “cultura”, l’invito è a cogliere lo spessore che questa tematica riveste in un contesto “di economia globalizzata, di crisi, di delocalizzazione”, di immigrazione. “I luoghi della vita quotidiana sembrano usciti dall’agenda pastorale”, si denuncia, e “i cristiani trovano difficoltà a collegare fede e vita”. Un laicato consapevole va formato anche sulla dottrina sociale della Chiesa, “per un rinnovato impegno ai fini della salvaguardia dei diritti umani, per una nuova cultura del lavoro, sulla base di un’economia al servizio dell’uomo e non viceversa”, per una “educazione alla legalità” e una “efficace formazione alla partecipazione alla vita politica”. Sociale si unisce a socialità: una nuova cultura della festa richiede la “riconquista di spazi di libertà dal consumo e di dialogo tra le persone, con la valorizzazione di una liturgia domenicale viva, non stanca ripetizione rituale, ma inserita nella concretezza di vita delle persone e delle comunità”.

La riscoperta della tradizione si riassume nel coraggio di rimarcare “la centralità della persona e della relazione”: solo così la rilettura critica del passato, “senza nostalgie fondamentalistiche”, è “ricchezza per l’oggi e soprattutto per il futuro”.

La fragilità dell’uomo d’oggi nasce anche dal rischio di una scissione tra l’esperienza della fede, relegata a una dimensione individuale e intimistica, e l’esperienza del vivere quotidiano. Ma proprio “l’esperienza della propria fragilità e del proprio limite personale e comunitario” va accolta come ulteriore stimolo: può essere infatti “un evento fondamentale, generatore di riflessione e di conversione”.

Per la cittadinanza si sottolineano l’impegno per il dialogo e l’accoglienza con le culture diverse, cristiane e non, e la necessità di un impegno dei cattolici non solo sociale, ma anche nella politica.

a cura di Emanuele Cenghiaro

(20 settembre 2006)