DOPO VERONA
Con il Convegno di Verona le comunità cristiane sono state capillarmente risvegliate ed aiutate a testimoniare Gesù risorto entro un contesto sociale e culturale in rapido mutamento. Basta pensare alla situazione generale e locale del precedente Convegno di Palermo (1995), caratterizzata da un’atmosfera di sollievo per la caduta della cortina di ferro nell’Est europeo e, all’opposto, da una sentita preoccupazione per lo Stato, minato da fatti di corruzione diffusa e da violenze perpetuate contro funzionari statali, professionisti, forze dell’ordine, cittadini indifesi.
Oggi, la sfida più eclatante è quella dal terrorismo internazionale, che raggiunge e minaccia anche l’Italia; ma vi sono altre sfide, meno rumorose, ma ugualmente serie come la crescita dell’immigrazione o il permanere di situazioni di grande povertà in numerosi Paesi. Di segno diverso, ma sempre significativo, è il nuovo ruolo assunto dalla Cina o dall’India, che insieme configurano uno scenario mondiale, il cui perno non è più l’Occidente. Tanti cambiamenti interpellano fortemente anche la Chiesa italiana.
Se poi, da quello che si vede, si passa ai movimenti sotterranei, c’è da registrare un cambio di veduta sull’uomo, spesso condotta da una razionalità che legge la realtà soltanto attraverso gli occhiali del metodo scientifico. Succede, così, che non si ascoltino più le grandi domande di senso, che attraversano il cuore di ciascuno, semplicemente perché non scientifiche.
Sono tutti fenomeni di segno negativo? No: opportunamente il card. Camillo Ruini nel discorso conclusivo del Convegno, ha messo in guardia verso atteggiamenti improntati alla stanchezza e al pessimismo. Più, semplicemente, questi sono alcuni dei fattori che segnano la nostra epoca e con i quali i credenti devono sapientemente confrontarsi. A partire dalla consapevolezza che Gesù risorto è fonte di speranza e di dinamismo.
Inoltre, taluni problemi hanno provocato positivamente le diverse componenti ecclesiali, le quali in varie occasioni si sono ritrovate unite. Sfide del momento hanno intensificato il dialogo costruttivo con coloro che, pur non condividendo il dono della fede, sono pensosi per il futuro dell’uomo.
Ed, ora, come continuare? La testimonianza di Gesù risorto, speranza del mondo offre in sintesi l’impegno attuale e futuro, perché dice che il credente, nella misura in cui conosce e testimonia Cristo Signore, diviene speranza per la società. Il tema scelto per il IV Convegno ecclesiale delinea un preciso itinerario di vita.
Tutto comincia con l’incontro gratuito di Dio, che nel suo amore chiama l’uomo all’intima comunione; così, prima del “fare” ci sta il “contemplare”, l’accogliere con riconoscenza il dono della vita filiale, che dispone a vivere in pienezza l’esistenza cristiana, accettando con decisione l’invito alla santità. Luogo nativo dell’esperienza cristiana è la divina liturgia, dove si attingono le energie per il cammino.
L’itinerario prosegue con un’adeguata opera formativa di se stessi, secondo una prospettiva globale; non esistono temi estranei all’essere cristiano: la vita affettiva, la tradizione, la cittadinanza, la fragilità, il lavoro e la festa sono ambiti urgenti nei quali entrare con competenza e coscienza evangelica.
Si arriva, inevitabilmente, all’impegno missionario, che è la prova della vitalità della comunità cristiana. La Chiesa italiana è consapevole che non basta “attendere” la gente, ma bisogna “andare” verso di essa e soprattutto “entrare” nelle case, nei luoghi di lavoro, nei laboratori di pensiero, laddove si vivono le esperienze più umane. L’azione missionaria comporta il gioco di squadra, la sinergia delle diverse risorse ecclesiali, dalle parrocchie alle associazioni.
Domanda un’intensa comunione tra vescovi e presbiteri, tra sacerdoti e religiosi, tra tutti i battezzati. Una simile comunione non è appiattimento di ruoli o decadimento di autorità; è, invece, complementarietà tra le identità e i ruoli nella Chiesa, così che ovunque cresca la corresponsabilità e la partecipazione laicale. Nello stesso tempo la comunione genera nei fedeli una responsabile assunzione dell’animazione cristiana delle realtà temporali, preservando il cristianesimo dal pericolo di essere proposta per pochi e mantenendolo nella dimensione popolare. Soltanto attraverso questa animazione i cattolici diventano protagonisti qualificati dei cambiamenti in atto.
Marco Doldi
(25 ottobre 2006)