VERONA CONTINUA
Si è concluso sabato scorso, 2 giugno, il 3° convegno della diocesi di Modena-Nonantola, sul tema “Testimoni di Gesù Risorto oggi a Modena. Rigenerati per una speranza viva (1Pt 1,3)”. L’appuntamento, nato dal Convegno ecclesiale nazionale dell’ottobre 2006, si è proposto di tradurre sul territorio quei contenuti e quegli stili indicati come prioritari dalla Chiesa italiana. All’indomani del Convegno di Verona, ogni parrocchia modenese ha avviato una riflessione sui 5 ambiti che avevano guidato l’appuntamento nazionale: la vita affettiva, il lavoro e la festa, la fragilità, la tradizione, la cittadinanza. Ad essi si è aggiunto un sesto ambito, visto l’impegno di testimonianza richiesto ai laici, che riguarda formazione e corresponsabilità. In seguito, all’interno di ciascun vicariato, è stata fatta sintesi di quanto raccolto. Oltre 400 i delegati presenti all’incontro finale: 155 sacerdoti diocesani in servizio, 20 sacerdoti non diocesani, 16 religiosi, 18 diaconi e 12 religiose. I laici sono stati rappresentati da 160 delegati indicati dai 13 vicariati, 16 rappresentanti di associazioni e movimenti, 26 componenti del Consiglio pastorale diocesano, 10 operanti negli organismi diocesani e 7 rappresentanti delle comunità cattoliche straniere.
Proposte concrete. “Ascolto, condivisione e servizio”. Queste le tre caratteristiche fondamentali della Chiesa in missione, da coniugare in stretta connessione e continuità, evidenziate dal vicario generale, mons. Paolo Losavio, che all’inizio dei lavori ha presentato il cammino percorso dalla diocesi negli ultimi anni. Dopo l’esposizione del lavoro condotto a livello parrocchiale e vicariale, è stata la volta dei gruppi di lavoro, i quali hanno elaborato proposte concrete, poi sottoposte all’assemblea, che saranno alla base del programma pastorale dei prossimi due anni. Da una prima lettura delle proposte emerge la necessità di relazioni nuove e vere, l’impegno perché le parrocchie siano un luogo di accoglienza dove costruire queste relazioni, l’attenzione ai tempi delle famiglie, la cura dell’ambiente e della cosa pubblica, la presenza dei cristiani nel mondo del lavoro, della società e della politica, la cura particolare per chi vive situazioni di fragilità, l’ascolto costante del territorio, il ripensamento dell’iniziazione cristiana, l’educazione, fin dalla scuola, alla responsabilità, al volontariato, al rispetto del bene comune, la valorizzazione del laico come animatore delle realtà terrene.
Chiamati a essere testimoni. All’apertura dei lavori l’arcivescovo, mons. Benito Cocchi, ha affermato che “il convegno è un’occasione per fare scelte precise per la vita della Chiesa di Modena oggi e nel futuro”. “Voi delegati – ha sottolineato – rappresentate la Chiesa, siete protagonisti nei luoghi dove l’uomo vive. Vi chiedo di confrontarvi senza muri né pregiudizi, ma nella convinzione che ciascuno ha un contributo da portare. Dal gruppo dei presenti esce un’immagine di Chiesa variegata e composita: questa varietà è una ricchezza, se la molteplicità non è contrapposizione ed il fine ultimo è il bene della comunità diocesana”. Sempre l’arcivescovo, nell’omelia della celebrazione eucaristica che ha concluso il convegno, ha ringraziato tutti i presenti, sacerdoti, religiosi, religiose e laici, e quanti, nelle parrocchie, hanno lavorato per accogliere il magistero del Papa e dei vescovi italiani, in particolare quello emerso dal Convegno di Verona.
Due le sensazioni, secondo mons. Cocchi, che emergono “alla fine dei lavori: la soddisfazione di vedere tracciata la strada da percorrere per essere testimoni di speranza oggi a Modena e la consapevolezza che la realtà è più impegnativa e complessa di quanto gli uomini possano cogliere”. “Siamo chiamati – ha concluso – a dimostrare con la nostra vita, la nostra gioia, la nostra testimonianza quanto è grande il nome di Dio sulla terra, anche in questa terra di Modena, nella terra dei luoghi di lavoro, di studio e del tempo libero: questo sarà possibile se noi testimonieremo davvero la certezza di essere stati rigenerati per una speranza viva”.
Una Chiesa estroversa. Soddisfazione per il lavoro svolto è stata espressa anche dal vicario generale, mons. Losavio. “L’unità delle proposte, una decina per ambito, nasce dalla riscoperta della dimensione missionaria della comunità cristiana, e la nuova forma di questa missione è la testimonianza”. “Si è manifestata – ha precisato – una Chiesa estroversa, che sente la propria responsabilità di essere animatrice della realtà. Una Chiesa che manifesta attenzione, partecipazione e condivisione per la realtà in cui vive ogni uomo. Una Chiesa capace di essere nel mondo, e per il mondo ha bisogno di laici formati e capaci di portare in ogni ambiente di vita la speranza cristiana”.
(6 giugno 2007)