La via da seguire

VERONA CONTINUA

Un testo affidato alle Chiese particolari, in vista delle scelte operative che ciascuna dovrà compiere. Il presidente della Cei, monsignor Angelo Bagnasco, definisce così nella presentazione la Nota pastorale dopo il quarto Convegno della Chiesa italiana: una lettera “alle comunità ecclesiali perché, alla luce del cammino condiviso, rinnovino l’impegno a sostenere l’itinerario spirituale ed ecclesiale dei singoli battezzati, chiamati ad essere in questo tempo e in questo nostro amato Paese Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo”.

Chiamati a una speranza viva. La memoria dell’assise di Verona apre il primo capitolo. Nella città scaligera – confidano i vescovi – “abbiamo fatto esperienza di una Chiesa fraterna e appassionata del Vangelo, capace di interrogarsi e porsi in ascolto, protesa al bene di ogni persona”. È stato soprattutto “un fecondo incontro con il Signore Gesù”, orientato dalla Parola di Dio e dall’insegnamento del Papa. Il solco è quello tracciato dal Concilio e, più di recente, dagli Orientamenti pastorali sul comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. È in questa luce che vanno collocate le tre “scelte di fondo” che i vescovi individuano e riconsegnano come patrimonio comune e anche “metodo di lavoro” per le comunità locali.
La prima riguarda “il primato di Dio nella vita e nella pastorale della Chiesa, con la fede in Cristo risorto come forza di trasformazione dell’uomo e dell’intera realtà”. Viene quindi indicata “la testimonianza, personale e comunitaria, come forma dell’esistenza cristiana capace di far adeguatamente risaltare il grande sì di Dio all’uomo, di dare un volto concreto alla speranza, di mostrare l’unità dinamica tra fede e ragione, eros e agape , verità e carità”. Da tutto ciò scaturisce un’ulteriore prospettiva: quella di “una pastorale che converge sull’unità della persona ed è capace di rinnovarsi nel segno della speranza integrale, dell’attenzione alla vita, dell’unità tra le diverse vocazioni, le molteplici soggettività ecclesiali, le dimensioni fondamentali dell’esperienza cristiana”.

Gesù Risorto è la nostra speranza. Il secondo capitolo riconosce come l’incontro con il Risorto e la fede in lui siano “il cuore della nostra vita e il centro delle nostre comunità”. Essi infatti “ci rendono persone nuove, risorti con lui e rigenerati secondo il progetto di Dio sul mondo e su ogni persona”. Resta dunque sempre valida la domanda attorno a cui si è celebrato il Convegno: “in che modo nelle nostre comunità è possibile a tutti fare esperienza viva del Risorto?”. Occorrono “uomini e donne di speranza”, che vivano la loro appartenenza a Cristo “amando, pensando, operando, pregando, scegliendo come lui”. La conseguenza è quella di riservare il giusto spazio alla Parola di Dio e di fare dell’Eucaristia “il cuore pulsante della settimana”, lasciando che essa conduca all’ascesi personale e al servizio ai poveri. “La speranza cristiana – continua la Nota – è una realtà concreta, un esercizio storico, personale e comunitario”, che porta a seminare “germi di vita risorta” senza tacere il suo tratto escatologico, come ricorda la professione di fede: “Credo la risurrezione della carne e la vita eterna”.
Forte è il legame tra la speranza e la missione del cristiano, “mosso ad andare verso gli altri perché raggiunto dalla grazia e sorpreso dalla misericordia”. L’evangelizzazione è “una questione di amore”, che non conosce confini. In particolare, il documento cita la missione ad gentes , intesa come comunione e scambio tra le Chiese, e la necessità di “percorsi che riavvicinino le persone alla fede, promuovendo luoghi di incontro con quanti sono in ricerca della verità e con chi, pur essendo battezzato, sente il desiderio di scegliere di nuovo il Vangelo come orientamento di fondo della propria esistenza”.

Rendere visibile il grande “sì” della fede. Le parole di Benedetto XVI aprono il terzo capitolo. L’incontro con il Signore – ha ricordato il Papa a Verona – fa emergere “soprattutto quel grande sì che in Gesù Cristo Dio ha detto all’uomo e alla sua vita, all’amore umano, alla nostra libertà e alla nostra intelligenza”. Mostrare questo “sì di Dio” è la ragione stessa della Chiesa, la cui missione “prende la forma della testimonianza, personale e comunitaria”: una testimonianza radicata in una spiritualità profonda e culturalmente attrezzata, specchio dell’unità inscindibile tra una fede amica dell’intelligenza e un amore che si fa servizio gratuito. Il linguaggio della testimonianza è quello della vita quotidiana, “alfabeto” per comunicare il Vangelo nei diversi ambiti esistenziali. Per ciascuno di essi, la Nota richiama le sintesi dei lavori di gruppo tenuti durante il Convegno. Appartiene a questo esercizio di testimonianza anche “un forte impulso all’elaborazione culturale”, attraverso il Progetto culturale della Chiesa italiana, e l’impegno per il discernimento e il dialogo. Tra le prospettive da percorrere, il documento si sofferma anche sulle possibilità offerte dalla comunicazione, dall’arte e dall’assunzione consapevole della “sfida educativa”. Le “ragioni della speranza” si estendono poi ai grandi settori dell’etica e del bene comune. La sollecitudine per il bene della società umana – afferma la Nota – “fa sì che la Chiesa, senza rischiare sconfinamenti di campo, parli e agisca non per preservare un ‘interesse cattolico’, bensì per offrire il suo peculiare contributo per costruire il futuro della comunità sociale in cui vive e alla quale è legata da vincoli profondi”. Consapevoli dei segni di speranza presenti, i vescovi indicano in modo particolare alcune sfide: la questione demografica, i problemi e le risorse dell’immigrazione, la questione giovanile. Inoltre, appare necessario “evidenziare la centralità della persona nelle scelte economiche e il senso di responsabilità nei confronti del lavoro, far sì che si dispieghi fattivamente il ruolo sociale della famiglia, contrastare il dilagare dell’illegalità, farsi carico delle future generazioni con una doverosa cura del creato, superare i divari interni al Paese, aiutandolo ad aprirsi agli orizzonti della pace e dello sviluppo mondiale, sfruttando le opportunità positive della globalizzazione e promuovendo un ordine più giusto tra gli Stati”.

La Chiesa della speranza. Con l’invito a “curare la qualità dell’esperienza ecclesiale delle nostre comunità” si apre il quarto capitolo. Come a Verona era stato spesso ricordato, “appartiene alla nostra tradizione il patrimonio di una fede e di una santità di popolo”, capace di plasmare la vita quotidiana delle persone, gli orientamenti sociali e culturali del Paese, ma anche bisognoso di impegnarsi in un “cantiere” verso “una pastorale più vicina alla vita delle persone, meno affannata e complessa, meno dispersa e più incisivamente unitaria”. In proposito, i vescovi tornano a ricordare l’esperienza “esemplare” di Verona. La scelta di mettere la persona al centro – scrivono – “costituisce una chiave preziosa per rinnovare in senso missionario la pastorale e superare il rischio del ripiegamento”. La via da seguire è quella che porta a curare le relazioni interpersonali, “contribuendo a generare stili di incontro e di comunicazione” dentro e fuori la comunità, fino a tradurre la comunione in corresponsabilità, grazie ad “una pastorale sempre più integrata”. Particolare responsabilità spetta agli organismi di partecipazione e alle aggregazioni ecclesiali, protagoniste di una nuova stagione di convergenza. Per questo – concludono i vescovi – diventa essenziale “accelerare l’ora dei laici”, rilanciandone l’impegno ecclesiale e secolare e avviando “una nuova stagione formativa per i laici e con i laici”.


Scheda: Il quarto Convegno

Il quarto Convegno della Chiesa italiana del dopo-Concilio si è tenuto a Verona dal 16 al 20 ottobre 2006 sul tema: “Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo”. Nelle cinque giornate dei lavori i 2700 partecipanti, di cui i laici costituivano oltre la metà del totale, hanno animato le liturgie, le sessioni assembleari e i lavori dei gruppi, articolati secondo i cinque “ambiti della testimonianza”: la vita affettiva, il lavoro e la festa, la fragilità umana, la tradizione, la cittadinanza.
Momento centrale del Convegno è stata la visita di Benedetto XVI, il 19 ottobre. Il Papa ha prima incontrato i delegati alla Fiera e, nel pomeriggio, ha celebrato l’Eucaristia nello Stadio comunale. “Il mio augurio – ha detto all’omelia – è che la Chiesa in Italia possa ripartire da questo Convegno come sospinta dalla parola del Signore risorto che ripete a tutti e a ciascuno: siate nel mondo di oggi testimoni della mia passione e della mia risurrezione. In un mondo che cambia, il Vangelo non muta. La Buona Notizia resta sempre lo stessa: Cristo è morto ed è risorto per la nostra salvezza!”.
I lavori si erano aperti, lunedì 16, con la prolusione del card. Dionigi Tettamanzi nella cornice dell’Arena di Verona, ornata per l’occasione dalle effigi dei santi patroni delle Chiese particolari e dei principali testimoni della fede del Novecento. Martedì 17, è stata la giornata delle relazioni principali, tenute da don Franco Giulio Brambilla, Paola Bignardi, Lorenzo Ornaghi e Savino Pezzotta. Dopo due giorni di confronto e dibattito nei gruppi, il cardinal Ruini ha tenuto il discorso conclusivo, cui è seguito un messaggio dei delegati alle diocesi italiane.
Ad arricchire il programma delle giornate sono stati ulteriori eventi, tra cui alcune veglie di preghiera e percorsi spirituali in città, tre installazioni e quattro mostre d’arte, una rassegna del libro e oltre settanta stand espositivi di realtà ecclesiali e sociali, un oratorio musicale dedicato alla Risurrezione ed eseguito in prima assoluta a Verona. Tra i partecipanti ai lavori, anche i rappresentanti degli episcopati europei e di altre aree continentali, delle comunità di immigrati nel nostro Paese e degli italiani residenti all’estero. Completano il quadro dei numeri dell’appuntamento gli oltre 700 volontari messi in campo dalla Chiesa veronese e gli altrettanti giornalisti e operatori della comunicazione accreditati al Convegno, il cui sito internet è stato vistato da 300mila utenti.

(30 giugno 2007)