Meraviglioso e difficile

VERONA CONTINUA

“Le comunità cristiane vivono e trasmettono la fede nella complessità e nella fragilità”. È questo il tema del nuovo anno pastorale della Chiesa di Udine, che è stato presentato ufficialmente dall’arcivescovo mons. Pietro Brollo, mercoledì 11 luglio, nella cattedrale, nel corso della celebrazione dei Primi Vespri dei Santi martiri Ermacora e Fortunato, patroni dell’arcidiocesi, della città di Udine e della Regione Friuli Venezia Giulia.

Trasmettere la fede nella complessità dell’oggi. Quest’anno, infatti, l’arcivescovo ha scelto di agganciare alla festa dei patroni dell’arcidiocesi uno dei momenti più importanti della vita della diocesi. Una novità, rispetto agli anni passati, che consentirà di programmare per tempo le attività alle varie foranie, dove il nuovo anno pastorale verrà aperto ufficialmente il prossimo 23 settembre. Dopo che l’anno scorso, dunque, si era riflettuto sul tema della trasmissione della fede nella vita e nelle relazioni affettive, quest’anno l’obiettivo sarà centrato su un tema assai scottante, quello della complessità e della fragilità della nostra società. “Già l’anno scorso in questa stessa festa avevo consegnato alla Chiesa udinese le linee pastorali per il triennio 2006/2009 con il titolo Cristiani capaci di dire e trasmettere la fede oggi – ha ricordato mons. Pietro Brollo – quindi il tema della traditio fidei ci accompagnerà anche il prossimo anno. Nel contesto attuale mi pare opportuno, in comunione con la Chiesa italiana che ha fatto tesoro dei frutti preziosi del Convegno ecclesiale di Verona, proporre come scelta di fondo che diventa una bussola, oltre che metodo di lavoro, nel nostro cammino diocesano, il seguente tema: Le comunità cristiane vivono e trasmettono la fede nella complessità e nella fragilità“.

Domande sorgono dai mutati scenari sociali e culturali in Italia, in Europa e nel mondo, e ancor più dalle profonde trasformazioni che riguardano la condizione e la realtà stessa dell’uomo. “Nel tramonto di un’epoca segnata da forti conflittualità ideologiche – ha osservato mons. Brollo – emerge un quadro culturale e antropologico inedito, segnato da forti contraddizioni e da un’esperienza frammentata e dispersa. Nulla appare veramente stabile, solido, definitivo. Privi di radici, rischiamo di smarrire anche il futuro. Il dominante sentimento di fluidità è causa di disorientamento, incertezza, stanchezza e talvolta persino di smarrimento e disperazione. Uno scenario così mutato pone come urgenza alla nostra Chiesa la necessità di unire gli sforzi nel desiderio di ricercare e trovare le risposte più adeguate a problematiche così complesse. Diventa, quindi, ancora più urgente quella pastorale di comunione e corresponsabilità che toglie i singoli e anche le nostre parrocchie da un isolamento non più accettabile di fronte alla complessità dei problemi sul tappeto”.

La sfida dell’educazione. Un amore particolare va riservato a coloro che sono fragili per natura, i bambini e i giovani, “per i quali non si può abdicare al delicato, ma meraviglioso compito dell’educazione”, ha esortato l’arcivescovo di Udine. “L’educazione tende ampiamente a ridursi alla trasmissione di determinate abilità, o capacità di fare, mentre si cerca di appagare il desiderio di felicità delle nuove generazioni, colmandole di oggetti di consumo e di gratificazioni effimere – ha denunciato mons. Brollo -. Così sia i genitori sia gli insegnanti sono facilmente tentati di abdicare ai propri compiti educativi e di non comprendere nemmeno più quale sia il loro ruolo, o meglio la missione ad essi affidata”. In un simile contesto l’impegno della Chiesa per educare alla fede, alla sequela e alla testimonianza del Signore Gesù “assume più che mai anche il valore di un contributo per far uscire la società in cui viviamo dalla crisi educativa che la affligge, mettendo un argine alla sfiducia e a quello strano odio di sé che sembra diventato una caratteristica della nostra civiltà”.

All’annuncio evangelico “si accompagna l’opera dei credenti, impegnati ad adattare i percorsi educativi, a potenziare la cooperazione e la solidarietà, a diffondere una cultura e una prassi di accoglienza della vita, a denunciare le ingiustizie sociali, a curare la formazione del volontariato – ha proseguito mons. Brollo -. È del tutto evidente, però, che nell’educazione e nella formazione alla fede una missione propria e fondamentale e una responsabilità primaria competono alla famiglia. Da questo consegue che l’impegno pastorale dovrà mettere in primo piano un’attenzione particolare alla famiglia a cui guardare sempre con affetto, anche quando vive le sue laceranti contraddizioni”.

92 mandati pastorali. La festa dei patroni della Chiesa udinese ha fatto registrare anche una rilevante novità dal punto di vista pastorale: la consegna da parte dell’arcivescovo dei “mandati pastorali” ai referenti foraniali dei vari ambiti pastorali: catechesi, liturgia, carità, giovani, famiglia, comunicazioni sociali. In tutto sono 92 i referenti delle 24 foranie dell’arcidiocesi di Udine, laici impegnati da tempo nelle comunità cristiane, che hanno ricevuto direttamente dall’arcivescovo il mandato ad operare, nel governo delle foranie per il prossimo triennio 2007-2010. Con questa scelta, per nulla formale, si chiede ai laici di giocarsi a tutto campo in forania e ai preti di camminare assieme a loro, in una logica non di collaborazione, ma di corresponsabilità.

(13 luglio 2007)