VERONA CONTINUA
Crescita della fede, animazione familiare, giovanile e vocazionale, carità e formazione permanente. Sono quattro le priorità pastorali che caratterizzeranno il cammino del dopo-Verona nella diocesi di San Severo. Ad indicarle è il vescovo mons. Lucio Angelo Renna, nella Lettera pastorale, dal titolo “In nomine Domini” (disponibile su www.diocesisansevero.it), consegnata alla comunità diocesana, nei giorni scorsi, in occasione dell’assemblea ecclesiale di fine anno pastorale. Mons. Renna riferisce della “visita ad limina”, vissuta nel mese di marzo insieme agli altri vescovi pugliesi. “Ho potuto consegnare al Santo Padre – scrive il vescovo – il quadro di una diocesi viva e attenta al cammino ecclesiale. In modo particolare ho rilevato l’impegno della nostra Chiesa locale a rendere tangibile per la nostra società il vento di speranza scaturito dal Convegno di Verona”. Ed è su questo impegno che si fondano le quattro priorità pastorali. “Sono convinto – dice mons. Renna – che queste priorità interessino tutti noi perché richiamano la situazione socio-ecclesiale dentro la quale viviamo”.
Un nuovo profilo. Ripartire da Verona, tenendo conto degli spunti offerti dalla Nota pastorale dell’Episcopato italiano dopo il Convegno Ecclesiale, significa – per mons. Renna – “individuare modelli alternativi rispetto alla pastorale tradizionale” per ridare vigore all’annuncio del Vangelo e alla sua testimonianza a livello personale e comunitario. Un annuncio che non può prescindere da una lettura socio-ecclesiale del territorio. “La necessità di promuovere la crescita di una fede adulta – scrive mons. Renna – appare tra le priorità evidenziate dalla riflessione del Convegno di Verona, specie in relazione alla presenza di una fede essenzialmente liturgico-devozionale – molti sono i sacramentalizzati, molto meno gli evangelizzati – che impone la necessità di individuare modelli alternativi rispetto alla pastorale tradizionale che consentano di disegnare un nuovo profilo di comunità parrocchiale, come comunità cristiana credibile per i nostri conterranei e contemporanei”.
Da Verona in poi… Ricordando i “vari momenti” che hanno animato il Convegno di Verona, mons. Renna sottolinea che “nell’attuale clima culturale, la testimonianza cristiana in quanto frutto di libertà vera, autentica, prova di non appiattimento all’omogenizzazione culturale imperante, rappresenta un rischio perché è scomoda”. Per il vescovo, “Chiesa particolare e parrocchie dovrebbero essere luoghi di profezia in cui ascoltare le attese, i contrasti, le promesse; luoghi di confronto e di analisi, di ricerca e di dialogo, di proposta d’amore e di speranza”. Un po’ come è avvenuto nella diocesi al rientro da Verona: nei mesi successivi al Convegno, si è cercato di sollecitare la riflessione delle 37 comunità parrocchiali attorno ai 5 ambiti (vita affettiva, lavoro e festa, fragilità, tradizione, cittadinanza) per far emergere aspirazioni, esigenze, proposte. La sintesi dei lavori delle singole realtà parrocchiali – raccolta, con il contributo dell’Ufficio catechistico e dell’Ufficio scuola, in un documento dal titolo “Da Verona in poi” – è allegata alla Lettera pastorale del vescovo.
Gli ambiti e il territorio. Il documento presenta non solo le riflessioni emerse attorno ai 5 ambiti, ma anche delle proposte concrete per la loro realizzazione sul territorio. Così, ad esempio, in riferimento alla “vita affettiva”, le proposte avanzate vorrebbero, tra l’altro, che “venga istituito in parrocchia un punto di ascolto e di accoglienza ove si possa rivolgere chiunque abbia un problema personale o familiare per ricevere consigli… Vengano istituiti sia a livello interparrocchiale che diocesano dei corsi di formazione sui problemi relazionali… È importante che il linguaggio dell’annuncio esprima il calore proveniente da relazioni affettive profonde anche nella vita ecclesiale”. In riferimento all’ambito del “lavoro” e della “festa”, viene chiesto di “recuperare il significato da attribuire al lavoro e alla festa attraverso l’aiuto dell’Ufficio per la pastorale del lavoro con la preparazione di un compendio… Si crei una rete di formazione e di conoscenza della dottrina sociale della Chiesa a livello parrocchiale, interparrocchiale e diocesano”. Per quanto riguarda la “fragilità”: questa “potrebbe essere risolta seguendo tre vie: l’ascolto, l’accoglienza dell’uomo e la condivisione… Si creino servizi ai fratelli immigrati (buoni pasto mensili, un centro di volontariato di accoglienza…). I percorsi catechistici e formativi devono tener conto della particolare condizione di fragilità giovanile”. In riferimento alla “tradizione”, le proposte vorrebbero, tra l’altro, che “la parrocchia diventi testimone, quindi il luogo dove la tradizione trova compimento attraverso la dottrina, i sacramenti, la liturgia e la vita”. Infine, l’ambito della “cittadinanza”: “Si auspica la costituzione di una consulta cittadina interparrocchiale aperta alle istituzioni per costruire una sinergia che possa incidere di più sulla vita cittadina. La parrocchia deve occuparsi della formazione della coscienza civica dei ragazzi e dei giovani che la frequentano organizzando incontri interparrocchiali e diocesani che riscoprano i fondamenti della dottrina sociale della Chiesa”.
(18 luglio 2007)