C’è un volto bello

VERONA CONTINUA

Il mondo oggi “a ciascuno di noi chiede di contribuire, secondo le proprie possibilità, a mostrare il volto bello della Chiesa”. Così mons. Francesco Guido Ravinale , vescovo di Asti, nella sua ultima Lettera pastorale, diffusa nei giorni scorsi. Le conclusioni del IV Convegno ecclesiale nazionale di Verona come guida per l’anno pastorale che adesso inizia e anche per il prossimo futuro e come “uno schema efficace per rendere concreta la testimonianza” è l’idea centrale della Lettera, che propone alcuni obiettivi concreti per attuare le scelte di fondo emerse a Verona.

Un impegno di servizio. Una valorizzazione della Caritas è il primo obiettivo che mons. Ravinale propone. “Presente da molti anni nella nostra diocesi e protagonista di tanti interventi preziosi, recentemente è stata affidata alla conduzione responsabile di un gruppo di laici, desiderosi di realizzare un servizio coerente con uno Statuto che vuole la Caritas organismo pastorale, con una missione prevalentemente educativa”. Per il vescovo di Asti, “potrebbe rivelarsi un servizio veramente capace di evangelizzazione, soprattutto se si potesse presentare come espressione di una Chiesa animata da spirito evangelico, pronta a farsi carico delle situazioni umane e sociali”. Infatti, “anche persone non disposte a permettere alla Chiesa di presentare un proprio insegnamento potrebbero accogliere con animo diverso il volto bello di una Chiesa evidentemente alla ricerca del vero bene dei fratelli”. Il servizio della carità in tal modo “risulterebbe un annuncio calato nella vita quotidiana e attento a quegli ambiti della vita sui quali il Convegno ecclesiale ha voluto incentrare la propria riflessione: la vita affettiva, il lavoro e la festa, la fragilità umana, la tradizione e la cittadinanza”. Nei prossimi anni, osserva il presule, “l’attenzione pastorale si potrà anche soffermare in modo più puntuale su ciascuno di questi aspetti, per rendere concreta la testimonianza che desideriamo donare, ma ora è innanzi tutto importante strutturare un organismo capace di stimolare l’intera comunità cristiana nel suo impegno di servizio”.

In tutte le vicarie. Per un’azione efficace, secondo mons. Ravinale, “è necessario che la Caritas non esista soltanto a livello diocesano, ma raggiunga in modo capillare tutto il territorio. Le dimensioni troppo frammentate dei nostri paesi rendono impensabile un’articolazione a livello parrocchiale, ma, nell’ottica di una pastorale d’insieme, ogni vicaria foranea potrebbe dotarsi di una sua Caritas, per animare una comunità capace di conoscere le problematiche presenti e di farsene responsabilmente carico”. La “capillare strutturazione della Caritas in tutto il territorio” diocesano “sarà un modo concreto di realizzare quella Chiesa del sì di cui il Santo Padre ha parlato con entusiasmo a Verona”. “Mostrare il volto bello della Chiesa” chiede, per il corrente anno, dunque, “un’azione pastorale tesa a rendere presente la Caritas in tutte le vicarie, perché su tutto il territorio diocesano si possa sperimentare l’importanza e la bellezza di una Chiesa pronta a farsi carico delle fragilità, con il desiderio fattivo di offrire risposte e di donare speranza”.

Preghiera e testimonianza. Tutto questo non si potrà realizzare “senza un’adeguata catechesi di sensibilizzazione, alimentata dalla Parola di Dio”. Di qui la necessità di “offrire una Lectio divina , che ponga i fedeli in atteggiamento di ascolto e soprattutto di disponibilità a prolungare nella vita quanto si è assaporato nella preghiera”. Particolarmente significativa per orientare i credenti “a mostrare il volto bello di una Chiesa in spirito di servizio è quella parte degli Atti degli Apostoli in cui vengono scelti i diaconi per il servizio delle mense e per l’assistenza ai poveri. Mi auguro che in tutta la diocesi – afferma il vescovo – sia possibile pregare con questo prezioso metodo, con il duplice vantaggio di proporre il necessario accostamento alla Parola del Signore e di stimolare la testimonianza della carità”.

Il bene di tutti. Per mons. Ravinale è, poi, “doveroso un accenno all’insegnamento di Papa Benedetto, che nella sua enciclica Deus caritas est ricorda la stretta connessione tra Eucaristia e carità”. “Questo legame – riflette il presule – ci offre la possibilità di trovarci uniti nell’impegno di prolungare la celebrazione eucaristica nelle opere dell’amore, che trovano in essa la loro efficacissima sorgente. Il mistero eucaristico è grande in se stesso, ma è importante per noi vivere fino in fondo la provocazione allo spirito di servizio che Gesù vi ha pensato e mostrato fin dalla prima volta che spezzò il pane e distribuì il vino ai suoi discepoli”. “Offrire in tutte le parrocchie una catechesi e una celebrazione eucaristica capaci di motivare una vita di fede che si prolunghi nella preoccupazione di contribuire al bene e alla felicità di tutti” diventa, pertanto, un altro obiettivo dell’anno pastorale in corso, per rendere visibili i frutti del Convegno di Verona, come anche “confrontarsi nella preghiera individuale e comunitaria con la Sacra Scrittura, per comprendere quale volto di Chiesa il Signore ci chiede di realizzare”.

(14 settembre 2007)