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Occorre “affrontare il dialogo interreligioso e interculturale con ottimismo e speranza. Esso non può essere ridotto a un extra opzionale: al contrario”, è “una necessità vitale, dalla quale dipende in larga misura il nostro futuro”. Lo ha affermato Benedetto XVI , rivolgendosi, nel pomeriggio del 28 novembre, al presidente del Direttorato degli affari religiosi della Turchia, Alì Bardakoglu. Nel suo saluto, esteso anche “a tutti i leader religiosi” del Paese, “specialmente ai Gran Muftì di Ankara e Istanbul”, e a “tutti i musulmani”, il Papa ha spiegato che “i cristiani e i musulmani, seguendo le loro rispettive religioni, richiamano l’attenzione sulla verità del carattere sacro e della dignità della persona”. E’ questa la base del nostro reciproco rispetto e stima, questa è la baseper la collaborazione al servizio della pace fra nazioni e popoli, il desiderio più caro di tutti i credenti e di tutte le persone di buona volontà”. Di qui l’auspicio che il “trovarci insieme” nel nome di Dio “sia un segno del nostro comune impegno al dialogo fra cristiani e musulmani”.
Un comune destino. Secondo l’insegnamento del Concilio Vaticano II che, ha precisato Benedetto XVI, “per più di quarant’anni ha ispirato e guidato l’approccio della Santa Sede e della Chiese locali di tutto il mondo nei rapporti con i seguaci delle altre religioni”, tutto il genere umano “condivide un’origine comune e un comune destino: Dio, nostro creatore e termine del nostro pellegrinaggio terreno”. “I cristiani e i musulmani – ha rammentato il Papa citando la Dichiarazione Nostra Aetate – appartengono alla famiglia di quanti credono nell’unico Dio e che, secondo le rispettive tradizioni, fanno riferimento ad Abramo”. Un’unità “nelle nostre origini e nei nostri destini” che “ci sospinge a cercare un comune itinerario, mentre facciamo la nostra parte in quella ricerca di valori fondamentali” così “caratteristica delle persone del nostro tempo”. “Come uomini e donne di religione – ha proseguito il Papa – siamo posti di fronte alla sfida della diffusa aspirazione alla giustizia, allo sviluppo, alla solidarietà, alla libertà, alla sicurezza, alla pace, alla difesa dell’ambiente e delle risorse della terra. Ciò perché anche noi, mentre rispettiamo la legittima autonomia delle cose temporali, abbiamo un contributo specifico da offrire nella ricerca di soluzioni adatte a tali pressanti questioni”.
Libertà religiosa. “In particolare – ha sottolineato Benedetto XVI – possiamo offrire una risposta credibile alla questione che emerge chiaramente dalla società odierna, anche se essa è spesso messa da parte”, ossia quella “riguardante il significato e lo scopo della vita, per ogni individuo e per l’intera umanità”. Per il Papa “siamo chiamati ad operare insieme, così da aiutare la società ad aprirsi al trascendente, riconoscendo a Dio” il posto “che Gli spetta”. “Il modo migliore per andare avanti – ha osservato ancora Benedetto XVI – è quello di un dialogo autentico fra cristiani e musulmani, basato sulla verità e ispirato dal sincero desiderio di conoscerci meglio l’un l’altro, rispettando le differenze e riconoscendo quanto abbiamo in comune. Ciò contemporaneamente porterà a un autentico rispetto per le scelte responsabili che ogni persona compie, specialmente quelle che attengono ai valori fondamentali e alle personali convinzioni religiose”. Un ruolo di primo piano riveste per il Pontefice la libertà di religione che, “garantita istituzionalmente ed effettivamente rispettata, sia per gli individui come per le comunità, costituisce per tutti i credenti la condizione necessaria per il loro leale contributo all’edificazione della società, in atteggiamento di autentico servizio, specialmente nei confronti dei più vulnerabili e dei poveri”.
Vincoli spirituali. “Il Suo Paese è molto caro ai cristiani: molte delle primitive comunità della Chiesa furono fondate qui e vi raggiunsero la maturità, ispirate dalla predicazione degli Apostoli”, e “la tradizione giunta sino a noi afferma che Maria, la Madre di Gesù, visse ad Efeso, nella casa dell’apostolo san Giovanni”. Benedetto XVI si è soffermato anche sul “glorioso passato” di “questa nobile terra”, testimoniato da “tantissimi monumenti cristiani e musulmani”. Rievocando la figura di Papa Giovanni XXIII, quando, come arcivescovo Roncalli, trascorse alcuni anni nel Paese anatolico in qualità di rappresentante pontificio a Istanbul, Benedetto XVI ha affermato di essersi preparato alla sua visita “con i medesimi sentimenti” del suo predecessore che affermava di “voler bene al popolo turco” e di apprezzarne “le qualità naturali”. Il Pontefice ha quindi fatto sue le parole di Giovanni Paolo II in occasione della visita nel 1979: “Mi domando se non sia urgente, proprio oggi in cui i cristiani e i musulmani sono entrati in un nuovo periodo della storia, riconoscere e sviluppare i vincoli spirituali che ci uniscono, al fine di promuovere e difendere insieme i valori morali, la pace e la libertà”.
(28 novembre 2006)