RASSEGNA STAMPA
Il primo giorno del viaggio apostolico di Benedetto XVI in Turchia monopolizza, naturalmente, le prime pagine dei principali quotidiani nazionali. Alcuni titoli: “Il Papa apre alla Turchia in Europa” (Corriere della Sera), “Il Papa: dialogo con l’Islam” (Repubblica), “Il Papa: rispetto per l’Islam” (Stampa), “La nuova Europa di Ratzinger” (Sole 24 Ore), “Il Papa benedice la Turchia in Europa” (Giornale), “Il Papa in Turchia: Dialogo e rispetto” (Messaggero), “Islam, il Papa apre la porta del dialogo” (Unità), “Il Papa abbraccia la Turchia” (Manifesto), “Il Papa: Libertà religiosa, Il mufti: Rispetto per noi” (Europa), “Il Papa e l’Islam: Un sincero scambio tra amici” (Avvenire).
Di “inversione di rotta” in merito all’ingresso della Turchia in Europa parla il CORRIERE DELLA SERA , in un editoriale in cui si mettono a confronto le posizioni dell’allora card. Ratzinger con quelle espresse ieri al premier Erdogan. “La contrarietà del cardinale Ratzinger all’ingresso della Turchia nell’Unione europea è una prova che egli, allora, non pretendeva di diventare Papa” , il commento dell’editoriale, che ricorda come da cardinale Ratzinger, nel settembre del 2004, aveva definito “antistorica” la prospettiva dell’ingresso della Turchia in Europa, “e che sarebbe stato un grande errore assecondarla”.
“Arrivando ad Ankara con discorsi soppesati al bilancino – scrive Marco Politi su Repubblica – Benedetto XVI si presenta come chi vuole aprire una pagina nuova nei rapporti con il mondo musulmano. Il dialogo fra cristiani e musulmani – dice – non può essere un optional, è una necessità vitale da cui dipende il futuro del pianeta. Entrambi hanno un’origine comune alle spalle e un comune itinerario dinanzi a sé. Più che un pellegrinaggio il suo viaggio assomiglia nelle prime battute a una grande tournée di persuasione per riannodare rapporti e amicizie”.
Anche per padre Enzo Bianchi ( STAMPA ), “la visita del successore dell’apostolo Pietro al successore dell’apostolo Andrea, suo fratello, è innanzitutto un incontro fraterno tra cristiani d’Occidente e d’Oriente, ma si è via via caricato di significati sempre più ampi e complessi. In quella terra le problematiche legate al confronto tra Cristianesimo e Islam hanno preso il sopravvento sull’aspetto più propriamente ecumenico, cioè intra-cristiano, dell’incontro tra Benedetto XVI e il patriarca ecumenico Bartholomeos I”. In una prospettiva più ampia, secondo il priore di Bose, “il dialogo fra Cristianesimo e Islam è questione che non riguarda solo l’insieme dei fedeli delle due religioni, ma la stessa convivenza civile mondiale, anche perché ciascuna di loro non è minimamente riconducibile all’orizzonte geo-culturale con cui la si vorrebbe identificare: l’Occidente per il Cristianesimo e il mondo arabo per l’Islam”.
Di “due Turchie diverse” con cui il Papa si deve confrontare parla Massimo Introvigne , sul GIORNALE , sottolineando che “la Turchia non è solo un Paese dove la fede musulmana resta ampiamente maggioritaria e che oggi è governato da un partito islamico. È anche una delle capitali del laicismo militante”. Di qui la necessità di “fare della Turchia una democrazia compiuta e isolare l’ultra-fondamentalismo estremista. A questa riconciliazione ha dato paradossalmente un contributo importante Benedetto XVI, sia incontrando prima Erdogan e poi il vero capo del kemalismo, il presidente della Repubblica Sezer, sia inserendo tra i due incontri la visita, di straordinaria portata simbolica, di un Papa di Roma alla tomba del laicissimo Ataturk”.
Per Silvio Fagiolo (SOLE 24 ORE), “il viaggio del Papa va oltre la dimensione europea per coinvolgere l’intero Occidente in quel dialogo fra le culture e le religioni che appare oggi più che mai una delle chiavi di volta di pacifiche relazioni internazionali”. “Quello dei valori e principi comuni – scrive Roberto Monteforte sull’ UNITÀ – è stato uno dei punti chiave della prima tappa della difficile visita di Ratzinger in Turchia, Paese a stragrande maggioranza islamica. Non sono mancati i riconoscimenti da parte del Papa a questo paese moderno, così caro ai cristiani per la sua storia. Ma proprio nel paese cerniera tra Europa e Asia e luogo di confronto tra culture e religioni, il pontefice ha posto con forza il tema di una libertà religiosa non solo formale e del riconoscimento dell’apporto che le minoranze religiose possono dare al futuro della società turca, sospesa tra la laicità voluta dal fondatore Kemal e le pressioni islamiche. È giusto che le religioni non esercitino un potere politico, sottolinea, ma il loro apporto va riconosciuto”.
Quello del Papa in Turchia, sostiene Samir Kahlil Samir su AVVENIRE , “è un messaggio a più dimensioni: solidarietà tra credenti per testimoniare i valori trascendenti; progetto di società laica rispettosa della società civile come dei credenti; e impegno per la pace basata sulla giustizia e la legalità internazionale”. L’augurio dell’editorialista è “che queste argomentazioni trovino larga corrispondenza nell’opinione pubblica, quella turca, ma anche del mondo intero”.
(29 novembre 2006)