AGORÀ DEI GIOVANI
L’Agorà dei giovani è, molto probabilmente, l’evento giovanile più grande promosso direttamente dalla Chiesa italiana. In questo senso rappresenta una vera sfida per la Chiesa soprattutto per quello che riguarda i linguaggi da conoscere e usare per aprire e continuare il dialogo con le nuove generazioni. A poche ore dall’apertura delle giornate diocesane di accoglienza (29-31 agosto), che sfoceranno nell’incontro del Papa il 1 e 2 settembre nella piana di Montorso a Loreto, il SIR ha posto alcune domande a don Domenico Pompili, responsabile della comunicazione di Agorà e direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della Cei.
Quali sono le principali novità di Agorà sul piano dei linguaggi?
“Direi che la novità dell’Agorà non consiste tanto in un linguaggio specifico mai utilizzato fino ad oggi, data la vicinanza con la Gmg del 2000 e col raduno di Azione Cattolica del 2004. La novità sta piuttosto nell’uso ormai indiscriminato e direi quasi industriale della tecnologia. Per cominciare c’è un sito (www.agoradeigiovani.it) visitato da 1 milione e 200mila persone e che viaggia alla media di 60mila accessi giornalieri. È diventato giorno dopo giorno il punto di riferimento per giovani, volontari e giornalisti, dove si va a curiosare per vivere in anteprima quello che accadrà a Loreto e per sapere quel che è necessario attraverso una sterminata photogallery e continui aggiornamenti di ora in ora. All’interno del sito poi c’è la possibilità di capire il senso del triennio di attenzione riservata ai giovani e una serie di link per farsi un’immagine compiuta di questo impegnativo progetto educativo della chiesa italiana. Se dal Sito passiamo a conoscere più da vicino i linguaggi della due-giorni lauretana (interamente in diretta su Rai 1 e Sat2000) scopriamo qualche conferma e qualche nuova intuizione. Nella Veglia con Benedetto XVI ad esempio il linguaggio privilegiato è quello basilare del dialogo interpersonale, un colloquio che non si vuole stereotipato o convenzionale. Non è un caso che ci si metterà tutti in ascolto della pagina lucana dell’Annunciazione e ancor prima sarà il papa ad ascoltare le domande dei giovani. Lo spettacolo serale non avrà come si usa abitualmente un presentatore. E l’assenza dice una volontà precisa: quella di dare a questo momento artistico la forma di una narrazione. Più che un assemblaggio di personaggi noti della musica (da Baglioni alle Vibrazioni, da Bocelli a Dalla) sarà la storia di un uomo che si lascia incontrare da Dio, esattamente come Maria nella sua casa di Nazareth. Anche i vip della musica italiana entrano all’interno di questa ricerca spirituale, attraverso frammenti autentici della loro esperienza di vita che aiutano a descrivere i tratti di un cammino che va dal turbamento alla possibilità che il Mistero cambi la vita. Un’autentica novità sono le cosiddette fontane di luce, otto situazioni della condizione dei giovani che si trasformeranno in una particolare forma di ascolto. Saranno tutte occasioni per meditare, individualmente o in piccoli gruppi, ed attraversare la notte del sabato sera in modo certo originale. C’è poi un altro aspetto che vorrei sottolineare…”.
E quale?
“All’animazione liturgica collabora anche Esagramma, una realtà milanese di circa trenta giovani diversamente abili, guidata da mons. Pierangelo Squeri, teologo e musicologo. Si tratta di una orchestra sinfonica cui i ragazzi approdano dopo corsi della durata minima di tre anni, fino a sei per il perfezionamento orchestrale. Esagramma sarà presente nella liturgia eucaristica. Il linguaggio della musica interpretato da questi giovani è una cosa da segnalare anche per la novità”.
In eventi grandi come questo di Agorà, i giovani trovano quella ribalta positiva che la tv e i media in generale riservano loro solo per fatti di cronaca nera. Cosa vengono a chiedere questi giovani alla Chiesa e cosa la Chiesa ha da offrire loro?
“Mi pare che proprio la parola Agorà evocando la piazza delle antiche città greche, suggerisca uno spazio allargato di incontro a cielo aperto, una possibilità di confronto senza pregiudizi o paure. Credo che questo desiderino i giovani: stabilire un contatto, superando la solitudine in cui spesso vivono. In altre parole chiedono di essere ascoltati e sembrano pure voler dire che non sono come spesso ci si attarda a descriverli. Allo stesso tempo anche ai giovani è offerta una possibilità: quella forma privilegiata di incontro con Dio, simboleggiato dalla Santa Casa, dentro le cui mura risuonarono parole di vita che cambiarono la vita di una giovane. Proprio ciò che è accaduto a Maria di Nazareth in una sperduta provincia dell’Impero romano, dice l’imprevedibile possibilità di grazia e di bellezza che è dentro l’esistenza, anche la più anonima. In una stagione in cui i giovani sono spesso provocati dalla vuotezza di certi stili di vita, il Vangelo torna a sedurre in tutta la sua sconcertante semplicità”.
Il Papa verrà a Loreto per comunicare e dialogare con i giovani, per rispondere alle loro domande. Un tentativo forte di ridurre una distanza col mondo giovanile (che molti ancora vedono…) o più verosimilmente un tentativo di avvicinarsi?
“Non ci sono mai posizioni acquisite una volta per tutte, specie nei riguardi del mondo giovanile che è per definizione fluido e in continuo divenire. Per questo la Chiesa, non da oggi, sa che deve sempre ritrovare la giusta prossimità coi giovani, tenuto conto dei profondi cambiamenti intervenuti e dei processi di frammentazione e di spersonalizzazione che colpiscono soprattutto i giovani. D’altra parte quando è in crisi o sotto pressione l’identità personale, il compito della chiesa si fa più arduo. Perché il Vangelo in fondo cerca interlocutori e quando la persona fatica ad emergere anche l’evangelizzazione stenta a farsi strada”.
(30 agosto 2007)