Giorni senza tramonto

AGORÀ DEI GIOVANI

Montorso, per due giorni, si è riempita dell’entusiasmo contagioso di mezzo milione di giovani multicolori. L’incontro di sabato 1 e domenica 2 settembre con il papa, a conclusione del primo anno dell’Agorà dei giovani italiani, è stato un momento di festa e di proposta forte di fede. I partecipanti lo hanno capito: pronti a gioire, ad applaudire passaggi significativi dei discorsi del Santo Padre, ma anche a restare in silenzio durante la veglia e l’eucaristia. Ragazzi e ragazze assetati di speranza e carichi di fede, capaci di darne pubblica testimonianza e di mettersi in gioco per essere “protagonisti attivi nella società”.

Non lasciatevi scoraggiare. “Non abbiate timore, Cristo può colmare le aspirazioni più intime del vostro cuore”. Con questo messaggio papa Benedetto XVI si è rivolto ai giovani radunati a Montorso nel corso della veglia del sabato pomeriggio. Ragazzi e ragazze giunti da tutt’Italia, e anche dall’estero, per ascoltare la sua voce e per incontrare coetanei uniti dalla comune fede in Gesù Cristo. “Cari amici – ha esordito – non dovete aver paura di sognare ad occhi aperti grandi progetti di bene e non dovete lasciarvi scoraggiare dalle difficoltà. Cristo ha fiducia in voi e desidera che possiate realizzare ogni vostro più nobile ed alto sogno di autentica felicità. Niente è impossibile per chi si fida di Dio e si affida a Lui”. Marginalità e silenzio di Dio due dei temi affrontati, in un dialogo franco e parlando a braccio. “Nelle periferie sembra difficile andare avanti”, ha ricordato, rispondendo a una coppia di ventisettenni provenienti da un quartiere della periferia di Bari, che gli hanno raccontato della difficoltà di vivere nel loro territorio e di come si sentano “senza storia, senza prospettive e perciò senza futuro”. “Le grandi cellule della vita e della società che possono costruire centri anche nelle periferie sono frantumate”, ha osservato il pontefice, riferendosi alla realtà della fam iglia, rispetto alla quale “dobbiamo fare il possibile” affinché “sia viva e sia anche oggi la cellula vitale e un centro nella periferia”. Anche “la parrocchia, cellula vivente della Chiesa”, che è “un luogo di speranza, di vita e di solidarietà”, deve aiutare “a costruire centri nella periferia”. Sul secondo tema, Benedetto XVI ha evidenziato come “tutti noi conosciamo il silenzio di Dio”, e anche grandi figure come madre Teresa ne fecero esperienza. Siamo chiamati ad accettarne il silenzio, “ma non ad essere sordi al suo parlare”, ha aggiunto, sottolineando come “la fede crea amicizia e cammino”, e in simili occasioni si scopre come essa “non venga dal niente. Dio si rivela a noi affinché anche noi diventiamo luce per gli altri”.

Vogliamo essere protagonisti. A salutare il papa, a nome di tutti i ragazzi italiani, Luca Romani. “Noi vogliamo mettere Dio al centro della nostra esistenza”, ha dichiarato. E ha aggiunto: “Molte volte il mondo giovanile è descritto come indifferente e superficiale. Stasera lo diciamo a tutti: non è così! Vogliamo davvero essere protagonisti attivi nella società, nella famiglia, nel lavoro e nella comunità cristiana… Essere qui a Loreto, all’ombra della Casa di Maria e sotto il suo sguardo di Madre c’incoraggia ad assumere questo impegno, a dire in fretta, senza aspettare domani, un sì incondizionato a Dio”. Mentre il presidente della Cei, mons. Angelo Bagnasco, parlando al papa domenica mattina, ha ricordato che “ciascuno dei giovani qui presenti” desidera “nella profondità dell’anima” dire “sì a Gesù”. “Le difficoltà e i limiti umani non mancano, come pure le ferite del peccato con le sue false libertà. Nell’intimo, però, ogni giovane – ha concluso – avverte il desiderio di spendere la vita per qualcosa di grande, di seguire la speranza che non delude, di donarsi senza riserve e condizioni”. Sul palco, sabato pomeriggio, è salito anche mons. Anthony Fisher, vescovo ausiliare di Sidney e responsabile del comitato per la Gmg del 2008, che ha rivolto un appello agli italiani affinché portino a Sidney “la fede e l’esuberanza”. “Ardite a qualcosa di più grande”, ha detto ai giovani. “Sono sicuro che Gesù manterrà la promessa che ha fatto a ognuno di voi: vi darà la forza di essere suoi testimoni anche ai confini del mondo”.

L’abbraccio del Signore. Una Gmg può cambiare la vita. Come ha raccontato Ilaria, 25enne romana. Una vita segnata “da una violenza silenziosa ma profonda”, fin da piccola, con “un padre assente e violento”, dal divorzio dei genitori, dall’anoressia. “Crescevo tenendo dentro tutto il mio dolore”, ha detto, finché “divenni anoressica”. Ilaria è uscita dal tunnel grazie all’aiuto della madre che “mi ha donato una fede semplice” e di un sacerdote, don Roberto. Nella sua vita la Gmg del 2000 resta una svolta: “Durante la veglia ho sentito l’abbraccio del Signore: ho cominciato la risalita. Ho iniziato un cammino di discernimento, in cui ho sentito che il Signore mi parlava a tu per tu attraverso la sua Parola”. “Sono qui questa sera – ha concluso – per dare voce a chi non ha voce, a chi, come me un tempo, non osa più sperare, e porta dentro, soffocato, un grido di aiuto: il Signore ti porta in braccio se ti fai portare”. Mentre padre Giancarlo Bossi, il missionario del Pime sequestrato per 39 giorni nelle Filippine, ha incontrato i giovani in una serata scandita da proposte musicali e artistiche, ripercorrendo la vicenda del suo rapimento e lanciando un appello: “Ciascuno di noi ha qualche cosa da dire. Non solo con le parole, c’è anche chi si esprime con gesti, chi nel silenzio solidale, chi con un sorriso. L’importante è mantenere vivo il sogno della vita. L’importante è volare! Ragazzi, fatevi rapire dai vostri ideali!”.

Vivete in umiltà. Dopo la veglia del sabato e la notte, Montorso si è risvegliata per il secondo incont ro forte con il papa e con Cristo, nella celebrazione eucaristica. E ancora sono risuonate le parole di Benedetto XVI. “Cari giovani”, la Chiesa “vi guarda con immenso affetto, vi è vicina nei momenti della gioia e della festa, della prova e dello smarrimento”. Papa Ratzinger ha invitato a vivere in umiltà, scelta “provocatoria per la cultura e la sensibilità dell’uomo contemporaneo” che vede nell’umile “un rinunciatario, uno sconfitto”, mentre è “la via maestra” perché “rappresenta il modo di agire di Dio stesso”. “Andate controcorrente”, ha esortato, invitando a non aver paura “di preferire le vie alternative indicate dall’amore vero: uno stile di vita sobrio e solidale; relazioni affettive sincere e pure; un impegno onesto nello studio e nel lavoro; l’interesse profondo per il bene comune”. “La motivazione fondamentale che unisce i credenti in Cristo – ha concluso – non è il successo ma il bene, un bene che è tanto più autentico quanto più è condiviso, e che non consiste prima di tutto nell’avere o nel potere ma nell’essere… Seguire Cristo comporta, inoltre, lo sforzo costante di dare il proprio contributo all’edificazione di una società più giusta e solidale, dove tutti possano godere dei beni della terra”.

Andate e testimoniate. Dopo la messa e la recita dell’Angelus, l’ultimo gesto è stata la consegna del mandato missionario, da parte del papa, a 72 giovani italiani, che segna l’inizio del secondo anno di cammino dell’Agorà dei giovani italiani. “Come i 72 discepoli designati dal Signore Gesù – ha detto Benedetto XVI – andate con determinazione e libertà di spirito. Comunicate la pace, sostenete chi è debole, preparate i cuori alla novità di Cristo, annunciate che il Regno dei cieli è venuto”. “Il santuario lauretano – ha aggiunto – ci ricorda anche oggi che per accogliere pienamente la Parola della vita non basta conservare il dono ricevuto”, ma occorre “andare con sollecitudine per altre contrade, in altre città a comunicarlo con g ioia e riconoscenza, come la giovane Maria di Nazaret”. E proprio dopo questo invito Montorso ha cominciato a vuotarsi, i giovani si sono rimessi in cammino alla volta delle città e dei paesi dai quali erano partiti, per essere “veri testimoni nella piazza, nella società, portatori di un Vangelo non astratto, ma incarnato” nella vita di ciascuno.

(02 settembre 2007)