Un servizio da riamare

Settimana Sociale

“Nell’affrontare il tema dell’educazione al sociale e al politico oggi, siamo chiamati a tenere presente quanto dice la Nota pastorale Cei su Le comunità cristiane educano al sociale e al politico del 1998, quando ricorda che l’attitudine educativa di una comunità si misura nel vissuto quotidiano della pastorale ordinaria, da quanto sa educare nella catechesi, in quella giovanile e degli adulti”. Lo ha detto mons. Paolo Tarchi, direttore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro, aprendo il 1° giugno il seminario su “L’educazione al sociale e al politico nella pastorale ordinaria dopo Verona”. “Ci troviamo a metà strada tra il Convegno ecclesiale di Verona e la Settimana Sociale di Pistoia-Pisa – ha aggiunto Tarchi – e occorre riflettere sull’impatto a livello ecclesiale e pastorale delle riflessioni, dei contenuti e dei metodi del Convegno di Verona in vista della 100ª Settimana Sociale che metterà al centro dell’attenzione il bene comune”.

Oltre la “disaffezione”. “Parlare di educazione al sociale e al politico significa affermare che la comunità cristiana ha a cuore la presenza di un laicato che sia capace di un rapporto maturo con la fede e di scelte responsabili nel campo civile. Tali persone, quando sono davvero in grado di contribuire a sistemare e migliorare la grammatica sociale, quindi di agire concretamente nella storia, valgono quanto quelli che, nel volontariato, aiutano a dar da mangiare ai più poveri”. Per mons. Franco Giulio Brambilla, preside della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, è vero che “oggi c’è disaffezione verso la politica”, ma “a noi credenti è chiesto di sapere reinterpretare appieno il significato della dedizione alla città degli uomini, il suo valore insostituibile non solo per il buon funzionamento della città, ma anche per la vita della persona e lo sviluppo dell’identità personale”. “È certo – ha aggiunto Brambilla – che se la comunità cristiana non riprenderà una sua vena creativa anche in campo sociale non sarà in grado di offrire quello che il Papa ha definito un grande servizio non solo a questa Nazione, ma anche all’Europa e al mondo”.

“Coscienza morale” e “passione civile”. È da questo “mix”, che deve nascere un nuovo “stile” di presenza dei cattolici in ambito sociopolitico, in modo da “tenere la diversità di opzioni sociali e politiche nella dialettica fruttuosa di chi non solo non demonizza gli altri, ma anzi ha bisogno di riconoscere nell’altro la parte che manca inevitabilmente alla sua scelta storica”. Dai partecipanti, ha riferito il teologo sintetizzando i lavori dei gruppi di studio, è venuto l’invito a trovare “luoghi personali e sociali” di confronto della visione cristiana sul mondo con le altre prospettive culturali sull’uomo e sulla società, a partire dal bisogno di una “identità aperta” che “sappia apprezzare le diverse prospettive culturali, anzitutto tra i cristiani, per trovare l’unità dei credenti nell’unità della fede e della Chiesa”. Solo così, per Brambilla, “si avrà un modello di convergenza dei cattolici non a spese della legittima pluralità, ma proprio attraverso di essa”.

Il “rilievo politico” della carità. “Alla carità, nella specifica forma dell’amore del prossimo, va riconosciuto un rilievo politico”, ha detto il teologo, che ha esortato a “pensare il valore politico della carità”, andando oltre la sterile contrapposizione tra “giustizia” come anima del vivere sociale e principio regolatore della vita pubblica, e “carità” come ambito in cui viene relegata l’attività della Chiesa, da confinare le privato. “Nel riconoscimento dell’altro – ha spiegato il relatore – è sempre in gioco la coscienza di sé, e solo mostrando come questo riconoscimento dell’altro assuma le forme della prossimità è possibile mostrare la profonda relazione e la distinzione tra rapporto fraterno e rapporto sociale, tra essere prossimo e essere socio, e come essi s’intreccino reciprocamente”. “Il sociale non è solo luogo espressivo, ma costruttivo dell’identità cristiana”, ha affermato mons. Brambilla, parlando della necessità della “formazione all’impegno socio-politico con i laici”, a tre livelli: “La formazione della coscienza, la formazione culturale ed il livello dell’esercizio storico”. Per una “cittadinanza attiva”. Anche l’educazione al consumo e l’educazione al risparmio sono forme di “cittadinanza attiva”, ha ricordato mons. Tarchi, annunciando al termine del seminario che proprio al tema dell’educazione alla cittadinanza è dedicato un nuovo documento della Commissione episcopale della Cei per i problemi sociali e il lavoro, in via di elaborazione. Il nuovo testo, ha spiegato Tarchi, “farà tesoro” del recente Convegno ecclesiale di Verona – e in particolare della Nota che i vescovi italiani hanno approvato nella loro ultima Assemblea plenaria, di cui si aspetta la pubblicazione – e della prossima Settimana Sociale, in programma a Pistoia-Pisa dal 18 al 21 ottobre sul tema: “Il bene comune oggi. Un impegno che viene da lontano”.

(06 giugno 2007)