Settimana Sociale
“Ripercorrere la storia delle Settimane sociali significa di fatto ripercorrere l’intera storia del movimento cattolico in Italia e, più in generale, del cattolicesimo italiano negli ultimi cento anni”. Ne è convinto Agostino Giovagnoli, docente di Storia contemporanea all’Università Cattolica di Milano, tra i relatori del seminario sul tema “Il bene comune oggi: un impegno che viene da lontano”, secondo appuntamento in preparazione alla Settimana sociale dei cattolici italiani, in programma dal 18 al 21 ottobre a Pistoia e Pisa. “I cattolici si trovano oggi nella necessità d’interrogarsi su come non venire marginalizzati dalla politica, dall’economia e dalla società”, ha osservato Vera Negri Zamagni, docente di Storia economica all’Università di Bologna, soffermandosi sul “coraggio dei cattolici italiani di rientrare a pieno titolo in un storia nella quale li si riteneva irrilevanti”, nella seconda metà dell’Ottocento. A meno di tre mesi dalla 45a edizione dell’importante appuntamento nazionale, che celebrerà i 100 anni dell’iniziativa voluta da Giuseppe Toniolo, riprendiamo alcuni “spunti” dal seminario di Bari (maggio 2007), in particolare sul tema dei rapporti tra i cattolici e lo Stato e sul contributo del movimento cattolico alle trasformazioni dell’economia e della società.
I cattolici e lo Stato. “Il ruolo che i cattolici hanno storicamente svolto in rapporto alle istituzioni conta di più dei loro diversi orientamenti, anche per ciò che riguarda il piano politico-istituzionale”. Giovagnoli sintetizza in questi termini un giudizio dato da Federico Chabod nel 1948, che secondo il docente è attuale ancora oggi. “L’ingresso dei cattolici nella vita politica ha costituito l’evento più rilevante della storia politica italiana del XX secolo”, ha rilevato: anche la “lacerazione” tra popolari e clerico-fascisti pochi anni dopo il 1919 (anno della comparsa del Partito popolare italiano, ndr ), secondo Giovagnoli, “come altre vicende del cattolicesimo italiano del Novecento, rientra tra le conseguenze del ‘ritorno’ dei cattolici in politica dopo un’assenza durata 50 anni”, dal non expedit del 1869. “La storia politica italiana – è la sua tesi di fondo – mostra che l’estraneità dei cattolici costituisce un grave fattore di instabilità, in un Paese in cui la Chiesa cattolica ha un ruolo inevitabilmente rilevante anche per quanto riguarda la dimensione politico-istituzionale che, in senso stretto, non la riguarda direttamente”. È questo il contesto in cui s’inseriscono anche le Settimane sociali, che “certamente non hanno rappresentato un evento politico, ma pure si sono collocate prima sulla strada di questo ritorno dei cattolici in politica e poi lo hanno fiancheggiato, animato, orientato”. Pace e democrazia. Un esempio per tutti: la XIX Settimana sociale, forse l’edizione più famosa, che si svolse a Firenze nel 1945, sul tema “Costituzione e Costituente”. Per Giovagnoli rappresentò un passaggio “molto significativo” nell’acquisizione del nesso tra pace e democrazia da parte della cultura cattolica italiana: “Il lavoro svolto dai cattolici nel successivo lavoro costituente – ha affermato lo storico – ne fu largamente influenzato”, grazie ad una “forte convergenza su chiari contenuti, immediatamente rilevanti sul terreno politico-istituzionale”. A parere dell’esperto, si tratta di un esempio indicativo “di come sia più facile per i cattolici avere un impatto sulla vita politico-istituzionale non tanto quando si tratta di tradurre in posizioni politiche e produzione legislativa i propri valori specifici, ma piuttosto quando le ragioni profonde del proprio cattolicesimo diventano direttamente rilevanti per definire gli orientamenti generali della vita politica e dell’assetto dello Stato”. Coraggio e “creatività”. “I cattolici italiani si sono spesi in campo economico-sociale, come in campo politico, con coraggio e inventività, e ci hanno lasciato una buona eredità di istituzioni attive e multiformi”. A farlo notare è stata Vera Negri Zamagni, che ha puntualizzato come “la presenza nelle attività economico-sociali” fosse forte già “prima che si realizzasse una presenza politica significativa”, dunque in “chiara autonomia” da essa. In particolare, “in un’epoca in cui la dottrina sociale della Chiesa era agli inizi e l’ambiente esterno così inospitale, i cattolici hanno offerto una testimonianza pubblica incisiva”, non solo “sulla linea secolare delle Opere Pie, sempre rimaste vive”, ma anche “su quella delle nuove realtà economico-sociali del mondo industrializzato”, ad esempio nell’ambito dell’impresa e dell’organizzazione del lavoro. Di qui la necessità, ha concluso, di “rivitalizzare e ripensare le istituzioni ereditate dal passato” e al contempo “pensarne di nuove, adatte al tempo presente”, prendendo spunto dal mondo della cooperazione, dell’impresa sociale e della democrazia partecipativa. In linea con lo spirito delle Settimane sociali, pensate da Toniolo per “fornire ai cattolici impegnati linee di pensiero che sostengano l’impegno concreto”. (27 luglio 2007)