La via del coraggio

Settimana Sociale

“Benedetto XVI ha lanciato ai giovani un forte appello a cambiare il mondo, partendo dalla capacità di andare controcorrente: senza paura di sentirsi fuori moda, per costruire una società più giusta, grazie ad uno stile di vita sobrio che prenda le mosse dall’attenzione ai poveri e agli ultimi”. Lo ha detto al SIR mons. Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea e presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici italiani. Rientrato da poche ore da Loreto, sintetizza in questi termini il “filo rosso” che unisce l’Agorà dei giovani italiani all’altro imminente appuntamento ecclesiale: la Settimana Sociale, che dal 18 al 21 ottobre (Pistoia-Pisa) festeggerà i cento anni di vita, chiamando a raccolta i cattolici italiani sul tema: “Il bene comune oggi: un impegno che viene da lontano”.

Quello del Papa ai giovani è stato un invito ad “andare controcorrente”, imparando a “sognare ad occhi aperti grandi progetti di bene”. Il legame con il tema della prossima Settimana Sociale è molto forte… “Il filo rosso delle parole del Papa di sabato 1 settembre, in risposta alle domande dei giovani, è stato che ognuno è importante agli occhi di Dio, anche il più piccolo, quello che apparentemente conta di meno. La differenza tra la visione del bene comune che fa da sfondo alla prossima Settimana Sociale e l’accezione corrente del termine sta proprio in questo: per il cristiano il bene comune è il bene di tutti e di ciascuno, il bene cioè che tiene conto di ciascuna persona, non solo il bene della società. Per la mentalità corrente, invece, in genere il bene comune è una sorta di bene totale, fatto di bilanci, di statistiche, incapace di guardare a quanti sono o possono essere penalizzati da tale visione. I Papa ha insistito molto sul problema delle periferie, quasi a voler suggerire che è importante che il bilancio che lo Stato sia positivo in termini economici, ma il vero problema è far sì che le periferie diventino centri: è questo che cambia la prospettiva. Benedetto XVI ha anche indicato il metodo concreto con cui lavorare, che è quello della casa di Nazareth, fatto di quell’umiltà capace di dire no all’orgoglio, alla violenza, alla prepotenza, alla voglia di prevaricazione che ci circondano”. Troppo spesso i sogni dei giovani si infrangono con la latitanza degli adulti: come educare le nuove generazioni alla “passione” per la politica? “Mi ha colpito molto il coraggio con cui il Papa ha accettato di confrontarsi direttamente con i giovani, rispondendo alle domande di tre ragazze. La situazione delle periferie, il silenzio di Dio, le crisi familiari ed esistenziali: tre situazioni molto reali, che Benedetto XVI ha affrontato in modo grandioso, con un atteggiamento sereno. Senza scandalizzarsi affatto: nessuna venatura di condanna o anatema, ma una grande apertura per indicare ai giovani la strada, già percorsa da Cristo, per risorgere. In altre parole, il Papa ha chiesto alle nuove generazioni di intraprendere la ‘via del coraggio’, l’impegno a lavorare per cambiare il mondo e costruire una società più giusta. La strada da percorrere, però, non passa solo per l’impegno nel volontariato, pur lodato dal Pontefice: il Santo Padre ha esortato i giovani ad andare oltre, ad essere loro gli operatori del cambiamento, attraverso un impegno più diretto nei vari ambiti della società, all’insegna del primato dei poveri e degli ultimi”. La dottrina sociale della Chiesa, della cui evoluzione la storia delle Settimane Sociali è un segno evidente, è stata spesso capace di scelte coraggiose e profetiche: la nostra società è ancora in grado di scommettere sulle nuove generazioni? “A mio avviso, c’è una larga fetta di giovani che, nonostante gli stereotipi, è carica di voglia di impegnarsi. Se aiutiamo le nuove generazioni a conoscere bene i fondamenti della dottrina sociale della Chiesa, saranno loro a trovare risposte veramente nuove per i problemi drammatici della società di oggi. La dottrina sociale della Chiesa è cresciuta insieme alle Settimane Sociali, e man mano altri documenti ecclesiali ne hanno completato il quadro: è cresciuta insieme all’esperienza di cattolici laici che si sono impegnati concretamente in situazioni e contesti storici molto diversi. Oggi è importante mantenere attivo un processo del genere, perché la dottrina sociale della Chiesa non è una dottrina teorica, ma proprio grazie all’impegno concreto delle persone coniuga l’attenzione al Vangelo e al mondo, grazie all’attenzione a ciascuna persona che ne costituisce il cardine”. Cosa si aspetta dalla prossima Settimana Sociale? “Che la dottrina sociale della Chiesa penetri sempre più in ciascuna comunità cristiana, a partire dalle parrocchie e dai gruppi. Che esca dall’ambito degli specialisti e diventi patrimonio comune della pastorale ordinaria, promuovendo anche sul territorio momenti di confronto su di essa”.

(05 settembre 2007)