Settimana Sociale
“Quindici giorni intensi di lavoro con tre o quattro appuntamenti, legati a temi di carattere sociale, che vengono offerti alla cittadinanza e alla comunità ecclesiale”. È l’identikit della Settimana Sociale che la diocesi di Piacenza-Bobbio organizza annualmente grazie alla collaborazione tra l’Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro e l’Azione Cattolica. L’incontro, celebrato quest’anno nel mese di febbraio, ha avuto per tema: “Bene comune, bene di tutti gli uomini e di ogni uomo”. Durante la Settimana – si legge sul sito dell’Azione Cattolica diocesana (www.sangiovanni7.org) – sono state offerte occasioni di ascolto, confronto e discernimento intorno alle questioni del bene comune, inteso non come la somma degli interessi individuali, ma come il bene di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. Insomma: una sorta di “riflessione anticipata” su un tema che verrà approfondito durante la 45ª Settimana Sociale nazionale (Pistoia e Pisa, 18-21 ottobre). A Pierpaolo Triani, presidente dell’Azione Cattolica diocesana, abbiamo chiesto cosa “porterà” l’esperienza piacentina alla Settimana nazionale.
Quali le peculiarità della Settimana Sociale diocesana?
“È da cinque anni che, in diocesi, grazie alla collaborazione tra l’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro e l’Azione Cattolica, abbiamo recuperato la celebrazione annuale della Settimana Sociale. Questa non si esaurisce nell’appuntamento annuale, ma si inserisce in un’attenzione che la comunità diocesana riserva alla formazione dei laici e dei cittadini circa la sensibilità sociale. Nella scorsa edizione si è voluto riflettere sul bene comune in vista dell’appuntamento nazionale e in collegamento con alcune sollecitazioni emerse al Convegno di Verona. Per questo, alla Settimana le due relazioni principali sono state affidate a mons. Franco Giulio Brambilla e a Savino Pezzotta, due dei relatori al Convegno Ecclesiale di Verona”.
Bene comune e territorio: cosa è emerso alla Settimana diocesana?
“La nostra Settimana Sociale ha dedicato un incontro specifico a rintracciare in aree fragili e forse un po’ trascurate della nostra convivenza spazi e persone che, qui e ora, costruiscono dei pezzi di bene comune. Si è trattato di un incontro a più voci su esperienze di realtà locali impegnate a far crescere il bene comune nell’impegno verso gli anziani, gli immigrati e i carcerati. L’obiettivo di fondo era cercare di contagiare i partecipanti alla Settimana perché, dal confronto con queste esperienze, potessero a loro volta progettare altrettanti gesti concreti. È emersa la consapevolezza che fare qualcosa è alla portata di tutti. Da qui la richiesta di una conversione verso le persone, soprattutto le più deboli, per la realizzazione del bene comune nel nostro territorio”.
Quale il contributo dei laici nella riflessione sul “bene comune”?
“Il contributo dei laici è fondamentale. Il bene comune è un orizzonte di fondo che guida l’azione dei cattolici nella società. Il bene comune, in quanto bene, è un fatto concreto: lo si può individuare e realizzare solo stando in situazioni concrete. Sono queste, infatti, a sollecitare la domanda su cosa sia bene comune e come lo si possa promuovere. È sempre più importante, perciò, avere laici che, dentro tali situazioni, sappiano porsi questa domanda e attivare processi di condivisione di una risposta”.
Cosa può “portare” un’esperienza locale alla Settimana nazionale?
“Un’esperienza locale può portare i tentativi di risposta concreta che ogni territorio sta dando a determinati problemi legati al bene comune. Penso, ad esempio, alle testimonianze, portate durante la nostra Settimana, circa le nuove povertà, ma anche all’impegno che, come diocesi e come associazione, abbiamo preso di non abbandonare le persone che si impegnano in politica: pur nel rispetto della diversità degli ambiti, stiamo cercando di sostenerle e formarle nel loro impegno. La diocesi, attraverso l’Ufficio per la pastorale sociale e in collaborazione con l’Università Cattolica, sta anche portando avanti un percorso di formazione socio-politica. Sono queste esperienze, riflessioni e progetti, che possono assumere un valore importante anche a livello nazionale”.
Come verrà “ripresa” sul territorio la Settimana nazionale?
“C’è stata una ripresa in anticipo. Dalla Settimana diocesana, infatti, si è attivato un laboratorio di riflessione sul rapporto tra vita ecclesiale, vita politica, vita sociale e bene comune. Se ne è parlato anche durante il recente Consiglio pastorale diocesano, facendo riferimento alla Settimana nazionale. Sicuramente i delegati della diocesi, che parteciperanno a questo appuntamento della Chiesa italiana, ci aiuteranno a riprendere i contenuti e la ricchezza di quanto verrà svolto. In questo, un contributo verrà dal Servizio diocesano per il progetto culturale che, attraverso l’iniziativa Punto Incontro, aiuta il territorio a riflettere su temi di grande valenza sociale”.
Quale l’augurio per l’appuntamento nazionale?
“La Settimana Sociale nazionale possa accrescere la sensibilità di tutti verso il tema del bene comune. Oggi il rischio è di immaginare la vita sociale come una somma di beni individuali, mentre la sfida del bene comune richiede una conversione intellettuale e morale, a cui tutti siamo chiamati”.
(10 ottobre 2007)