Scienza e vita
“Una forte sottolineatura della dimensione sociale e solidale della medicina e le scienze della vita, anche a livello internazionale”. E’ questo per GONZALO MIRANDA, decano della facoltà di Bioetica dell’ateneo pontificio Regina Apostolorum, “il maggiore contributo” della Dichiarazione universale di bioetica che l’Unesco (www.unesco.org) sta preparando e che sarà verosimilmente approvata nel corso della prossima Conferenza generale prevista in autunno. La bozza della Dichiarazione viene presentata sull’ultimo numero del Bollettino di dottrina sociale della Chiesa, trimestrale dell’Osservatorio internazionale card. Van Thuan sulla dottrina sociale della Chiesa (www.vanthuanobservatory.org), presieduto da mons. Giampaolo Crepaldi.
I lavori di redazione del testo sono durati un anno, grazie al lavoro del Comitato intergovernativo di bioetica (Igbc), organismo dell’Unesco, guidato dalla bioeticista dell’Università di Siena Cinzia Caporale. L’Igbc è nato nel 1998: composto dai membri di 36 Paesi, affianca il Comitato internazionale di bioetica (Ibc). Quello previsto entro fine anno sarà il primo accordo mondiale sui temi e sui principi bioetica: ne presentiamo alcuni “spunti”, ricordando che l’Unesco ha creato un programma dedicato alla bioetica già nel 1993, mentre nel 1997 ha approvato una “Dichiarazione universale sul genoma umano e sui diritti umani” e nel 2003 ha adottato una “Dichiarazione internazionale sui dati genetici umani”. UN “SAPERE CHE RIGUARDA TUTTI”. “La bioetica è diventata ormai un ambito del sapere che riguarda tutti, e non più soltanto alcuni specialisti”, scrive padre Miranda commentando la bozza della Dichiarazione dell’Unesco, che nell’era della globalizzazione “propone una visione e una gestione globale dei problemi etici che, in fondo, riguardano quasi sempre singoli individui ma sono ricchi di connotazioni sociali, legali e anche politiche”.
Anche se il rischio è di “imporre dall’alto, a tutti i paesi e a tutti gli individui, una determinata visione etica, con le conseguenti applicazioni pratiche e legisaltive”, dando luogo così ad “una specie di uniformazione delle idee e dei comportamenti, non rispettosa delle differenze culturali, religiose e sociali”, i lavori del Comitato internazionale di bioetica “si sono contraddistinti per trasparenza e universalità”, informa Miranda riferendo della completa fruibilità attraverso Internet di programmi, calendari, membri e documenti relativi all’iter del testo e delle “ampie consultazioni” realizzate interpellando governi, comitati e gruppi di bioetica ed ospitando nelle sessioni di lavoro numerosi “osservatori esterni”, con diritto di opinione. Alla sessione di agosto, dedicata alla revisione del testo della Dichiarazione, sono stati invitati anche rappresentanti delle religioni più importanti del mondo. Verso un “governo mondiale” delle coscienze? La Dichiarazione si presenta come “una piattaforma” a partire dalla quale l’Unesco si propone di “elaborare delle linee guida e strumenti internazionali” su tematiche specifiche e concrete”: tra non molto, “possiamo cominciare a ricevere indicazioni, con carattere universale, su problemi come aborto e contraccezione, clonazione, ricerca su embrioni umani, eutanasia”, fa notare l’esperto, chiedendosi se il “governo mondiale” governerà “sulle nostre coscienze”. Se la parte centrale, quella dei principi, non offre “nessun elemento nuovo” nell’ambito della bioetica, i problemi sorgono soprattutto nella loro interpretazione e applicazione.
La definizione di persona umana, l’insistente richiamo al “pluralismo”, il concetto di “salute riproduttiva” come “tentativo subdolo e poco onesto per approvare una serie di pratiche alquanto controverse”: questi per Miranda alcuni punti di “ambiguità” della Dichiarazione, che parte dalla definizione di bioetica come “lo studio e la risoluzione sistematica, pluralistica e interdisciplinare dei problemi etici presentati dalla medicina, le scienze della vita e le scienze sociali in quanto applicate agli esseri umani e al loro rapporto con la biosfera, includendo i problemi relativi alla disponibilità e accessibilità degli sviluppi scientifici e tecnologici e le loro applicazioni”.
Tra gli scopi del documento, quello di “offrire agli Stati una cornice di principi fondamentali nel campo della bioetica; promuovere il rispetto della dignità umana; riconoscere l’importanza della libertà nella ricerca scientifica, assicurando che il suo sviluppo avvenga all’interno di un quadro dei principi etici; fomentare il dialogo multidiscilpinare e pluralistico; promuovere l’accesso equo agli sviluppi medici, scientifici e tecnologici, soprattutto per i paesi in via di sviluppo”. (09 settembre 2005)