Scienza e vita
“Da alcuni decenni i diritti a cui si richiamano le organizzazioni internazionali si stanno trasformando in grimaldello ideologico di un relativismo totalitario che mira a cancellare ogni prospettiva fondata sulla superiorità del diritto naturale, come inteso invece dal cristianesimo e difeso dalla Chiesa cattolica. Sotto la bandiera dei diritti delle donne, ad esempio, si attuano in realtà violenti piani di controllo delle nascite”.
A sostenerlo sono una storica, LUCETTA SCARAFFIA, e una giornalista studiosa del femminismo, EUGENIA ROCCELLA, entrambe esponenti del comitato “Donne e vita”. L’occasione per illustrare la tesi contenuta nel loro libro, “Contro il Cristianesimo. L’Onu e l’Ue come nuove ideologie”, è stata offerta da un incontro del Mpv (Movimento per la vita) su “L’Europa, la scienza e le nuove tecnologie contro la vita”, svoltosi nei giorni scorsi a Roma. UNA FALSA LIBERTÀ. “150 milioni di donne, soprattutto nel Terzo mondo, vengono sottoposte in nome della libertà femminile alla sterilizzazione, attualmente il metodo più diffuso di controllo delle nascite a livello internazionale. Sono processi verticali, gestiti da governi di Paesi per lo più non democratici. Ormai, però, le due cose si sono fuse in un comodo schema, mentre i documenti internazionali tirano fuori i cosiddetti diritti riproduttivi.
La cifra – ha denunciato Roccella – fa capire con chiarezza la reale pratica che si nasconde dietro le belle parole e lo sbandieramento di diritti. L’errore di fondo che contiene la concezione che attraverso la pianificazione della natalità si arrivi alla libertà della donna”. Eppure, secondo l’analisi della giornalista, questa ideologia “pervade ormai le istituzioni europee e internazionali, e persino il linguaggio che opera una vera e propria desensibilizzazione delle coscienze”. INFORMAZIONE CORRETTA. Roccella ha fatto osservare ad esempio come “l’Europa offra finanziamenti ai piani di controllo demografico e ignori invece che il reale problema sia quello della denatalità”. Entrando invece nel recente dibattito sulla RU486, ha sottolineato che “attraverso termini come diritti si tenda a far passare la convinzione che chi è contro l’uso della pillola abortiva sia contro la donna”.
“Un’idea falsa – ha detto – smentita dal fatto che sono state le stesse donne a riconoscere il danno potenziale di certi metodi: ad esempio, non si sa che al Sesto congresso mondiale di tutti i movimenti per la salute della donna è stato firmato un documento di rifiuto di una serie di contraccettivi pericolosi, tra cui la RU486”.
È per questo motivo che, ha rimarcato OLIMPIA TARZIA, presidente di “Donne e vita”, “oggi occorre divulgare un’informazione scientifica chiara e corretta, perché su questi argomenti c’è ancora confusione”. Tarzia, da parte sua, ha fatto notare nell’incontro che “non si sente mai parlare di sindrome post-aborto”. E richiamandosi all’attualità ha detto: “In Francia ci si sta accorgendo che la pillola abortiva ha effetti psicologici devastanti “. L’UTOPIA DELLA GENETICA. Per Lucetta Scaraffia, bisogna impegnarsi dunque in “un lavoro intellettuale di decostruzione della cultura che ci sta intorno”. “Se le nuove tecnologie – ha detto – aprono nuovi problemi, è importante che i cattolici sappiano portare nella società letture critiche sugli effetti negativi che esse possono produrre. In questo possono servirsi soprattutto del pensiero di intellettuali laici coraggiosi”.
La storica ha citato a proposito l’analisi del sociologo Luc Boltanski che ha avuto il coraggio di denunciare come, con la legalizzazione dell’aborto e la selezione embrionale, l’Occidente sia tornato indietro a quando c’era il concetto di schiavitù. “Come allora – ha detto Scaraffia – stiamo a discutere sulla possibilità che ci siano individui di serie B. Sono gli embrioni che non sono tutelati nel diritto di essere considerati esseri umani, se non sono riconosciuti come tali dalle madri”.
“Crollate le ideologie – ha concluso la storica – oggi siamo nell’era delle utopie. Dietro di esse c’è la convinzione di poter raggiungere la felicità. Così, l’utopia della genetica nasconde l’illusione di poter costruire un’umanità migliore. È per questo che bisogna mostrare la fragilità di tali utopie e soprattutto impedire che passino dietro i diritti”. (28 settembre 2005)