Le scelte dei medici

Scienza e vita

Dall’Inghilterra un’altra notizia sulla maternità: una donna ha sviluppato la gravidanza al posto della figlia: in altre parole, la nonna ha partorito il nipote. È quello che in gergo tecnico si chiama “maternità surrogata” ed è vietata espressamente dalla legge italiana.

I giornali hanno riportato le motivazioni che hanno spinto questa donna di 53 anni a vivere una maternità al posto della figlia: “La gente dona organi e fa qualunque cosa per i propri figli. Io in fondo ho solo dedicato 9 mesi della mia vita a mia figlia, che è nulla per una mamma”.

Al di là della dichiarazione c’è qualcosa che dice che la mamma-nonna non sia stata a proprio agio sino in fondo: al momento del parto ha chiesto di essere sottoposta ad anestesia generale per non vedere il momento in cui la bambina veniva alla luce. Ha preferito svegliarsi dopo il parto e guardare la figlia con in braccio la nipotina: secondo lo schema tradizionale.

Dalla vicenda emergono tante considerazioni, alcune immediate, altre meno. Ad esempio, che ruolo ha avuto il personale medico in tutto questo? Non se ne parla. Ma è sufficiente per comprendere che si è posto totalmente al servizio del desiderio della coppia inglese di avere un figlio in un modo così sconcertante. Una figura fragile, dunque, piegata a servire le richieste dei pazienti, trasformati in clienti da accontentare sempre. E come compenso, probabilmente il guadagno, sicuramente la pubblicità.

Davanti a queste debolezze risuonano forti le parole di Benedetto XVI, pronunciate – guarda caso – all’ospedale pediatrico “Bambino Gesù” di Roma. Egli ha voluto testimoniare l’amore di Gesù per i piccoli sofferenti e ha invitato il personale medico a considerare la propria professione in questa dimensione umana e cristiana. “Ciò richiede – ha detto il Santo Padre – una disponibilità grande, una costante ricerca di moltiplicare le risorse disponibili; domanda attenzione, spirito di sacrificio, pazienza e amore disinteressato, per far sì che le mamme e i papà possano trovare qui un luogo dove si respiri speranza e serenità anche nei momenti di più acuta apprensione”.

Primo compito degli operatori sanitari è quello dunque di accogliere pazienti e familiari in un clima di serenità. E, poi, assicurare la qualità – eccellente – del trattamento. “Lasciate – ha poi detto il Papa – che spenda ancora una parola proprio sulla qualità dell’accoglienza e della cura che va riservata a chi è ammalato. Qui è vostra preoccupazione assicurare un trattamento eccellente non solo sotto il profilo sanitario, ma anche sotto l’aspetto umano. Voi cercate di dare una famiglia ai degenti e ai loro accompagnatori, e questo richiede il contributo di tutti: dei dirigenti, dei medici, degli infermieri e degli operatori nei vari reparti, del personale e delle numerose e benemerite Organizzazioni di volontari, che quotidianamente offrono il loro prezioso servizio. Questo stile, che vale per ogni Casa di cura, deve contraddistinguere in modo speciale quelle che si ispirano ai principi evangelici. Per i bambini, poi, non va lesinata alcuna risorsa. Al centro di ogni progetto e programma ci sia pertanto sempre il bene del malato, il bene del bambino ammalato”.

Il bambino malato, come ogni paziente deve essere al centro dell’attenzione del personale sanitario. Solo questa attenzione garantisce che si persegua il vero bene. Purtroppo – è il caso inglese – quando si antepongono i desideri sbagliati dei parenti, ne soffre il paziente. Che cosa ha comportato per il neonato inglese vivere nove mesi di intensa relazione biologica e personale nel grembo di una donna che poi lo ha consegnato ad un’altra? L’abbandono del figlio dopo la nascita è sempre una disgrazia: perché causarla in partenza? E il giusto desiderio di maternità non poteva riversarsi su un altro bambino, davvero abbandonato?

Queste riflessioni sono di carattere etico e sociale, ma non sono proprie solo di alcuni: devono essere assunte specialmente dal personale medico, la cui professione non ha semplicemente una valenza tecnica, ma umana. Se rinuncia a questo, facilmente cadrà nell’arbitrio e nell’offesa alla vita, nonostante tutte le intenzioni. Oggi, più che in passato, si delinea un’evidente spaccatura nella pratica medica tra chi è attento alla persona e chi è attento ai “desideri”. E, forse, presto gli ospedali cattolici si distingueranno per l’eccellenza del trattamento sanitario e morale.

Marco Doldi – teologo (05 ottobre 2005)