Scienza e vita
“Il nostro obiettivo è di lavorare con i giovani, sul piano culturale, alla ricerca della verità sul tema centrale della vita umana. I positivi risultati che abbiamo riscontrato con questo concorso sono molto incoraggianti”.
GIORGIO GIBERTINI, presidente dei giovani del Movimento per la vita italiano, ha accompagnato a Strasburgo, da martedì 25 a venerdì 28 ottobre, i 300 vincitori del premio “L’uomo e la scienza”, diciottesima edizione di questa iniziativa rivolta agli studenti del triennio delle superiori e agli universitari. VENTIDUEMILA PARTECIPANTI DA TUTTA ITALIA. All’edizione 2005 hanno partecipato 22mila ragazzi di tutte le Regioni italiane. Le ragazze sono più numerose dei coetanei; una maggior partecipazione in termini percentuali si registra spiegano gli organizzatori fra le scuole statali e, specialmente, fra gli istituti tecnici. I vincitori sono stati in visita per quattro giorni alle istituzioni europee.
“Abbiamo avuto l’opportunità – spiega Libertini al SIR, che ha seguito la “trasferta” – di assistere dal vivo alla seduta del Parlamento europeo sul tema delle biotecnologie e della brevettabilità delle cellule staminali. Nell’emiciclo del Consiglio d’Europa abbiamo invece discusso un testo in dieci punti sui temi dell’integrazione europea, della difesa della vita, del rapporto tra scienza ed etica”.
Un dibattito veramente animato, con numerosissimi interventi da parte dei giovani, che hanno emendato la bozza loro sottoposta con alcune votazioni. PER IL 2006 UNA FRASE DI GIOVANNI PAOLO II. “Costruzione dell’unità europea e promozione della vita sono strettamente correlate – puntualizza CARLO CASINI, presidente del Mpv, anch’egli a Strasburgo -. Sono temi forti che stanno emergendo progressivamente nel dibattito continentale, perché ci si rende conto che la politica non può sottrarsi ai grandi principi etici”.
Lo stesso Casini aggiunge: “In questi diciotto anni hanno preso parte al concorso oltre 400mila giovani e i 5mila vincitori hanno fatto visita alle istituzioni comunitarie”. Durante la permanenza della “capitale d’Europa”, è stata presentata la prossima edizione del concorso che avrà per titolo una frase di Giovanni Paolo II: “La prima sfida è quella della vita”.
Il vicepresidente del Parlamento Ue, MARIO MAURO, ha sostenuto l’iniziativa: “Si tratta di una buona esperienza educativa, in cui si riflette sulle conseguenze etiche della ricerca scientifica. Il tutto in coincidenza con la discussione in atto nell’Assemblea sulle biotecnologie, dietro la quale si intravedono le preoccupazioni del destino di una generazione”. UN DECALOGO PER L’EUROPA UNITA. “L’attuale crisi della costruzione europea, manifestata tra l’altro dal congelamento della Costituzione europea e dalla diminuzione di tensione verso l’unità, deriva anche dal prevalere degli interessi economici rispetto all’ideale di edificare uno spazio e una forza in cui ogni essere umano sia riconosciuto come portatore di un’uguale dignità”.
Il documento elaborato dagli studenti contiene un “decalogo” per un’Europa unita, che metta in primo piano la persona umana, la sua dignità e i suoi diritti. Il testo approvato verrà recapitato a tutti gli europarlamentari e ai vertici del Consiglio d’Europa.
“L’uomo e i suoi inalienabili diritti devono essere posti al centro della costruzione europea”, vi si legge. Bisogna “riconoscere che l’essere umano è sempre uguale in dignità e diritti, dal concepimento alla morte naturale, quali che siano le sue condizioni di intelligenza, di salute, di razza, di lingua, di religione”. “L’EMBRIONE È UN INDIVIDUO, NON UNA COSA”. Un altro punto del “decalogo” recita: “La scienza è una gloria dell’uomo se è a servizio dell’uomo. La scienza non è vera scienza, se – come avvenuto tante volte nella storia – viene utilizzata per uccidere l’uomo o trasformarlo in oggetto di sperimentazione utile ad altri”.
I giovani ritengono, quindi, “inaccettabile la pretesa di utilizzare gli embrioni umani a scopi di ricerca scientifica o anche terapeutici, trattandolo come una cosa e non come un individuo umano vivente”.
Nel documento si legge ancora: “Il principio di eguaglianza implica che la scienza deve essere messa a servizio con particolare impegno dei soggetti più deboli, come i malati, i bambini, i disabili, i poveri, i vecchi”. Infine, un monito contro la guerra: “La più grande conoscenza ha permesso di costruire potentissimi mezzi di distruzione. È urgente che la scienza dispieghi tutta la sua potenzialità soltanto nella direzione della pace”.
(28 ottobre 2005)