Il diritto di sapere

SCIENZA E VITA

Mentre è acceso il dibattito sull’eventuale presenza dei volontari nei Consultori pubblici e sulla proposta di una verifica dell’applicazione della legge 194 nella parte relativa alla tutela della maternità e alla prevenzione dell’aborto, prosegue in diverse Regioni la sperimentazione della pillola abortiva RU486.

A FRANCESCO D’AGOSTINO, presidente dell’Unione giuristi cattolici (Ugci), Sir ha chiesto una riflessione sulla proposta di indagine conoscitiva sull’applicazione della legge 194 che, all’art.1 recita, tra l’altro: “Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”. A seguire presentiamo una scheda sullo stato della sperimentazione della RU486. “È fuori discussione l’assoluta legittimità di attivare commissioni di inchiesta o commissioni parlamentari a questo fine. La legge 194 in questi anni è stata male interpretata e in molte parti disattesa”. Così Francesco D’Agostino risponde alle polemiche sulla proposta di avviare un’indagine conoscitiva per accertare l’applicazione della legge 194.

“Quello che è evidente – spiega il giurista – è che c’è un problema politico, direi soprattutto un problema morale, di morale pubblica, dietro i dibattiti di questi giorni perché in Italia, da moltissimi anni, si è cristallizzata un’interpretazione infondata della legge 194, che porta a far ritenere alla gente che tale norma riconosca alla donna il diritto insindacabile all’aborto”.

“Ciò non risponde al vero”, chiarisce D’Agostino invitando a leggere il testo della legge, e, “se non bastasse, anche la sentenza della Corte costituzionale del 10 febbraio 1997, n.35, redatta da Giuliano Vassalli, giurista al di sopra di ogni strumentalizzazione politica, in cui si dice chiaramente che l’ordinamento giuridico riconosce al concepito il diritto alla vita”.

Di conseguenza, per D’Agostino, “la legge 194 deve essere interpretata costituzionalmente come un’eccezione, per ragioni di tutela della salute della donna, a questo diritto del concepito”, ma, sottolinea il giurista, va chiarito che “il suo spirito è a tutela della maternità, perché prevede esplicitamente la prevenzione dell’aborto da farsi nei Consultori”.

“Stabilendo, infatti, che la donna che si reca al Consultorio motivata dal desiderio di interrompere la gravidanza venga aiutata a verificare le possibili soluzioni ai problemi che indica come motivi dell’aborto, e venga sostenuta durante la gravidanza e dopo il parto”, la legge 194 prevede esplicitamente la prevenzione dell’aborto, afferma D’Agostino.

Pertanto, la richiesta di verificare quanto questa parte della legge venga applicata, “non significa voler operare oltre la 194, dilatandola o dandone un’interpretazione estensiva, ma semplicemente affermare la necessità di applicarne esattamente il dettato”.

“Certamente – prosegue – non sarà una semplice commissione parlamentare a rimuovere l’interpretazione unilaterale della 194 pigramente avallata da tutti i governi succedutisi negli anni fino ad oggi, momento in cui un ministro ha finalmente sollevato la questione. La responsabilità di tale interpretazione grava, tuttavia, su diversi soggetti: le forze politiche e di governo, l’universo sanitario, i sistemi di informazione che non hanno mai preso sul serio l’aspetto preventivo dell’aborto contenuto nella normativa”.

Per il giurista, occorre “un cambiamento culturale”, possibile soltanto “attivando adeguati sistemi informativi” a partire dalla scuola dove “dal triennio delle superiori si potrebbe avviare un programma di educazione sanitaria e di bioetica incentrato sul valore della vita umana, al cui interno collocare anche un’educazione alla procreazione responsabile e alla piena conoscenza della legge 194”.

Scheda

Dopo il Piemonte (Ospedale Sant’Anna di Torino), hanno avviato la sperimentazione della pillola Ru486 la Liguria (azienda sanitaria locale di Savona), mentre sono giacenti al ministero della Salute le richieste degli ospedali S.Filippo Neri, S.Camillo e Umberto I di Roma e della II Università di Napoli tramite la Regione Campania.

In Toscana, a differenza di quanto avvenuto in altre Regioni, non è stata chiesta la sperimentazione del farmaco, ma si è proceduto direttamente all’acquisto del farmaco all’estero su richiesta di interventi mirati, senza alcuna sperimentazione: è il caso dell’Ospedale di Pontedera, dipendente dall’azienda sanitaria locale 5 di Pisa, e di altri nosocomi presenti nelle città di Firenze, Viareggio, Pistoia, Empoli, Arezzo e Prato.

È opportuno ricordare che il farmaco agirebbe facilitando il distacco dell’embrione, inibendo l’ormone della gravidanza e favorendo le contrazioni; il suo impiego, peraltro, ha delle pericolose complicazioni.

(23 novembre 2005)