Dalla parte della vita

SCIENZA E VITA

“Il fatto che la legge 194 abbia eliminato il divieto di aborto non significa che anche negli ambiti in cui l’aborto non è proibito non permanga il dovere dello Stato e delle istituzioni di proteggere il diritto alla vita dei nascituri, in forme diverse sperabilmente più efficaci della norma penale”.

Lo ha detto CARLO CASINI, presidente del Movimento per la vita italiano (Mpv), illustrando il 24 novembre ai giornalisti la posizione del Movimento a proposito della legge sull’aborto e della modifica di quella sui Consultori, tornate in questi giorni all’attenzione della pubblica opinione, con “equivocità” e “semplificazioni”, ha commentato Casini.

Il Movimento per la vita chiede, in primo luogo, una riforma dei Consultori familiari, che ne faccia “lo strumento con cui lo Stato e le istituzioni proteggono il diritto alla vita”. Ciò implica, ha precisato il presidente, “la loro esclusione dell’iter abortivo, attribuendo loro soltanto funzioni di consulenza, chiarificazione e aiuto senza necessità di autorizzare l’aborto né in forma diretta né in forma indiretta”.

“È possibile evitare l’aborto con la consulenza e l’aiuto, ponendosi accanto alle madri e non contro di loro”, ha proseguito Casini citando i 30 anni di attività dei circa 300 Centri di aiuto alla vita (Cav) diffusi su tutto il territorio italiano, che hanno fino ad oggi già “salvato” 70.000 bambini, molti dei quali con madri che avevano già “il certificato per l’interruzione volontaria di gravidanza in tasca”.

Nella “grande maggioranza dei casi”, è la denuncia del Movimento per la vita, la legge 194 “è stata interpretata non solo come una rinuncia a vietare l’aborto, ma anche come rinuncia a difendere il diritto alla vita”, a partire da “una concezione della prevenzione che la riduce alla prevenzione del concepimento e che, pertanto, ritiene inevitabile l’interruzione volontaria di gravidanza in qualsiasi situazione di gravidanza non desiderata”.

In Italia i Cav sono 278. Il 60% si trova al Nord, il 30% al Centro-Sud, e il 10% sulle Isole. COLLABORAZIONE E PREVENZIONE. Una “presenza” non solo “fisica”, ma “ideale, di collaborazione a carattere permanente”: così Casini ha definito la presenza degli operatori del Movimento per la vita nei Consultori pubblici, di cui il Movimento auspica una riforma affinché “non stiano solo ad aspettare, ma prendono anche l’iniziativa”, come fanno i Cav.

Il ricorso ai Consultori, ha spiegato Casini rispondendo alle domande dei giornalisti, “paradossalmente non dovrebbe essere obbligatorio” per le donne, in quanto spetterebbe agli ospedali segnalare a queste ultime la loro esistenza, mettendosi poi a disposizione per ogni richiesta “diretta o indiretta”, come nel caso di segnalazioni diverse dalla donna interessata (magari ad opera di mariti, parenti o amici che sono a conoscenza della situazione di difficoltà).

In che modo i Consultori dovrebbero contattare le donne? “Ogni caso è un caso diverso”, ha risposto il presidente del Mpv, “l’importante è che le donne sappiano che il Consultorio è a loro disposizione, e che gli operatori coinvolti, sia negli ospedali che in essi, si impegnano a mantenere il segreto, come accade per chi voglia partorire mantenendo l’anonimato”.

La parola d’ordine del Movimento per la vita è, dunque, “collaborazione”, per difendere la vita in un momento in cui “il principio di preferenza per la nascita è largamente accolto in vaste aree culturali, sociali e politiche”, ha commentato Casini, e in cui i tempi sono maturi “almeno per applicare la legge 194 nella parte preventiva” – ha aggiunto OLIMPIA TARZIA, segretaria del Movimento – che prevede l’impegno a “rimuovere le cause che inducono la donna ad abortire”.

Va in questa direzione una proposta di legge elaborata dal Forum delle associazioni familiari, in cui il Mpv si riconosce. LE DONNE E LA SCELTA DELLA VITA. Le donne che si presentano ai Cav – si legge in una recente indagine promossa dal Movimento per la vita italiano – sono per il 27% consigliate da amici. Un altro 27% si presenta autonomamente, il 12% è inviato da parrocchie, il 4,8% da Consultori pubblici, le rimanenti da altre strutture sanitarie locali.

Più della metà delle donne che scelgono i Cav sono coniugate (58,1%9, il 18% sono nubili, il 18,2% conviventi), le restanti divorziate: la prevalenza (72,6%) è di cittadinanza straniera.

Il 21% ha un’età compresa tra i 20 e i 24 anni, il 29,9% tra i 25 e i 29, il 22,9% tra i 30 e i 34, solo il 15% ha oltre i 25 anni. Il titolo di studio più ricorrente è quello delle medie inferiori (32,9%): le donne in possesso della licenza media superiore sono infatti il 19,9%, le laureate sono la minoranza (2,9%).

Significativi anche i dati sulla condizione professionale: casalinghe nel 36,4% dei casi, il 30,5% disoccupate, il 10,2% colf. Quanto alle difficoltà legate alla gravidanza prevalentemente denunciate dalle donne, il 41,4% riguardano difficoltà economiche, il 13,5% la disoccupazione, il 4% sono riconducibili alla salute fisica o psichica.

Le gestanti assistite dai Cav nel 2004 sono state 7.622 (49 in media per ogni Cav), le altre donne assistite (con bambini appena nati) 9.407. Nel 47,3% dei casi l’assistenza avviene in natura (latte, pannolini, vestiti, giochi…), mentre il 30% circa delle donne che si presentano riceve assistenza sociale (15,2%) o psicologica (13,1%).
 
(26 novembre 2005)