SCIENZA E VITA
“In un momento politicamente così significativo per il nostro Paese, i medici e gli operatori sanitari debbono essere testimoni di speranza, per arginare le derive relativistiche che percorrono anche le corsie degli ospedali e i centri di ricerca”: lo ha detto il presidente del Forum regionale delle Associazioni socio-sanitarie cattoliche del Lazio, Antonino Bagnato, introducendo, all’Università Lateranense, il IV Corso di aggiornamento formativo dal titolo “L’operatore tra politica ed etica in sanità”. Vi prendono parte oltre 300 tra medici, infermieri e ricercatori di diversi ospedali laziali. Ecco alcuni spunti sulle tematiche etiche e deontologiche emerse dalla giornata di apertura dei lavori. “No” al mito aziendale. “Nell’odierno dibattito sulle risorse nella sanità non si può fare riferimento solo alle risorse economiche, ma anche a quelle umane e professionali”: è uno dei pensieri-guida sui quali Antonino Bagnato ha particolarmente insistito nel discorso di apertura del corso. “Il medico ha detto non può trasformarsi in manager e le cure sanitarie non devono essere asservite al mito aziendale”.
Le realtà cattoliche presenti a livello sanitario sono numerose: si va dall’Acos (operatori sanitari) all’Amci (medici cattolici), all’Aris (cliniche e istituzioni sanitarie), all’Arvas (volontari assistenza), a realtà quali la Caritas, “Don Gnocchi”, Unitalsi, fino ai donatori di sangue Fratres, al Movimento per la vita, ai Volontari della sofferenza, all’Ucfi (farmacisti)… L’appello del loro presidente è andato nella direzione di “orientarsi una volta ancora sui valori etici, i soli in grado di offrire risposte alla crisi profonda che si registra in tanti ambienti anche del mondo sanitario”.
Dal canto suo, nell’intervento di saluto, il vescovo ausiliare di Roma per la pastorale sanitaria, mons. Armando Brambilla, ha ricordato che “per gli operatori sanitari il compito è di formarsi a un servizio che consista non semplicemente nel curare, ma invece nel prendersi cura della persona nella sua globalità”.
Olimpia Tarzia, segretario nazionale del Movimento per la vita, ha invece messo in luce che “il risveglio delle coscienze che c’è stato nel nostro Paese in questi ultimi tempi ha mostrato una grande sensibilità sui temi della vita. Ad esso deve seguire una formazione permanente perché l’etica personalistica possa ispirare l’azione non solo in campo sanitario ma anche in campo politico”. Nuovo welfare e sanità autogestita. Il “welfare dalla culla alla tomba”, sul quale era basato fino a pochi anni fa il sistema di assistenza e cura nei Paesi occidentali, sta rapidamente lasciando il posto a “un nuovo sistema di assistenza policentrico nel quale emerge una tendenza al self-care e all’autonomia dei pazienti”: lo ha detto Carla Collicelli, vicedirettore del Censis, richiamando i cambiamenti sociali degli ultimi decenni, col passaggio “da assistenzialismo a un mix di socialità-stato-mercato”.
“Il welfare sta cambiando e oggi il paziente non è più subalterno al medico ma collabora con lui, quasi pariteticamente (60% dei pazienti), mentre per l’83,6% prima di curarsi vuole capire cosa sta succedendo”.
Secondo Collicelli, tra le “sfide” e le “attese” in campo sanitario, ci sono quella di una “collaborazione tra tutti gli stakeholders, cioè i portatori di interessi nel settore, per un servizio più articolato e adeguato ai bisogni, la valorizzazione del volontariato e del terzo settore, l’adozione di un benchmark sociale che consenta di misurare le prestazioni, e lo sviluppo di una previdenza articolata, per consentire a tutti le cure necessarie oltre i servizi di base erogati dallo Stato”. I principi etici fondamentali. “Se la salute, la vita, la morte, sono temi che tornano in gioco, significa che l’uomo si riapre al trascendente”: lo ha detto mons. Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, nel suo intervento di apertura del corso. “Il tentativo di desacralizzare la natura per poterla liberamente manipolare – ha aggiunto pur esponendosi al rischio dell’abuso, ha creato lo spazio per entrare maggiormente nel mistero del sorgere della vita”.
Il rettore ha sottolineato che una riflessione odierna su “quale sanità per la persona” deve “prendere le mosse dal recupero di significati e valori fondanti, oppure l’uomo diventerà secondario rispetto alla scienza, con rischi di disumanizzazione”. Le polemiche che spesso accompagnano i dibattiti sulle conquiste delle biotecnologie, secondo Fisichella, si possono risolvere “partendo dai principi etici fondamentali che sono razionali e universali”.
(24 febbraio 2006)