SCIENZA E VITA
Il Consiglio europeo per la competitività ha approvato, il 24 luglio, il VII programma quadro per la ricerca, nel quale prima si vieta l’eliminazione di embrioni umani e poi si autorizza la ricerca su linee cellulari derivate dalla distruzione degli embrioni senza specificarne la data di produzione. Un testo “ambiguo”, sul quale abbiamo chiesto il parere di Carlo Casini, europarlamentare e presidente del Movimento per la vita (Mpv).
Rispetto all’approvazione del finanziamento delle ricerche sulle cellule staminali embrionali, il 15 giugno scorso, da parte del Parlamento europeo, le scelte operate, il 24 luglio, a Bruxelles rappresentano un passo in avanti?
“Il discorso è complesso. Un passo in avanti è stato fatto, ma poteva essere più netto. Comunque, la modifica del testo approvato dal Parlamento europeo significa che la procedura non è chiusa, ma si dovrà tornare a discutere della questione. Inoltre, si dice chiaramente all’opinione pubblica che gli embrioni sono importanti e non possono essere distrutti. Si chiarisce anche un altro punto: il ministro italiano per la Ricerca Mussi confondeva tra linee cellulari staminali ed embrioni crioconservati. Invece, con la scelta del Consiglio Ue è chiaro che la sperimentazione permessa riguarda le linee cellulari staminali e non gli embrioni congelati. Certo, si sarebbe potuto ottenere di più se fosse stata approvata al Senato italiano anche la mozione Buttiglione perché sarebbe stato più difficile il compromesso raggiunto a Bruxelles”.
Quali sono gli elementi da respingere della scelta operata a Bruxelles?
“L’uso delle linee cellulari estratte da embrioni implica la morte degli embrioni stessi, dunque secondo la morale anche queste linee cellulari non dovrebbero essere usate per la sperimentazione, ma, evidentemente, è diverso l’uso di parti di un corpo che è stato distrutto illecitamente in precedenza e la partecipazione proprio alla soppressione dell’essere umano. Se la decisione finale di Bruxelles avesse stabilito che si possono fare sperimentazioni su linee cellulari estratte da embrioni soppressi prima di una certa data, avrei detto che c’era stato un compromesso accettabile, anche se non bellissimo. In realtà, non aver fissato una data implica un gravissimo rischio, un sotterfugio: un laboratorio di ricerca potrebbe benissimo anche oggi distruggere embrioni per ricavarne cellule staminali. In questo modo non avrebbe il finanziamento per la distruzione degli embrioni, ma per la ricerca sulle linee cellulari estratte dagli embrioni sì. L’emendamento Niebler, bocciato dal Parlamento europeo, rappresentava un compromesso giusto, che prevedeva come data definitiva il 31 dicembre 2003 dopo la quale non sarebbe stato possibile produrre ulteriori linee cellulari staminali. Insomma, nella questione in gioco decisiva è la data. Anche se fosse stato deciso il finanziamento della ricerca su linee cellulari estratte da embrioni fino ad oggi e non al 31 dicembre 2003, avrebbe voluto dire che da ora in poi non è più possibile distruggere gli embrioni. Così non è stato: il testo è aperto a tutte le possibili interpretazioni e noi ci batteremo perché venga fatta un’interpretazione che non consenta in futuro la distruzione degli embrioni”.
La decisione di Bruxelles apre anche alla possibilità di avvalersi di quanto prodotto in altre parti del mondo…
“Anche questo aspetto è legato alla data, perché se si fosse optato per l’utilizzo delle linee cellulari prodotte prima della fine del 2003, questo sarebbe valso per tutto il mondo. D’altra parte, la questione non riguarda solo l’Australia, gli Stati Uniti, i laboratori privati, ma anche l’Europa. Non c’è bisogno di andare a comprare le linee cellulari ottenute dalla soppressione di embrioni in Australia, basta andare in Inghilterra. Insomma, la data è l’elemento fondamentale per giudicare la bontà di questa decisione. Comunque, ancora è possibile fare qualcosa. Ora è stata stanziata una certa somma, ma non si sa ancora come sarà utilizzata. I ricercatori dovranno preparare dei programmi specifici sui quali si dovrà pronunciare un’apposita Commissione per il concreto finanziamento. Allora, si potrà discutere se è possibile finanziare un progetto che utilizzi linee cellulari estratte da embrioni distrutti non molto tempo prima o meno”.
Come europarlamentare, guardando alla “geografia politica” del Parlamento europeo, quali convergenze trasversali ritiene possano ancora esserci?
“Bisogna tener conto dei Paesi che non hanno votato questo testo: Polonia, Austria, Lituania, Slovacchia e Slovenia. Avrei sperato che la Germania assumesse un atteggiamento diverso perché è sempre stato il Paese più fermo nella difesa dell’embrione, ma in questo caso, pur di trovare un compromesso e di non essere isolata insieme a Paesi minori, ha ceduto sul non fissare una data. Questo è un errore che dispiace, ma la Germania resta un Paese con il quale bisogna lavorare per avere un risultato positivo in futuro. Un altro Paese importante è l’Italia: il governo attuale non è certamente favorevole a una soluzione eticamente di rigore, però ci sono nel Parlamento forze che se viaggiassero unite, contrariamente a quanto è successo al Senato nel voto del 19 luglio, potrebbero costringere il governo ad assumere una certa linea. Insomma, tali forze, se andassero avanti con una linea strategica unica, certamente risulterebbero vincenti. A livello europeo le cose sono anche più difficili che in Italia: nel voto del 15 giugno, il Parlamento europeo ha fatto passare un testo peggiore di quello che è passato a Bruxelles, però dall’analisi dei voti si vede che c’è una trasversalità netta. A favore della difesa dell’embrione, ci sono anche voti che vengono dagli ambientalisti (27 voti provenienti dai Verdi europei, non italiani) e dal gruppo socialista (non gli italiani, ma i tedeschi hanno dato un apporto significativo in un voto contro la soppressione degli embrioni per la sperimentazione). Bisogna, poi, dire che in Parlamento europeo è passata la linea più permissiva perché ben 34 parlamentari, italiani e polacchi, non hanno voluto nemmeno l’emendamento Niebler, scelta rivelatasi un errore, ma che dimostra la presenza di una intransigenza etica e illuminata, utilizzata strategicamente per cercare di ottenere il più possibile. A Bruxelles si è tentato di riportare l’emendamento Niebler, ma senza mettere una data, si è alterato completamente il quadro”.
(26 luglio 2006)