La ricerca sia seria

BIOETICA

“La speranza di convertire le cellule staminali in cellule di qualsiasi tessuto sembrava annunciare l’imminente disponibilità di una fonte inesauribile di tessuti sostitutivi, l’era di una medicina rigenerativa ormai dietro l’angolo e la terra promessa per le economie dei Paesi tecnologicamente avanzati”: lo ha detto mons. Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, che ha promosso in questi giorni a Roma, insieme alla Federazione internazionale delle associazioni dei medici cattolici (Fiamc), il congresso internazionale “Cellule staminali: quale futuro terapeutico? – Aspetti scientifici e problemi bioetici”.

In Italia, come in numerosi altri Paesi, il dibattito sull’utilizzo delle staminali embrionali si è fatto particolarmente acceso in questi ultimi anni. “Ciò non stupisce – afferma Gian Luigi Gigli, presidente della Fiamc – se si pensa che ogni futura terapia che utilizzi cellule staminali embrionali presuppone che le linee cellulari vengano ottenute sacrificando la vita di embrioni umani. Proprio per questo si è avvertito il bisogno di giustificare con i grandi benefici promessi dalle applicazioni terapeutiche delle cellule staminali embrionali umane l’eticità della distruzione di embrioni umani viventi, implicita nelle procedure per la loro estrazione”. Il congresso di Roma, al quale prendono parte oltre 250 scienziati e studiosi provenienti da una quarantina di Paesi tra cui alcuni lontani come Australia, Filippine, Tailandia, Giappone, si chiuderà sabato 16 settembre con un intervento di Papa Benedetto XVI su questo tema.

Non terrorizzare i pazienti con false speranze. “Non si possono terrorizzare i pazienti, specie quelli portatori di malattie gravi o incurabili, affermando che solo con l’utilizzo delle cellule staminali embrionali ci possano essere per loro speranze di guarigione”: lo ha detto Angelo Vescovi, del Centro S.Raffaele di Milano, nel suo intervento al convegno. “La realtà è che siamo vicini, forse vicinissimi ad usare le cellule staminali adulte per curare pazienti portatori di malattie neurologiche degenerative, ma occorre prima arrivare alle certificazioni richieste.

Invece occorre dire con altrettanta chiarezza che al momento non ci sono terapie con staminali embrionali”. Secondo Vescovi, “oltre ai problemi tuttora rilevanti sul piano scientifico per l’utilizzo di dette cellule embrionali, va aggiunto che, a livello sperimentale, sembra imporsi la linea di coloro che preferiscono utilizzare staminali embrionali clonate da cellule prelevate da embrioni morti per cause naturali. Con questo si raggiungono due risultati: non si pone il problema etico della soppressione volontaria dell’embrione e si ottiene un numero più rilevante di cellule di pari qualità”.

Le mistificazioni sull’uso delle staminali. “Che sia intenzionale o inevitabile, la disinformazione in campo medico e scientifico attorno all’uso delle cellule staminali erode la legittimità di ogni pubblico dibattito”: è il pensiero dell’esperto di ingegneria biologica James Sherley, del Massachusetts Institute of Technology (Usa), intervenuto al congresso internazionale sulle cellule staminali in corso a Roma. Secondo Sherley, infatti, “sin dall’inizio del dibattito sull’utilizzo delle cellule embrionali umane, si sono evidenziate forzature, disinformazioni, se non vere e proprie falsificazioni, diffuse da giornalisti, politici, scienziati, ponendo l’opinione pubblica in una condizione di costante e prolungata incertezza”.

Sherley ha poi aggiunto che il colmo di questa azione mistificatoria si raggiunge da parte di coloro che affermano che “gli scienziati non sono in grado di determinare quando abbia inizio la vita umana”. “Se gli embrioni non sono esseri umani nello stadio iniziale – si è chiesto – cosa altro potrebbero essere?”. Un altro grande campo di potenziali “falsificazioni” – ha poi spiegato – è quello dell’utilizzo delle cellule staminali embrionali in alternativa “a quello più sperimentato con successo delle staminali adulte. Le seconde infatti hanno mostrato di essere ideali per numerose terapie, ad esempio in campo neurologico o del metabolismo delle droghe”.

Puntare alla ricerca buona e fattibile. Secondo Vescovi, “piuttosto che ingenerare false attese miracolistiche, è meglio dedicarsi alla ricerca buona e fattibile sui percorsi concreti di utilizzo delle staminali. È ciò che si sta facendo, ad esempio, con la Banca delle cellule staminali cerebrali, avviata da pochi mesi a Terni grazie al sostegno della diocesi, del comune, dell’Istituto di sanità e di altri enti (cfr SIR 50/2006)”. Lo studioso ha riferito dell’interessamento al progetto da parte statunitense, che dovrebbe portare a prime sperimentazioni entro pochi mesi”.

(15 settembre 2006)