Invito alla cautela

SCIENZA E VITA

Una scoperta che “colmerebbe la diversità esistente tra le caratteristiche scientifiche delle cellule staminali embrionali e quelle dell’adulto”. Così Antonio Spagnolo, dell’Istituto di bioetica dell’Università cattolica di Roma, definisce l’annuncio di alcuni ricercatori americani di aver isolato un serbatoio di cellule staminali “pluripotenti”, cioè capaci di generare tutti i principali tessuti umani – esattamente come accade con le cellule staminali embrionali – nel liquido amniotico umano.

Autori della ricerca, pubblicata dalla rivista “Nature biotechnology”, alcuni scienziati dell’università di Harvard e dell’Istituto di medicina dell’Università di Wake Gforest, nel North Carolina “Le cellule staminali del liquido amniotico – spiega Spagnolo – sarebbero molto simili a quelle embrionali, e consentirebbero quindi di superare il problema attuale riguardo alle cellule staminali adulte”.

Nonostante la “positività ed eccezionalità” della ricerca, l’esperto invita alla “cautela”. “In primo luogo – precisa – bisognerà dimostrare che questo tipo di cellule siano una reale alternativa alle cellule staminali embrionali, e poi verificare come queste cellule siano state prelevate. Un conto è, infatti, se esse provengano dai residui di liquido amniotico non utilizzato di donne che si siano sottoposte alla diagnosi prenatale in seguito a indicazioni diagnostiche, un altro è se i ricercatori abbiano sottoposte le donne al prelievo unicamente per prelevare cellule staminali, con il rischio che una donna in gravidanza su cento vada incontro all’aborto”.

Non “abbassare la guardia”. Una scoperta che dimostra come “molti problemi che la scienza crea è poi la stessa scienza a risolverli, una volta che la si utilizzi a 360°, senza privilegiare alcuni filoni, magari quelli eticamente più problematici”. Nel valutare l’annuncio dei ricercatori americani di aver scoperto cellule staminali pluripotenti nel liquido amniotico, Francesco D’Agostino, presidente dell’Unione giuristi cattolici italiani e presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica, sottolinea che “questa scoperta potrebbe svuotare completamente di rilevanza i problemi in ordine all’uso di embrioni per prelevare da essi cellule staminali”.

L’esperto, tuttavia, invita a “non cadere nella trappola che consiste nell’assolutizzazione dell’idea in base alla quale qualunque tipo di ricerca sia da perseguire, se si ottengono buoni risultati”. “Se una ricerca scientifica è contraddittoria – ammonisce il giurista – bisogna sempre dire di no, anche se non ci sono tecniche sostitutive ad essa. La bioetica deve valutare eticamente le ricerche scientifiche senza alcuna considerazione di pretesa utilità”. Sì, dunque, al “progresso eticamente compatibile”, come sembra essere il caso della scoperta Usa, “purché però non si cada nell’errore per cui quando mancano ricerche alternative si debba abbassare la guardia e accettare qualunque tipo di ricerca”.

La ricerca sulle staminali adulte. “Se le cellule staminali non comportano la distruzione degli embrioni, e in questo caso sembrerebbe di no, la loro utilizzazione non comporterebbe problemi ai fini del rispetto della vita”. È il commento di Salvino Leone, dell’Istituto di bioetica dell’Università di Palermo, alla scoperta dei ricercatori americani. “Le cellule staminali presenti nel liquido amniotico – ricorda l’esperto – manterrebbero comunque alcuni problemi legati in generale alle cellule totipotenti, come la maggiore possibilità di insorgenza di allergie o di formazioni neoplastiche”, senza contare che c’è bisogno di “tanta sperimentazione” per verificare i risultati delle scoperte made in Usa.

Di qui la necessità di “non lasciare una via sicura per una via incerta”, sottolinea Leone riferendosi alla ricerca sulle cellule staminali adulte, che “sta già dando risultati promettenti e interessanti, soprattutto a livello neurologico”. “L’Italia non è certo agli ultimi posti per quanto riguarda questo tipo di ricerca”, puntualizza l’esperto citando i centri di eccellenza presenti nel nostro Paese in tale ambito, tra cui l’ultimo nato a Perugia.

Il futuro del dibattito. Interrogato dal SIR sul futuro esito del dibattito in bioetica, e in particolare sulla possibilità che scoperte come quella citata pongano fine alla presunta contrapposizione tra “cattolici e non cattolici” in materia, D’Agostino osserva: “Se si trattasse di un’alternativa che mette in gioco valori esclusivamente religiosi, la bioetica non dovrebbe darle credito. In realtà, lo scontro non è tra cattolici e non cattolici, ma tra coloro che ritengono che la vita umana vada rispettata in tutte le sue fasi e a qualunque stadio del suo sviluppo, e coloro che ritengono che essa debba essere sacrificata sull’altare della scienza”.

Il fatto, comunque, che la Chiesa e i cattolici siano “in prima linea nella difesa della vita”, per D’Agostino, “non può essere frutto del caso: esistono ragioni profonde che fanno sì che nel nostro sistema culturale, estremamente frantumato, l’ispirazione religiosa rappresenti sempre la miglior difesa dei diritti umani”.

(10 gennaio 2007)